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    Rifiuti e Risorse. Una presa di posizione

    Le vicende di questi ultimi giorni, le montagne di spazzatura che ingombrano, insieme alle strade, la vita di migliaia di cittadini campani, colpevoli, per la stragrande maggioranza, di cercare solamente di vivere una vita civile, esigono doverosamente una riflessione, una forte presa di posizione e una considerazione.
    10 gennaio 2008 - Gianluca Fioretti (Sindaco di Monsano (AN) - Presidente “Associazione nazionale dei Comuni Virtuosi”)

    La riflessione. Associazione dei Comuni Virtuosi
    E’ fin troppo lampante, e ruota attorno ad una considerazione, triste e tragica allo stesso tempo: si è percepita, clamorosamente, la mancanza dello Stato. Nel territorio, nel tessuto sociale, nelle Istituzioni. Quasi una sconfitta definitiva. Ci si chiede con rabbia perché in Italia si debba sempre arrivare allo stato d’emergenza per prendere decisioni, dettate conseguentemente …dall’emergenza. E l’emergenza non si gestisce. Il più delle volte la si affronta, la si prende di petto, con misure straordinarie, che servono a restituire la normalità, ma non a risolvere i problemi.

    Non sarà facile, in una terra martoriata, quasi completamente rovinata dalle infiltrazioni tossiche e dei liquami nelle proprie falde e nel sottosuolo, e da quelle camorristiche nel suo tessuto sociale, ritornare alla normalità. Allo Stato, oggi, si chiede solamente una cosa: di intervenire concretamente; e di ripristinare la legalità. Governo e Ministero dell’Interno; forze armate; forze dell’ordine; Istituzioni; Amministrazioni locali. Ognuno deve fare la propria parte. Non sgomberare semplicemente le montagne di spazzatura. Sgomberare definitivamente la criminalità organizzata, toglierle ossigeno e la terra sotto i piedi, ripristinando la legalità e restituendo dignità, condizioni sociali e lavoro alle persone per bene, ai milioni di cittadini che attendono solamente quello, di ritornare a fare una vita normale, da cittadino in e di uno Stato democratico presente e vicino.

    La presa di posizione.
    E’ quella che, inevitabilmente, dobbiamo prendere tutti noi, Amministratori, cittadini, società civile, sensibili alle problematiche ambientali e a conoscenza dei problemi e delle soluzioni praticabili e concrete che ruotano attorno al mondo dei rifiuti, facilmente strumentalizzabile ad uso e consumo delle grandi multinazionali, delle “municipalizzate” della criminalità organizzata e di una larga fetta di classe politica semplicemente ignorante o ipocrita.

    In questi giorni, ascoltando i servizi dei telegiornali, i cosiddetti “talk show” serali presenziati da ospiti variegati, comodi nei loro divani, una informazione falsa (o falsa informazione) e faziosa ha incredibilmente, scandalosamente fatto passare un messaggio enormemente fasullo.

    Lo stato di emergenza della Campania, le immagini e i “reportage” che arrivano dalle strade della sterminata area urbana napoletana, hanno trasmesso agli italiani la classica immagine del rifiuto. Quella per cui, catalogato in monnezza sia un qualcosa da buttare, da espellere, da far sparire. Da bruciare.

    Ed ecco che la parola magica, termovalorizzatore, ha preso campo, nell’immaginario collettivo, come la bacchetta magica, la soluzione per tutti i mali. Il rifiuto, la monnezza? Li bruciamo, e tutto si risolve. Falso! Sbagliato! Un ciclo dei rifiuti moderno, completo, rispettoso dell’ambiente ed economicamente vantaggioso è quello che vede il rifiuto come una risorsa, ed usa un sistema di raccolta e gestione con il metodo “porta a porta”, che raggiunge risultati del 70-80% di differenziata, portando dunque in discarica (una moderna discarica costruita secondo le normative europee, che non “corrompe“ i suoli ed accoglie solamente la parte cosiddetta tal quale del ciclo del rifiuti, opportunamente trattata ed essiccata) il 20-30% della raccolta.

