Meloni osservatore emozionato del "Board of Peace" Netanyahu e la distopia di una “super-Sparta”
Il rapporto annuale, pubblicato in vista della Conferenza sulla sicurezza di Monaco, aveva descritto senza mezzi termini che gli Stati Uniti di Trump stanno distruggendo l'ordine mondiale del dopoguerra: “un tempo garantivano il dominio di Washington, ma ora non sono più utili. Nel nuovo ordine, la forza ha ragione e i deboli saranno schiacciati".
L’edizione di quest’anno ha assunto un significato particolare poiché si svolge in un momento di transizione politica. Il mondo sta entrando in "un periodo di politica demolitrice".
Sia l'amministrazione Trump, sia i partiti europei di estrema destra, stanno usando tutto il loro potere per asservire ampi strati della popolazione promettendo “di liberare il loro Paese dai vincoli dell'ordine esistente e di ricostruire una nazione più forte e prospera".
Il premier italiano Giorgia Meloni era assente. Tuttavia ha fatto sapere a tutto il mondo di essere in sintonia con la cultura MAGA di Trump, ovvero con quel presidente che ha dichiarato esplicitamente di non sentirsi vincolato da norme, ma solo dalla sua "moralità". Inoltre ha precisato che parteciperà al "Board of Peace", un organismo sponsorizzato dagli Stati Uniti con il compito ufficiale di supervisionare la ricostruzione nella Striscia di Gaza, come osservatore.
Il “Consiglio per la Pace”, guidato dal presidente degli Stati Uniti che si è attribuito poteri dittatoriali, è ampiamente considerato in realtà un modo per soppiantare le Nazioni Unite.
Per quanto riguarda il compito di supervisionare la ricostruzione di Gaza, il controllo politico è riservato esclusivamente a un mix di governi stranieri e miliardari.
Trump ha il potere di espellere i membri a suo piacimento e di porre il veto su qualsiasi decisione non gradita. Secondo i piani della Casa Bianca i palestinesi saranno coinvolti nella definizione del loro futuro solo al livello più basso, come voci nel Comitato Nazionale per l'Amministrazione di Gaza. Il loro ruolo previsto è solo quello di svolgere un lavoro pratico. Manovalanza.
Le grandi decisioni politiche e strutturali saranno prese ai livelli più alti e in ultima analisi dal "Board of Peace", potere che ricorda la politica delle moderne dittature fasciste.
Saranno i miliardari statunitensi specializzati nel settore immobiliare a dominare le posizioni decisionali nel "Board of Peace". Saranno loro a determinare il destino della Striscia di Gaza e dei palestinesi che vi risiedono, gli ultimi non deportati.
Un po' come gli Alti Commissari dell'ex potenza coloniale britannica (Palestina dal 1920 al 1948).
Inoltre nello Statuto del Consiglio non si afferma che l’obiettivo sia quello di stabilire la pace a Gaza, piuttosto si riferisce, senza alcuna limitazione geografica, alla missione di garantire "una pace duratura nelle aree minacciate o colpite da conflitti" (sostituzione dell’ONU).
Per l’Italia entrare nell’odioso progetto di Gaza costituisce una violazione dell’articolo 11 della Costituzione in quanto prevede di agire “in condizioni di parità con gli altri Stati” (per avere un seggio permanente bisogna pagare 1 miliardo di dollari e sottoscrivere la clausola che permette al presidente di dissolvere il Board ogni due anni), motivo per cui la trumpiana Meloni partecipa come osservatore. Patetico e squallido escamotage.
Il testo completo del “Board of Peace" è stato pubblicato integralmente dal Times di Israele del 26 gennaio 2026. Qualche giorno prima il quotidiano aveva scritto dell’adesione al Board del premier Benjamin Netanyahu, sebbene si sapesse che si fosse in presenza più di una manovra tattica che ideologica per almeno due motivi: evitare l’isolamento internazionale e l’insofferenza verso la presenza di paesi come Turchia e Qatar.
