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    Scempio a Stromboli, una mega-discoteca all'ombra del vulcano

    Nell'isola eolica ritrovo estivo di turisti amanti della natura e del buon mare un imprenditore forzitaliota costruirà un locale in una vecchia cava di lapillol progetto, tre terrazze collegate con una rampa alla spiaggia, più un pontile per le barche, è stato approvato perfino dalla soprintendenza
    9 dicembre 2006 - Irene Alison
    Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

    Quando la nave si avvicina, intorno alle 6.10 del mattino, Stromboli è un'ombra nera in mezzo a un mare di pece. Giusto la luce intermittente del faro che gira sullo scoglio di Strombolicchio e il fuoco del vulcano che saluta i nuovi arrivi. All'attracco, è già giorno. E all'alba di mezza estate Stromboli ha già il suo piccolo traffico di isola, di gente che approda e che salpa, navi guardate partire e ci vediamo l'estate prossima.
    Un centinaio di abitanti (ma all'anagrafe se ne contano 600) nei lunghi inverni di solitudine e mareggiate, Stromboli accoglie ogni estate, secondo le stime ufficiali, circa 4000 turisti, e risuona del ronzio delle motoape con il loro carico di passeggeri pigri.
    L'isola silenziosa e schiva segnalata nelle cronache mondane come enclave vacanziera della sinistra e buen ritiro del presidente della Repubblica, si affolla di gitanti scaricati a riva dai barconi turistici: giusto il tempo di arrampicarsi sudando fino a piazza principale e di mettersi in fila davanti alla balaustra in cerca della vista migliore su Strombolicchio. Peccato solo, pensa qualcuno, per il terrazzo di quel bar che sporge verso il mare, e che guasta l'inquadratura perfetta.
    Il bar si chiama «Ingrid», come la Bergman. Ma quando lei, nel 1949, venne sull'isola con Rossellini a girare Stromboli, terra di Dio, il bar non c'era ancora e il terrazzo neppure. A costruirlo, nel 1989, ci ha pensato Mario Cincotta, imprenditore e politico strombolano, consigliere di Forza Italia al Comune di Lipari.
    Su di lui, in giro, ognuno ha qualcosa da dire, ma nessuno vuol dire niente. C'è chi dice che la sua fortuna se la sia costruita usucapendo le case dei compaesani partiti per l'Australia, chi assicura che abbia collezionato un buon numero di denunce per aggressione, e chi semplicemente lascia intendere che sull'isola è meglio non esporsi troppo. Per incontrarlo, basta passare da «Ingrid» e da «Ingrid», prima o poi, ci passano tutti. Cincotta è lì che chiacchiera con i clienti, quando non tiene d'occhio i conti delle sue case, passa al suo supermercato per controllare le consegne o fa un salto al suo nuovo residence per assicurarsi che i lavori procedano. Finisce tardi la sera e ricomincia presto al mattino: dorme poco e fa grandi progetti per l'isola.
    Quest'anno ha presentato al comune di Lipari la richiesta di concessione edilizia per costruire una discoteca-lido nella zona di Scari, alla sinistra del porto, nella vecchia cava di lapillo che scava il fianco della montagna sopra alla spiaggia chiamata Petrazze.
    Lo Scari-pub
    Tre terrazzi sfalsati, per una superficie di circa 850 mq, collegati con rampe alla spiaggia, dove si prevedono attrezzature balneari, un pontile galleggiante per l'attracco delle barche e un bar, per un totale, secondo le stime di Cincotta, di circa 2000 mq.
    L'idea, sulla carta, sembra geniale: le barche attraccano , i passeggeri si stendono sui lettini del lido. Il pomeriggio un aperitivo al bar, e la sera tutti in discoteca.
    La sua concessione - preceduta dall'autorizzazione della soprintendenza dei beni paesistici e architettonici di Messina, ottenuta per lavori di «recupero ambientale» dell'ex cava - Cincotta l'ha avuta il 25 gennaio 2006, ma la prima pietra di quello che sull'isola già chiamano lo Scari-pub, è stata posta solo ora. A qualcuno, l'idea di costruire una discoteca sul fianco della montagna e di invitare le barche a scaricare rifiuti a pochi metri dalla riva non è piaciuta per niente.
