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    Scorie nucleari

    Saluggia: Relazione Arpa Piemonte ottobre 2007.

    "Anche il nuovo sito Avogadro pare avere perdite esterne di liquido radioattivo".
    1 dicembre 2007 - Enrico Miceli

    Che la zona di Vercelli stia vivendo una grave situazione dovuta alla contaminazione nucleare non è più un mistero (grazie soprattutto all’informazione raccolta e diffusa dalla rete). Se ne è parlato per diverso tempo e ciò che è emerso è una situazione piuttosto critica e forse addirittura allarmante. Tempo fa una contaminazione da Sr 90, betaemettitore radioattivo, si è sparsa in maniera incontrollata all’esterno della piscina Eurex, gestita dalla società Sogin (la società che si occupa della gestione dei rifiuti nucleari italiani). Sulla cattiva gestione di quest’ultima bisognerebbe aprire un capitolo a parte. Ma ciò di cui bisogna parlare oggi è degli inquietanti aggiornamenti diffusi dall’Arpa Piemonte (che è l’ente regionale atto a monitorare le attività ad impatto ambientale). Sulla nuova documentazione diffusa si possono leggere i risultati delle ultime rilevazioni effettuate lungo i pozzi presenti sul territorio. Ma prima di tutto, per capire meglio di cosa si sta parlando, occorre fare una premessa.

    Presso il sito Eurex, in località Saluggia, sostavano da anni i residui radioattivi della passata attività nucleare italiana (circa l’80% del totale delle scorie italiane). Dopo le denunce fatte da alcuni giornalisti sono state effettuate dall’Arpa le dovute verifiche e ciò che è emerso è che il sito Eurex, di proprietà della Sogin, pare abbia una falla nella sua piscina di stoccaggio, piscina situata all’interno dei recinti dell’Eurex stessa. La Sogin nega. Il tempo passa e dopo alcuni mesi la perdita si estende anche all’esterno dei confini della struttura. Sono molti, quindi, i siti (sorgenti e pozzi sia pubblici che appartenenti a semplici cittadini privati) dove sono stati riscontrati quantitativi di Sr 90, sia pur in dose non allarmante (secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità). La Sogin non commenta. La Regione Piemonte invoca l’intervento del Governo, visto anche che col passare del tempo i valori della radioattività riscontrata nei siti contaminati sono in aumento. I vari Governi discutono, prendono tempo, chiedono chiarimenti... e la fuoriuscita radioattiva continua la sua espansione (non dimentichiamo che in zona c’è anche l’acquedotto del Monferrato che serve circa 90.000 famiglie). Alcuni mesi fa un provvedimento straordinario (viziato in partenza dal noto conflitto d’interessi del generale Jean che fino al dicembre 2006 fu contemporaneamente presidente Sogin e Commissario Delegato del Governo alla Sicurezza Nucleare) rendeva possibile lo spostamento delle scorie radioattive dal sito Eurex (di proprietà della Sogin) al vicino sito Avogadro (appartenente ad una holding di proprietà della Fiat), sia pure temporaneamente. Infatti le scorie pare non potranno stare in questo sito per più di tre anni, dopo di che, pare, verranno riprocessate in Francia (per poi però ritornare in Italia dopo circa due decenni... ma non si sa ancora in che località). Il trasferimento di scorie ha avuto inizio. Il nuovo sito individuato ospita già alcune di queste barre di URANIO e il trasloco terminerà nel 2008.

    Ma arriviamo agli ultimi aggiornamenti diffusi dall’Arpa Piemonte. La cittadinanza aveva già sollevato dubbi sul fatto che il sito Avogadro fosse idoneo a ricevere nuove scorie e, come volevasi dimostrare, prima ancora che sia stato completato il trasloco dell’intero carico delle barre radioattive, l’Arpa, nel suo rapporto (ottobre 2007) parla di “contaminazione da Sr-90, da Co-60 e da H-3 nel pozzo P3 della vecchia rete Enea posto immediatamente a valle del sito Sorin-Avogadro [che] indica questo sito come probabile fonte della contaminazione rilevata e impone quindi la necessità di ulteriori approfondimenti nel monitoraggio di tutto il comprensorio nucleare di Saluggia in stretta sinergia con Apat e con tutti gli Esercenti degli impianti”. Pare proprio che la struttura di proprietà della Fiat presenti, secondo l’Arpa, una perdita relativamente consistente proprio a ridosso della parte esterna della sua recinzione. Quindi, se non si farà nulla, queste barre di uranio dovranno alloggiare per tre anni in quello che la cittadinanza locale ha definito “un vecchio deposito abbandonato” (cioè il sito Avogadro) che già pare presenti fuoriuscite esterne.
    A quanto sembra Vercelli, e soprattutto la piccola cittadina di Saluggia, continueranno la loro epopea ambientale. E’ necessario che si faccia qualcosa e in fretta, che si parli il più possibile del problema anche sui giornali nazionali (almeno su quelli che non sono editi dalla Fiat) al fine di accelerare i tempi per risolvere una faccenda che potrebbe rivelarsi molto pericolosa in un futuro forse anche prossimo.
    La gestione della passata attività nucleare italiana è stata fallimentare e comporta ancora adesso conseguenze di inaudita gravità. E’ inconcepibile come oggi si ritorni a parlare di ripristino del nucleare nel nostro Paese quando siamo poi costretti ad assistere ad episodi di tale entità.
    No al nucleare. Si intervenga su Saluggia.

    Enrico Miceli

    micelienrico@yahoo.it

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