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Breve storia petrolifera italiana

Petrolio: il delitto Matteotti l'"incidente" di Mattei e le trivellazioni di Noto
24 giugno 2007 - Sabina Morandi
Fonte: Liberazione (http://www.liberazione.it)

Si legge petrolio e si pensa alla Nigeria, al Venezuela, all'Arabia Saudita. E' facile dimenticare che l'industria estrattiva ha una sua storia anche in Italia dove, malgrado l'esiguità dei giacimenti, il petrolio è il filo che collega il delitto Matteotti all'"incidente" di Enrico Mattei fino ad arrivare alle trivellazioni di Noto o alla demenziale idea di andare a cercare il greggio sotto le vigne del Chianti. Perché il petrolio, per il nostro paese, è stata una grande occasione di sviluppo industriale e tecnologico anche se i tentativi di governare un settore per sua essenza opaco e di forte impatto ambientale, non sono andati quasi mai a buon fine.
In principio era la Tetide, come viene chiamato il mare scomparso milioni e milioni di anni fa da cui ha avuto origine l'intera ricchezza petrolifera del Medio Oriente. A un lembo di questo mare fossile si deve la presenza di giacimenti di petrolio e gas naturale anche in Italia, lungo un arco che segue approssimativamente la catena degli Appennini e arriva fino in Sicilia. La storia del petrolio italiano, però, comincia davvero nel 1860 in quel di Ozzano, in provincia di Parma, dove la premiata ditta Achille Donzelli scavò con successo due pozzi, conquistando al nostro paese il terzo posto nell'ordine di arrivo mondiale al greggio dopo Stati Uniti e Romania. Quelle prime perforazioni diedero il via all'arrembaggio delle grandi compagnie straniere, come la famosa Standard Oil di Rockefeller, che dominarono il mercato fino all'avvento del fascismo. Poi, durante il ventennio, con la creazione dell'Agip e altre iniziative di natura fiscale, venne abbozzato l'inizio di una politica energetica statale che però venne rapidamente abbandonata con la conversione liberista di Mussolini. In breve il regime avviò un intero sistema di finanziamenti illegali che portò alla svendita di pregiate concessioni petrolifere. Fu proprio per evitare rivelazioni su questo sistema che, il 10 giugno del 1924, Giacomo Matteotti venne trucidato mentre si recava in Parlamento per riferire dello scandalo Sinclair, una società affiliata della Standard Oil che aveva arricchito parecchi gerarchi.
Alla fine della guerra, con la perdita delle concessioni nelle colonie, l'Italia divenne ancor più terra di conquista. Ancor prima della fine dei combattimenti, con il paese spaccato in due, veniva creato il Comitato Italiano Petroli alla giuda del quale, insieme agli uomini più presentabili della vecchia Agip, sedevano manager della Shell, della Standard e di altre imprese internazionali. Il progetto delle grandi compagnie straniere era trasformare il nostro paese in un centro di raffinazione e snodo per la commercializzazione del petrolio mediorientale - un progetto rimasto invariato finora, a eccezione della coraggiosa parentesi di Mattei. Già, Enrico Mattei, messo a capo dell'Agip esclusivamente per curarne lo smantellamento preteso dalle grandi compagnie straniere e che invece rovinò i loro piani.
Ex-partigiano proveniente dall'industria chimica, Mattei si ritrovò a combattere contro le Sette sorelle ma anche contro lo Stato italiano, nel tentativo di convincerlo ad adottare una «politica meno rinunciataria e orientata verso la ricostruzione piuttosto che verso la liquidazione». Una battaglia durissima anche perché, nel frattempo, le compagnie si erano spartite i giacimenti italiani: alla Gulf la Sicilia, alla Standard Oil il resto della penisola. Una battaglia impari che Mattei avrebbe sicuramente perso se non fosse successo ciò che sperava: dopo molti tentativi andati a vuoto finalmente in Val Padana venne fuori il petrolio, abbondante e di buona qualità. Rapidamente si passò dai 20 milioni di metri cubi l'anno del 1946 ai 305 milioni del 1952, cosa che rafforzò la posizione di Mattei, decisamente contrario alla privatizzazione dell'Agip. Per rafforzarsi ulteriormente Mattei guidò la sua impresa pubblica come fosse privata e, accumulando bilanci in attivo, riuscì perfino a rinunciare ai finanziamenti statali e ad espandere l'attività di ricerca.
I ritrovamenti non fecero che alimentare la sete delle Sette Sorelle, che utilizzarono ogni mezzo per ottenere legislazioni favorevoli. Memorabile è quella emanata nel marzo del 1950 dal governo siciliano quasi integralmente confezionata dall'ufficio legale della Gulf. Eppure, malgrado la tacita complicità di parte della politica italiana, grazie alle capacità manageriali di Mattei e al clima politico dell'epoca, Agip venne salvata e andò a confluire nell'Ente Nazionale Idrocarburi, meglio nota come Eni, che andò ad occupare un posto preminente nell'economia italiana. A quel punto la storia si estende ben oltre i confini del nostro paese e si entra nella leggenda, con l'invenzione delle formule contrattuali anti-coloniali che aprirono a Mattei le porte della Persia e del Nord Africa, fino ad allora territorio esclusivo di caccia delle compagnie anglo-americane. Narra la leggenda che, spaventate dai successi commerciali e dalla disinvoltura politica del personaggio, le Sette Sorelle decisero di liberarsi di un uomo scomodo prima che diventasse troppo popolare.
La proiezione internazionale dell'Eni non finì con la morte di Mattei e continuerà anche dopo le gestioni allegre degli anni '80 e le conseguenti ristrutturazioni finanziarie degli anni '90 che consegneranno al paese un'impresa dimezzata (nel personale) e parzialmente privatizzata (lo Stato resta azionista di maggioranza) e votata a una strategia di acquisizioni planetarie che continua tutt'ora. Nel frattempo, dopo avere tirato fuori quasi un miliardo di barili in un secolo, i giacimenti italiani hanno cominciato a registrare un calo della produzione del 3 per cento l'anno mentre, dal 1981, le nuove scoperte sono diventate sempre più esigue. Nel 1997 il nostro paese ha raggiunto il famoso picco oltre il quale la produzione è destinata a calare progressivamente fino all'esaurimento completo. Chissà, forse magari sotto gli Uffizi è rimasto ancora qualcosa?

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