    La cava di lapillo, che confina con una riserva naturale, nell'originario progetto del piano territoriale paesistico delle isole Eolie era dichiarata zona Ma1 (fascia compresa tra gli ambiti di tutela vulcanologia e zone abitate) ma, grazie all'intervento di Legambiente e dell'associazione ProStromboli, che dal 1994 si dedica alla tutela del patrimonio storico-naturalistico dell'isola, nel decreto di approvazione del piano paesistico del 23 febbraio 2001 si è ottenuto che la zona fosse fatta rientrare nel più intenso regime di tutela To1 (tutela orientata), che non consente attività «residenziali, turistiche, infrastrutture sportive attive, spettacolari».
    Per bloccare lo Scari-pub, Legambiente e ProStromboli hanno fatto ricorso al Tar di Catania che, nel luglio scorso, ha sospeso i lavori in attesa di chiarire l'effettiva destinazione dell'area. Una battaglia di confine - tra due diversi gradi di tutela - in cui Cincotta ha avuto la meglio: nonostante il Tar abbia riconosciuto che la zona interessata dalla concessione edilizia fosse quella della cava , ha dato il via libera al progetto, perché l'area, stando ai documenti della soprintendenza, è fuori dalla zona di maggiore protezione.
    «Il Tar - dice Salvatore Granata, perito di parte e presidente di Legambiente Sicilia - ha deciso di pregiudicare un bene naturale e culturale riconosciuto dal piano paesistico. Ma per noi la questione non è chiusa, faremo appello ».
    Il caso Stromboli, tra l'altro, non è che un tassello del complesso mosaico della gestione del territorio nelle Eolie: le isole rischiano infatti di essere cancellate dalla lista dei siti Patrimonio dell'umanità tenuta dall'Unesco se, come ha più volte richiesto l'organismo delle Nazioni unite, non saranno risolti punti critici come l'eccessiva pressione turistica e la mancanza di strumenti di pianificazione del territorio.
    «Presenteremo all'Unesco un rapporto sulla gestione dell'arcipelago. - dice Granata - Comportamenti "predatori" come quelli di Cincotta espongono le Eolie al rischio dell' estromissione dalla Heritage List».
    Al posto dello Scari-pub, gli ambientalisti vorrebbero un museo vulcanologico all'aperto, per leggere, negli gli strati di lava depositati dal vulcano , tutta la storia dello Stromboli: «ma - spiegano Giuseppina Moleta e Aimèe Carmoz, presidentessa e segretaria della ProStromboli - la pubblica amministrazione non ha mai dato seguito alle nostre richieste. Avrebbe dovuto espropriare terre ai privati, e espropriare significa perdere voti».
    Anima delle battaglie civili di Stromboli - dalla prima, per dare una scuola ai bambini dell'isola (che ancora aspettano), fino a quella contro il bar Ingrid, costruito, secondo gli ambientalisti, rialzando abusivamente un rudere - la francese Aimèe continua: «Cincotta ha presentato il suo progetto come bonifica di una zona degradata. In realtà, la cava è ambita dagli speculatori perché unico sito accessibile dell'isola ancora intatto. Inoltre, la spiaggia delle Petrazze è stata la sola a non essere colpita dall'onda anomala causata dall'eruzione del 2002: è la più sicura, privatizzarla sarebbe un errore».
    Tutti perdono qualcosa
    Seduto ai tavolini del suo bar, invece, Mario Cincotta è sicuro di essere nel giusto. Srotola planimetrie e squaderna documenti, ma il suo asso nella manica è un foglietto scritto di suo pugno che si intitola: «Tutti perdono qualcosa». Sopra, c'è un elenco di nomi, e, accanto a ogni nome, l'indicazione di ciò che ciascuno perderebbe se lui realizzasse il suo lido: suolo pubblico occupato abusivamente, guadagni realizzati attraverso progetti alternativi, sonni tranquilli disturbati dai lontani echi della musica.
    «Tra quelli che si oppongono al mio progetto - spiega Cincotta - c'è gente che ha occupato la strada comunale per costruirsi terrazzi e giardini e ostruendo l'accesso alla mia proprietà. Ma io prima glieli farò abbattere, e poi li citerò per danni. E se non hanno i soldi, gli farò pignorare la casa».
    E parlando di case, l'imprenditore si appassiona: «Le loro ville le hanno comprate con la speranza dei miei compaesani, pagandole con un biglietto per l'Australia. Da bambino ho visto tante famiglie emigrare, e oggi, se posso dare un lavoro a qualcuno, ne sono fiero. A me i comunisti non sono mai piaciuti, ma qui il vero comunista sono io».