Un anno fa lo stesso primo ministro aveva ammesso che Israele stava affrontando un crescente isolamento sulla scena mondiale, motivo per cui negli anni a venire avrebbe dovuto trasformarsi in una "super-Sparta" in Medio Oriente più autosufficiente, più militarizzata e più industriale.
Mentre all'Accountant General's Conference di Gerusalemme delineava la sua visione di una nuova Israele, carri armati avanzavano pesantemente per le strade verso il centro di Gaza City e una commissione d'inchiesta delle Nazioni Unite pubblicava un rapporto dettagliato che concludeva che Israele stava commettendo un genocidio a Gaza. Infine la Commissione europea si preparava a discutere la potenziale sospensione di una parte dell'accordo commerciale tra Israele e UE.
Anche negli USA si era aperto un dibattito che prevedeva un cambiamento anche nelle relazioni con Israele. Nel report “U.S.–Israel Strategy: From Special Relationship to Strategic Partnership, 2029–2047”, pubblicato dal think tank statunitense conservatore Heritage Foundation. Il report chiede agli Stati Uniti di eliminare gradualmente gli aiuti diretti a Israele in favore di una "partnership strategica", ovvero investire su programmi congiunti come accade con il Regno Unito. Il piano prevede un nuovo protocollo d'intesa che aumenta gli aiuti israeliani a 4 miliardi di dollari dall'anno fiscale 2029-2032 da spendere in attrezzature prodotte negli Stati Uniti. Dal 2023 si ridurrà ogni anno la cifra di 250 milioni di dollari fino alla scadenza dell'anno fiscale 2047. Nel Memorandum d'intesa che si era negoziato nel 2016 fra Stati Uniti e Israele vi era l’impegno di chiedere al Congresso lo stanziamento di 38 miliardi di dollari in armi per Israele: 3,3 miliardi di dollari in finanziamenti militari formali e 500 milioni di dollari all'anno per lo sviluppo e la coproduzione di sistemi antimissile) tra l'anno fiscale 2019 e il 2028. Israele starebbe insistendo nella direzione di aumentare gli stanziamenti per il co-sviluppo e la co-produzione di armi con Stati Uniti.
Nella mente di Netanyahu la creazione di una “super-Sparta” nel Medio Oriente serve a contrastare "un assedio organizzato da pochi stati". Ovvero tutti quelli che hanno riconosciuto lo Stato di Palestina: “Manterremo la nostra promessa. Non ci sarà nessuno Stato palestinese, questo posto ci appartiene. L'esercito resterà a Gaza anche dopo la pace” (Netanyahu).
Per converso ha stretto legami con l’estrema destra in Europa, Italia in testa, e negli USA.
Nella comunicazione di martedì 17 febbraio 2026 il ministro degli Esteri Antonio Tajani, per difendere alla Camera la partecipazione dell’Italia come osservatore al Board of Peace, ha sostenuto che “Gaza è cruciale per la sicurezza nazionale anche in chiave di contrasto al terrorismo e ai flussi migratori irregolari”. Dopodiché ha anche ammesso che “la crisi di Gaza incide sugli equilibri regionali, sulla stabilità del Mediterraneo allargato e sulla sicurezza delle rotte commerciali del nostro export che transita per il 40% attraverso il Mar Rosso”.
Appunto: Israele ha un ruolo fondamentale nella strategia italiana di diventare un hub energetico nel Mediterraneo.
Per il premier Meloni far parte della corte imperiale di Trump, sottomettersi alla sua volontà e accettare la sua visione del futuro è fonte di orgoglio e appagamento più personale che politico.
Non importa se deve contendere con altri l’attenzione dell’imperatore, calpestare i cadaveri di uomini, donne e bambini sepolti sotto le macerie provocate anche dalle armi italiane che il suo governo ha permesso di vendere.
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