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    LUCANIA SAUDITA

    L'assalto alla Basilicata della lobby petrolifera
    5 luglio 2007 - OLA-Organizzazione lucana ambientalista

    L’inutile protocollo di Kyoto ed i pericoli di inquinamento petrolifero
    In Basilicata, su una superficie di 9.992 Kmq, oltre 3.330 Kmq sono stati concessi alle compagnie petrolifere dallo Stato italiano (il 34% della superficie regionale totale). Esse posseggono 9 permessi di ricerca (1,209,54 Kmq) e 21 concessioni (2120,89 Kmq) per l’estrazione di idrocarburi liquidi e gassosi. Nei prossimi anni si prevede di estrarre in Basilicata 160.000 barili di petrolio al giorno. La regione italiana pertanto potrebbe essere paragonata alle regioni dell’ex U.R.S.S. che circondano il Mar Caspio, quali l’Uzbekistan, Turkmenistan, Kazakistan, Kirghizistan e Tagikistan. Sono già stati costruiti centinaia di chilometri di oleodotti che attraversano aree ricche di boschi e campi coltivati, decine di pozzi petroliferi, centri olii, impianti di stoccaggio del petrolio e del gas. Vi sono due grandi campi petroliferi (TREND 1 e TREND 2) nella Val d’Agri e nella valle Camastra-Sauro controllati rispettivamente dall’ENI e dalla TOTAL. Nei prossimi anni è previsto l’incremento delle attività petrolifere: molte società si contendono il territorio quali Shell, Italmin petroli, Fina, Mobil, Enterprise,British Gas, Esso, Gas Plus,Jkx,Aleanna Resorces,Celtique petroleum,Consul Service,Mac Oil,Indipendent solutions, Edison Gas,Intergas Più, Petrorep,Gas Natural Vendita Italia,Vega Oil. Il petrolio non viene estratto nel deserto bensì in una regione prevalentemente montuosa, ricoperta da rigogliose foreste, ricca di sorgenti e dighe che producono acqua potabile per oltre 3 milioni di abitanti delle regioni confinanti (Puglia e Calabria), utilizzata per una fiorente agricoltura mediterranea che avviene nelle aree pianeggianti in prossimità della costa del Mar Ionio. Da oltre 10 anni le compagnie petrolifere ostacolano l’istituzione dei parchi naturali e promettono alle popolazioni le royalties per poter estrarre petrolio e gas anche all’interno dei parchi naturali esistenti, nei Siti di Importanza Comunitaria e nelle Zone di Protezione Speciale tutelati dall’Unione Europea

    Note:

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