    Comunista e ambientalista, se, come sostiene, nello Scari-pub «non ci sarà un centimetro cubo di cemento»: «Solo muretti a secco, strutture mobili, pavimenti in pietra lavica. Ho ottenuto tutte le autorizzazioni necessarie: mi piace fare le cose in regola».
    Ma chissà che qualcuno non sia rimasto influenzato dal suo irresistibile carisma politico: «Cincotta - dice Pino La Greca, consigliere comunale Ds a Lipari - è il consigliere di Forza Italia più votato a Lipari, amico personale del sindaco: magari qualcuno ha chiuso un occhio, o ha firmato senza leggere».
    Oppure, senza leggere tra le righe, se è vero, come sostiene Salvatore Granata, che l'imprenditore ambientalista si è spianato la strada per avere le mani più libere. «Nel finanziamento ottenuto da Cincotta si parla di 409.000 euro per le opere murarie, e nel progetto si legge che "il terreno verrà sistemato con muretti a secco e, dove la dimensione non lo consente, in conglomerato cementizio". Quando il genio civile gli farà presente che un muro di sostegno su una scarpata non può reggere a secco, lui sarà libero di cementificare ».
    La discarica
    Ma quello di Cincotta non è l'unico progetto sulla contrada Petrazze.
    La zona che confina con la cava è infatti vincolata dal piano regolatore delle isole Eolie (non ancora approvato) a diventare un'area di stoccaggio dei rifiuti. Toccherebbe alla spazzatura, in pratica dare il benvenuto ai turisti che a poca distanza approdano sull'isola.
    Il sindaco di Lipari, il forzista Mariano Bruno, è però sicuro che sia la scelta giusta: «C'è stato un referendum in cui il 99,9% della cittadinanza ha scelto la zona per la trasferenza dei rifiuti» .
    L'idea dei clienti dello Scari-pub che bevono mojito a pochi metri dalla spazzatura, invece, non va proprio giù a Cincotta: «La discarica il sindaco se la può scordare. Qui la politica non c'entra, piuttosto di fargliela fare lo denuncio e lo mando in galera».
    Eppure, in molti scommettono che i due troveranno un accordo, sempre che non l'abbiano già trovato. «L'unico motivo per cui quella zona è stata individuata come area di stoccaggio - dice Pino La Greca - è perché questo implica la costruzione di una strada per il trasporto dei rifiuti. La soprintendenza ai beni ambientali non autorizzerà mai la discarica, ma, nel frattempo, la strada sarà stata fatta e Cincotta la userà per la sua discoteca. Quanto al referendum, non si può definire tale un voto per acclamazione ottenuto da una claque».
    Salvatore Granata è dello stesso parere: «L'obiettivo è di urbanizzare l'intera area, costruendo anche un parcheggio di 200x200 metri per i camion dei rifiuti. Parcheggio e discarica di fronte al porto e alla spiaggia sono una follia, ma il sospetto è che, grazie ai poteri straordinari per l'emergenza vulcano, il sindaco faccia fare subito la strada. La scusa è quella della discarica, ma l'obiettivo reale è fornire un accesso al pub». Dietro alle dichiarazioni di guerra di Cincotta, dunque, si celerebbero «insospettabili» convergenze: «Le Eolie - dice Granata - sono in mano a delle bande. Quello tra Cincotta e Bruno è un gioco delle parti: in realtà, quando ci sono interessi seri in campo l'accordo si trova e come».
    Sarà forse, come dice qualcuno, che a Stromboli «la discoteca puzza, come la discarica». Sarà che, da sempre, all'ombra del vulcano si confrontano modi diversi di vivere e intendere l'isola.
    E di immaginarne il futuro.
    Per alcuni, come le 250 persone che hanno firmato la petizione promossa dalla ProStromboli per il ritiro della concessione a Cincotta, l'unico futuro possibile sta nel preservare l'isola e le sue bellezze. Per altri, come il sindaco Mariano Bruno, il futuro si scrive con l'inaugurazione della nuova scuola, la cui prima pietra, dopo 50 anni di attesa, sarà posta, guarda caso, a ridosso delle elezioni. Per Mario Cincotta, invece, il futuro si insegue correndo dietro al turismo di massa e «puntando sui giovani, perché altrimenti l'isola diventa un ospizio».
    Ma, con la grazia dei suoi 77 anni, anche ad Aimèe Carmoz - che a Stromboli vive dal '71 - piace guardare avanti: «Un tempo qui non c'era niente, solo canne e mare. Oggi l'isola è cambiata, ma si può ancora salvare, conservando quel poco che resta».

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