Finché c'è guerra c'è speranza
Un'escalation globale con l'Europa protagonista
Il contesto in cui si inserisce questo dato è quello di una crescente corsa al riarmo mondiale. Come riportato da Avvenire, il volume globale dei trasferimenti di armi è cresciuto del 9,2% rispetto al quinquennio precedente, trainato sul versante della domanda dall'Europa, che ha più che triplicato le proprie importazioni diventando la prima area al mondo per acquisti di armamenti. Sul versante dell'offerta di armamenti spiccano gli Stati Uniti che rimangono il motore del sistema: hanno aumentato le esportazioni belliche complessive del 27% e quelle verso l'Europa del 217%. Non è un errore di battitura, è proprio un +217%. Come ha sottolineato PeaceLink nelle proprie news di oggi, "gli USA aumentano del 217% le esportazioni di armi verso l'Europa", un dato eloquente che racconta la sudditanza europea, quella che Trump ha fatto diventare una regola per la guerra in Ucraina: voi mandate le armi a Kiev e noi ve le vendiamo facendo profitti. Una precisa strategia geopolitica allineata con la filosofia del film di Alberto Sordi.
L'Italia, in questo quadro, non è una comparsa. Con un +157% nelle esportazioni, il nostro Paese scala le classifiche dei fornitori mondiali di armamenti, trasformando la propria industria della difesa in uno dei settori più dinamici dell'economia italiana. Una "eccellenza" nazionale.
La logica del profitto travestita da sicurezza
Il meccanismo è sempre lo stesso: con i media si incute la paura per vendere le armi, poi si vendono le armi per alimentare la paura. La "minaccia russa" ha convinto gli stati europei a riarmarsi. Il riarmo europeo ha gonfiato i bilanci dell'industria bellica. I profitti dell'industria bellica finanziano le lobby che chiedono ancora più riarmo.
Il ricercatore Pieter Wezeman del SIPRI è esplicito: per Washington — e per i suoi partner — "le esportazioni sono uno strumento di politica estera e un volano per l'industria della difesa".
Israele, nonostante la guerra a Gaza e le operazioni su più fronti, ha aumentato la propria quota di esportazioni di armi dal 3,1% al 4,4%, superando per la prima volta il Regno Unito. Anche questo è un dato che non ha bisogno di commento.
E se quei miliardi li spendessimo altrimenti?
È la domanda che il film di Sordi non poneva esplicitamente, lasciandola allo spettatore. Noi la poniamo.La spesa militare mondiale ha raggiunto cifre record, superando i 2.700 miliardi di dollari nel 2024: cosa si potrebbe fare con queste risorse se fossero riorientate verso fini civili?
Le stime per eliminare completamente la fame nel mondo (Obiettivo 2 dell'Agenda 2030) si aggirano intorno ai 400 miliardi di dollari aggiuntivi l’anno di investimenti nei sistemi alimentari, secondo le stime dell'agenzia dell'ONU Ifad. E i dati non finiscono qui. Per la fame acuta, il Global Report on Food Crises 2025 indica oltre 295 milioni di persone in 53 paesi/territori (aumento di 13,7 milioni rispetto al 2024).
Questi dati non sono solo numeri, ma rappresentano un allarme lanciato dalla comunità internazionale. Il Global Report on Food Crisis 2025 sottolinea come questo sia il sesto anno consecutivo di aumento della fame nel mondo: il numero di persone in condizioni di insicurezza alimentare acuta continua infatti a crescere ininterrottamente dal 2019. Nel 2019, la spesa militare globale era di 1.917 miliardi di dollari secondo i dati SIPRI, raggiungendo i 2.718 miliardi di dollari nel 2024 secondo il report SIPRI pubblicato nell'aprile 2025. L'incremento più recente è stato di circa 800 miliardi di dollari, più del doppio di quanto sarebbe stato necessario per eliminare la fame nel mondo. C'è altro da aggiungere a questi dati per provare a vergognarci?
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