Le dichiarazioni di Alessandro Marescotti, presidente di PeaceLink
"Il verbale d'intesa sull'ILVA? Sono 876 parole che non cambiano nulla"
“Quella firmata ieri è stata una sapiente operazione pubblicitaria confezionata da esperti di comunicazione, ma che non avvita neanche un bullone del nuovo stabilimento decarbonizzato. È una bolla di convinzioni, una sorta di atto di fede in attesa di un Salvatore che forse non arriverà mai”.
13 agosto 2025
Giovanni Pugliese
ILVA, Marescotti: “Quelle 876 parole non cambiano nulla, è solo propaganda”.
Taranto – Alessandro Marescotti, presidente di PeaceLink, non usa mezzi termini nel commentare il verbale di intesa firmato ieri sul futuro dello stabilimento siderurgico ex ILVA. Dopo ore di lettura e rilettura del testo, consultazioni con esperti e analisi delle reazioni, la sua valutazione è netta:


“Quelle 876 parole non cambiano nulla. È un’operazione di pura propaganda”.
Marescotti spiega che l’obiettivo del documento sarebbe stato quello di “dare un’immagine di coesione” per non compromettere la gara di aggiudicazione degli impianti, ormai lontana da una vera logica di vendita. “Parlo di gara di aggiudicazione perché è ormai chiaro che non si tratta più di una vendita. Un acquirente si è già presentato offrendo 1 euro. Altri potrebbero arrivare con proposte più consistenti, ma chiedendo allo Stato di finanziare la decarbonizzazione. Quindi – osserva – a pagare sarebbero i contribuenti, non gli investitori”.
A preoccupare l’attivista è soprattutto l’assenza di un piano industriale, come già evidenziato dalla Uilm. “Quella firmata ieri è stata una sapiente operazione pubblicitaria confezionata da esperti di comunicazione, ma che non avvita neanche un bullone del nuovo stabilimento decarbonizzato. È una bolla di convinzioni, una sorta di atto di fede in attesa di un Salvatore che forse non arriverà mai”.
Marescotti paragona la situazione allo psicodramma teatrale di Aspettando Godot, con “una recita di rassicurazioni puramente verbali da cui anche i sindacati si stanno smarcando”. E avverte: “La grande paura dei firmatari è che alla gara di cessione non si presenti nessuno. In questi casi si esorcizza il timore con dichiarazioni solenni e condivise, come proclami di vittoria mentre si sta perdendo una guerra”.
Nonostante il giudizio severo, il presidente di Peacelink rilancia un messaggio di fiducia: “Sono ottimista. Invito tutti a resistere. Il documento di ieri non vale nulla, noi andremo avanti ricorrendo al TAR. Voi ci state supportando come mai prima d’ora. Siamo preparati, abbiamo gli esperti e le competenze per il cambiamento. Noi siamo l’unica speranza per questa città. Noi vinceremo. E loro saranno sconfitti dalla realtà che ieri hanno tentato di esorcizzare con 876 parole”.
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ilva
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