Era la città americana dell'acciaio

Un’altra Taranto è possibile, basterebbe imitare Pittsburgh

Pittsburgh è riuscita a risollevarsi in modo straordinario grazie ad una rapida e straordinaria riconversione delle sue aziende in direzione dei servizi e dell’alta tecnologia
Marco Stefano Vitiello

A Taranto una domanda ricorre sempre più frequentemente: è possibile riconvertire le aree industriali della città e come si possono salvaguardare l’economia e l’occupazione della Città dei Due Mari?

Un reportage del magazine della RCS “Io Donna”, pubblicato un anno fa, ha aperto un ampio dibattito su Facebook e ha fornito importanti elementi di riflessione.

La storia è quella di Pittsburgh, la città della Pennsylvania che fu capitale mondiale dell’acciaio e che poi, con il tracollo dell’industria pesante, sembrava essere diventata il simbolo della fine di un mondo, un rottame metropolitano. Pittsburgh

Pittsburgh è la città capoluogo della contea di Allegheny nella Pennsylvania; ha una popolazione di circa 300.000 abitanti, mentre la sua area metropolitana conta poco meno di 2,5 milioni di abitanti. La vicinanza di Pittsburgh ad importanti giacimenti di carbone e la sua eccellente collocazione fluviale (l’Ohio è interamente navigabile) ne fecero una delle più importanti città industriali del mondo, specie nel settore della siderurgia, il che le procurò il soprannome di Steel City (città d’acciaio).

Nel reportage di Marzio G. Mian, si poteva leggere la testimonianza di Tony Buba, ex operaio delle acciaierie: “Qui non si vedeva niente, i lampioni erano accesi anche di giorno, il fumo degli altiforni offuscava tutto, i fiumi erano neri e putridi. Poi le fabbriche hanno chiuso i cancelli, la città s’è fermata, la nebbia ha cominciato a diradarsi e pian piano è comparso il sole. A quel punto la gente ha scoperto di vivere in una città meravigliosa, ha deciso che bisognava farla rinascere. Ed eccoci qui, con l’Economist che dichiara Pittsburgh addirittura la città più vivibile d’America.”

Infatti, pur se la sua economia subì pesanti contraccolpi negli anni settanta, quando l’industria siderurgica entrò in crisi per via della recessione di quegli anni e della concorrenza di produttori non statunitensi, Pittsburgh è riuscita a risollevarsi in modo straordinario grazie ad una rapida e straordinaria riconversione delle sue aziende in direzione dei servizi e dell’alta tecnologia.

“L’acciaio – continuava il reportage – ormai c’entra con Pittsburgh come la Ruhr con il carbone, roba dell’altro secolo. Oggi questa è la città dei trentacinque college e università (Carnegie Mellon e University of Pittsburgh i fiori all’occhiello) delle nanotecnologie, della bioingegneria, hub ospedaliero guidato dall’Upmc, uno dei più importanti provider sanitari del mondo, leader nel settore trapianti, che dà lavoro a 50 mila persone con un giro d’affari di 5,6 miliardi di euro (e infatti lo Steel tower, il grattacielo più alto, è diventato l’Upmc tower)”.

Per il Wall Street Journal, oggi il nome è “Roboburgh”, a indicare la robotica come marchio distintivo dell’eccellenza cittadina (300 solo le aziende nate dal settore accademico dell’informatica con fondi interamente privati).

“Vent’anni fa, mentre la siderurgia spariva provocando un disastro sociale devastante, il grande capitale, le famiglie dei Carnegie, dei Frick, dei Mellon, degli Heinz non sono scappate con il bottino” raccontava nel reportage Luke Ravenstahl, 29 anni, il più giovane sindaco d’America, “ma hanno continuato a finanziare le università e le fondazioni culturali. Così si è innescato un processo virtuoso che ha permesso alla ricerca di concentrarsi su progetti vincenti che hanno fatto man bassa di fondi federali, capitali che hanno attirato ricercatori e altro capitale privato”.

Oggi, la città che doveva morire, si gode il suo Rinascimento.

Cosa impedisce, dunque, di pensare a Taranto come ad una Pittsburgh italiana?

Al di là delle risposte scontate, che riguardano gli interessi economici e politici di pochi speculatori (non residenti in città) che manovrano abilmente i fili di altri pochi burattini, ben retribuiti ma ormai pubblicamente svergognati, perché non si dovrebbe cercare una soluzione totalmente rivoluzionaria?

Il Rinascimento di Taranto deve passare certamente attraverso attente analisi e serie progettualità, ma non può non passare anche attraverso un sogno; proprio un vecchio detto popolare degli Stati Uniti sostiene che “solo i sognatori possono realizzare i sogni!”(“only dreamers can make dreams come true!”).

Articoli correlati

  • Addio a Ernesto Burgio, il medico che ha dato voce ai bambini esposti all'inquinamento
    Ecologia
    Pediatra, ricercatore e divulgatore scientifico

    Addio a Ernesto Burgio, il medico che ha dato voce ai bambini esposti all'inquinamento

    Burgio ha dedicato gran parte della sua vita a comprendere come l'inquinamento possa influire sullo sviluppo dei bambini, contribuendo a diffondere nel nostro Paese le conoscenze sull'epigenetica e sulle origini ambientali di molte malattie.
    6 luglio 2026 - Redazione PeaceLink
  • Cosa sono le "zone di sacrificio"?
    Cittadinanza
    Il caso dell'ILVA di Taranto nel rapporto ONU

    Cosa sono le "zone di sacrificio"?

    Sono zone devastate da attività industriali o estrattive, spesso contro la volontà delle popolazioni che sopportano un peso sproporzionato di rischi sanitari e ambientali, sacrificando la propria salute per il sistema economico. Il rapporto ONU è allegato a questa pagina web.
    27 marzo 2026 - Redazione PeaceLink
  • Vittoria del NO popolare al Referendum costituzionale
    Sociale
    La Costituzione Italiana è stata protetta dai cittadini

    Vittoria del NO popolare al Referendum costituzionale

    Dal sequestro degli altoforni ILVA alle lotte contro lo "scudo penale", abbiamo sostenuto la magistratura che indagava sul disastro ambientale, tutelando la salute pubblica. L'abbiamo difesa dalle interferenze governative. Oggi il NO è una vittoria per tutelare il potere di quella magistratura.
    23 marzo 2026 - Redazione PeaceLink
  • ILVA, una lotta durata 18 anni
    Ecologia
    Il decreto del Tribunale di Milano impone il fermo degli impianti inquinanti

    ILVA, una lotta durata 18 anni

    La dichiarazione dell'avvocato Maurizio Rizzo Striano, protagonista dell'azione inibitoria accolta dal Tribunale civile di Milano.
    27 febbraio 2026 - Redazione PeaceLink
PeaceLink C.P. 2009 - 74100 Taranto (Italy) - CCP 13403746 - Sito realizzato con PhPeace 3.7.1 - Informativa sulla Privacy - Informativa sui cookies - Diritto di replica - Posta elettronica certificata (PEC)