Usa e Israele attaccano l'Iran: chi l'aggressore e chi è l'aggredito
La retorica della prevenzione come alibi bellico
PeaceLink condanna con fermezza questo attacco militare. Non esistono giustificazioni sufficienti per scatenare una guerra contro un paese sovrano, qualunque siano le tensioni diplomatiche in corso. La comunità internazionale aveva strumenti diversi dalla forza: i negoziati sul nucleare erano in corso.
Trump e la guerra
Donald Trump dichiarava di "non aver ancora deciso", ma avvertiva allo stesso tempo di "non essere contento" della trattativa e che "a volte la forza serve". Una fonte della sicurezza israeliana citata da Channel 12 definisce quella in corso "un'operazione congiunta di Stati Uniti e Israele". Le ambiguità presidenziali americane non possono nascondere una corresponsabilità che appare sempre più evidente: Washington è, direttamente o indirettamente, parte di questo atto di guerra.
L'uranio, i reattori, le scuse per la guerra
Si invoca un rapporto dell'AIEA sulle scorte iraniane di uranio arricchito al 60% nel sito sotterraneo di Isfahan per giustificare l'attacco. Ma va ricordato che l'Iran non è l'unico paese della regione a possedere capacità nucleari — e che Israele, a differenza dell'Iran, non ha mai firmato il Trattato di Non Proliferazione né ammette ufficialmente di possedere armi atomiche. Il doppio standard con cui si misura la minaccia nucleare in Medio Oriente è parte integrante di questa crisi.
La fuga delle ambasciate, il pericolo per i civili
Nel frattempo Pechino invita i propri cittadini ad abbandonare l'Iran "il prima possibile", Londra ritira il personale diplomatico, la Farnesina rivolge lo stesso invito agli italiani, Washington riduce il personale all'ambasciata di Gerusalemme. Questi segnali non sono semplici misure precauzionali: descrivono un teatro di guerra in espansione, con milioni di civili esposti a conseguenze imprevedibili.
La pace non si costruisce con le bombe
PeaceLink nasce dalla convinzione che i conflitti si risolvono attraverso il dialogo, la diplomazia, il rispetto del diritto internazionale. Chiediamo l'immediata cessazione delle ostilità. Chiediamo che la comunità internazionale esiga il rispetto della sovranità iraniana. Chiediamo che i negoziati — che sembravano mostrare segnali di progresso — vengano ripresi immediatamente.
Chi attacca per primo non può presentarsi al mondo come aggredito. E chi tace di fronte a un'aggressione — o la finanzia, o la copre diplomaticamente — porta la propria parte di responsabilità. In un momento in cui la parola "preventivo" rischia di diventare la nuova foglia di fico per ogni guerra, la voce della pace ha il dovere di alzarsi, forte e chiara.
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