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    L'impianto Eurex perde liquidi radioattvi

    Il sito gestito da Sogin contamina un pozzo ad un chilometro di distanza

    720 cittadini di Saluggia hanno firmato la petizione per manifestare il loro dissenso all’arrivo delle scorie.
    30 marzo 2007 - Enrico Miceli
    Fonte: (G.U. n. 299 del 27 dicembre 2006) - Consiglio regionale Piemonte le 2 PdL presentate n 562 e 573 - Consiglio provinciale Vercelli 20 dicembre 2006. - 30 marzo 2007

    SALUGGIA (VC) – L’impianto Eurex gestito dalla Sogin (società interamente statale che gestisce il nucleare italiano), perde acqua radioattiva. La centrale, che ospita tra il 70 e l’80% dei rifiuti radioattivi italiani, per anni ha lavorato prima trattando grosse quantità di uranio ad alto arricchimento e poi cercando di solidificare le soluzioni di plutonio. Pur essendo dismessa da tempo, la struttura continua a contenere, ancora oggi, rifiuti tossici a bassa e media attività. La perdita di acqua contaminata, all’interno della sua piscina, avviene da circa un anno o forse più.
    L’anno scorso, dopo una segnalazione da parte del quotidiano Il Manifesto, la società ha ammesso la perdita di materiale contaminato, precisando però che la fuoriuscita non avveniva in maniera incontrollata, così come invece riportava la testata. Il rapporto dell'ARPA datato 8 novembre 2006 ha evidenziato un andamento discontinuo della contaminazione nella falda superficiale, con un significativo incremento rispetto alle analisi del mese di settembre: la perdita di liquido radioattivo sembra dunque essere in aumento. Inoltre è stato per la prima volta individuato, sempre dal monitoraggio ARPA, un livello di inquinamento da radionuclidi in un pozzo non utilizzato posto ad un chilometro di distanza dall'impianto e ad una profondità di sette metri. La situazione diventa così molto inquietante, dato che gli impianti nucleari si trovano a meno di due chilometri dai pozzi dell'Acquedotto del Monferrato che serve oltre cento Comuni. Per il momento, a dire dell’assessore all’Ambiente della Regione Piemonte, Nicola De Ruggiero, “non ci sono preoccupazioni per l'Acquedotto del Monferrato, in quanto non ci sono contatti con la falda che lo alimenta”, ma lo stesso assessore sollecita a più riprese l’intervento dei ministri Bersani e Pecoraro.

    Intanto, due Proposte di Legge (una della maggioranza e l'altra dell'opposizione) pressoché identiche, che intendevano prendere provvedimenti sulla faccenda, sono rimaste per settimane all’Ordine del Giorno del Consiglio Regionale del Piemonte in attesa d’approvazione. Nonostante il testo affine, però, le due Proposte, inspiegabilmente, non sono mai state votate.
    L’idea dei partiti che avevano avanzato le PdL era quella di sfruttare l’accordo intergovernativo strutturato con la compagnia francese Areva (costato al Governo circa 250 milioni di euro e in grado di smaltire 230 tonnellate di rifiuti tossici: più di 1 milione di euro a tonnellata) ma si è deciso, a quanto pare, di non seguire questa strada. Secondo la Gazzetta Ufficiale n. 299 del 27 Dicembre 2006, il sito scelto dal Generale Carlo Jean, Commissario delegato per la messa in sicurezza dei materiali nucleari (nominato dal Governo nell’anno 2003) nonché all’epoca presidente della Sogin (è stato costretto a presentare le dimissioni il giorno dopo), è caduta sull’ex Reattore Avogadro, sempre a Saluggia. La Regione, all’unanimità, ha appoggiato la scelta di trasferire il materiale radioattivo, precisando però la temporaneità dello spostamento, ma a leggere quanto pubblicato dalla G.U. non sembra che quella fatta dalla Sogin sia una soluzione provvisoria. A nulla è servita la petizione firmata da 720 cittadini per manifestare il loro dissenso all’arrivo di queste scorie. È possibile leggere le motivazioni addotte dai firmatari nel resoconto della seduta del 20 dicembre del consiglio provinciale di Vercelli, in cui è scritto: “Il sito dell’ex reattore Avogadro: risulta collocato in prossimità del fiume Dora Baltea, a non più di 100 metri di distanza dall’alveo, ed è già stato oggetto di evento alluvionale nell’anno 2000; è carente, da anni, delle necessarie autorizzazioni all’esercizio; per esplicita dichiarazione dei vertici dei servizi di sicurezza nazionali è indifendibile a fronte di un attentato terroristico proveniente dall’aria, trovandosi a soli tre minuti di volo dall’aeroporto di Caselle.

    Del Generale Carlo Jean Peacelink si era già occupata l’anno scorso con il bell’articolo di Nadia Redoglia presente presso l'indirizzo: http://italy.peacelink.org/ecologia/articles/art_15316.html

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