L'aumento delle spese militari è un suicidio finanziario
L’Ufficio parlamentare di bilancio – un organo indipendente che analizza l’impatto delle politiche pubbliche – ha fatto chiarezza: aumentare le spese per la difesa fino al 2% del Pil, come richiesto dalla NATO, farebbe salire il debito pubblico italiano fino al 137,3% nel 2028. E negli anni successivi andrebbe anche peggio.
Questo aumento del debito è dovuto alla maggiore spesa militare cumulata (circa 101 miliardi di euro nel quadriennio 2025-2028), ai maggiori interessi sul debito (circa 12 miliardi nel periodo 2025-2031)
Altro che “investimento nel futuro”: è un suicidio finanziario mascherato da patriottismo.

L'aumento al 2% del PIL della spesa militare comporterebbe un incremento del debito pubblico italiano, che potrebbe ritardare il processo di riduzione del debito.
Inoltre, se l’Unione Europea attiverà la clausola di salvaguardia per favorire la spesa militare, l’Italia rischia di restare intrappolata nella procedura per deficit eccessivo. In parole semplici? Meno margine per investire in sanità, istruzione, ambiente, cultura. E più vincoli per i bilanci pubblici locali e per i diritti sociali.
Anche il presunto “moltiplicatore” degli investimenti militari – ovvero il ritorno economico generato da ogni euro speso – è una favola: il ministro Crosetto parla di un effetto triplo, ma i dati dicono che non si arriva nemmeno a 1. Tradotto: ogni euro speso per la guerra rende meno di quello che toglie. Una perdita secca per la collettività. Ma vediamo nel dettaglio i dati.
Che cosa dice il documento sulla spesa per la difesa?
-
Quanto spendiamo oggi per la difesa
-
Nel 2023, l’Italia ha speso circa l’1,2% del PIL per la difesa, secondo una classificazione usata a livello internazionale (COFOG).
-
Per il 2024, secondo i criteri della NATO, la spesa arriva all’1,5% del PIL.
-
-
Cosa succede se questa spesa aumenta nei prossimi anni
-
Se si aumenta gradualmente la spesa militare, il debito pubblico crescerà.
-
In uno scenario di spesa "contenuta", il debito potrebbe arrivare al 137,3% del PIL nel 2028.
-
Se invece si sfrutta al massimo la flessibilità concessa dai vincoli europei (cioè si spende di più per la difesa), il debito salirebbe al 137,7% del PIL nel 2028.
-
-
Cosa succede dopo il 2028
-
Se si continua a spendere molto per la difesa, dopo il 2031 il rapporto debito/PIL tornerebbe a salire, quindi l'Italia si indebiterebbe di più rispetto alla ricchezza prodotta.
-
-
Spendere di più per la difesa fa bene all’economia?
-
Dipende da come vengono spesi quei soldi. Se servono davvero a far lavorare aziende italiane e ad attivare l’economia interna, ci può essere un certo effetto.
-
Tuttavia secondo le stime questo effetto sarà debole e inferiore rispetto all'investimento: il cosiddetto "moltiplicatore" è sotto l’unità, cioè per ogni euro speso non si genera nemmeno un euro di crescita economica.
-
In sintesi
-
L’Italia sta aumentando la spesa per la difesa.
-
Questo rischia di far crescere ancora di più il debito pubblico.
-
I benefici economici saranno inferiori rispetto ai costi di investimento.
-
Nel lungo periodo la situazione del debito potrebbe peggiorare.
Ma perché allora questo furore riarmista? Perché le lobby dell’industria bellica – ben inserite nei palazzi del potere – contano su un’opinione pubblica stordita e su media sempre più militarizzati. Perché è più facile brandire il nemico esterno che affrontare i veri nemici della nostra epoca: diseguaglianze, cambiamento climatico, povertà educativa, crisi ambientale.
Il pacifismo oggi è più necessario che mai. Non solo per un imperativo morale – quello di non uccidere – ma per una ragione politica e sociale: le armi tolgono futuro. Ogni euro speso per un caccia è un euro tolto alla transizione ecologica. Ogni carro armato in più è una scuola in meno.
Siamo ancora in tempo per cambiare strada.
Articoli correlati
Albert - bollettino pacifista internazionaleMobilitazioni per la pace e contro il riarmo nel Regno Unito
Il movimento pacifista britannico mantiene una presenza attiva e organizzata. Le veglie regolari a RAF Lakenheath e nelle città principali mostrano un impegno costante contro le armi nucleari. La sincronizzazione con le campagne "Stop Rearm Europe" evidenzia un movimento ormai transnazionale.18 giugno 2026 - Redazione PeaceLink
"Non armi ma pane"La petizione popolare che chiede all’Italia di scegliere il welfare invece del riarmo
Un miliardo per missili è un miliardo sottratto a scuola, sanità e trasporti. Il Coordinamento nazionale No Riarmo lancia una petizione basata sull’articolo 50 della Costituzione per invertire la rotta.16 maggio 2026 - Redazione PeaceLink
PeaceLink: "Un miliardo in armi è un miliardo tolto ai malati e agli ospedali"Spese militari italiane: +57% in dieci anni
Il nuovo rapporto SIPRI colloca l'Italia al dodicesimo posto mondiale per spesa bellica: 48,1 miliardi di dollari, +20% in un solo anno. Con le risorse di questo incremento (8,8 miliardi di euro) si potrebbero assumere 30 mila nuovi medici (3 miliardi) e azzerare le liste di attesa (5 miliardi).29 aprile 2026 - Redazione PeaceLink
Albert, bollettino internazionale per la pace e il disarmoIl SIPRI fotografa un aumento delle spese militari nel 2025 mentre cresce la fame nel mondo
Sono stati spesi globalmente 2.887 miliardi di dollari per gli eserciti, 81 miliardi in più rispetto all'anno precedente: 27 miliardi basterebbero per sfamare in un anno le persone che soffrono la fame acuta, un fenomeno in preoccupante aumento.29 aprile 2026 - Redazione PeaceLink
sociale.network