    Risultato: viene stravolta, e gradualmente dimenticata, la vecchia immagine della discarica come luogo di scarico della monnezza; la sua durata si triplica rispetto all’attuale; il suo impatto ambientale e il suo costo di gestione diminuiscono proporzionalmente.
    Ecco dunque che il termovalorizzatore, anzi, l’Inceneritore, mostro antieconomico, generatore di tumori e malformazioni, produttore di scorie e ceneri altamente tossiche e pericolose (illuminanti a riguardo i risultati delle ricerche di Stefano Montanari e Antonietta Gatti, due ricercatori italiani ostacolati in ogni modo nella divulgazione del loro lavoro sulle nanoparticelle generate dai fumi degli inceneritori), dall’enorme costo di smaltimento e di stoccaggio, viene “scaricato” naturalmente nella discarica di un passato che tutti vogliamo, dobbiamo dimenticare.

    La valanga di dati scientifici, le tabelle, le ricerche mediche, nei canali tradizionali e soprattutto nella Rete, sono a disposizione di tutti. Anche di una informazione nazionale tragicamente colpevole, che non ha svolto il proprio dovere deontologico. Mettiamola così:

    1. un giornalista, con la “g” piccola, alle prese con i tempi del suo giornale e la urgente messa in onda del servizio, ha subito a disposizione la “pappa pronta”: apre lo sportello dell’inceneritore, e… voilà, il servizio è fatto, l’articolo è pubblicato, i colpevoli sono trovati, i rifiuti smaltiti. E il territorio? E i cittadini? E la loro salute? Il prossimo programma, il prossimo servizio, la prossima intervista al politico “…amante del verde e del proprio territorio…” di turno….
    2. il Giornalista, con la “g” grande, si informa, perde del tempo dietro dati e tabelle, esegue raffronti, sente tutti gli attori in gioco, e pubblica il suo pezzo, effettua il suo servizio. Di cronaca, con fatti, dati e riscontri. Ed una semplice domanda, rivolta ai fautori delle “magnifiche sorti e progressive” dei termovalorizzatori/inceneritori: “…ma lei, ci abiterebbe, con la sua famiglia, nei pressi di questi impianti?...”. Tutto qui…

    La considerazione.
    La scelta del Governo, oltre ad arrivare colpevolmente in ritardo, senza adottare i doverosi provvedimenti sulle Istituzioni locali, Regione Campania e Comune di Napoli in primis, e scaricare ingiustamente addosso, in modo indiretto e velato, al Ministro Pecoraro Scanio la responsabilità di tale disastrosa situazione, lascia molti dubbi circa la sua effettiva efficacia e applicabilità.

    Scaricare, dopo anni di assenza sul territorio e migliaia di miliardi gettati via attraverso una gestione commissariale dell’emergenza assurta a “status” cancerogeno, la gestione e la risoluzione del problema in un tempo stabilito agli enti locali appare una decisione per lo meno avventata, visto che si parla di un territorio quasi completamente in mano alla criminalità organizzata. La prospettiva è quella di avere, alla scadenza dei fatidici quattro mesi, decine di Commissari prefettizi da mandare nei Comuni e nei Consorzi….

    Avremmo sperato in una seria politica rivolta alla realizzazione di un moderno, fattibile Piano industriale, che poggi su una massiccia e preventiva campagna di informazione e partecipazione verso i cittadini, volto a realizzare un sistema integrato di gestione della risorsa rifiuto attraverso il metodo “porta a porta”, con la costruzione e messa in opera, attraverso bandi costruiti ad hoc, attuati, controllati e gestiti direttamente dal Governo, di moderni impianti per la selezione e lo smistamento della componente differenziata e per la produzione di compost di qualità dalla componente organica, da riutilizzare nei terreni avvelenati da anni di scarichi abusivi. Insieme all’individuazione di un nuovo sito regionale per lo stoccaggio della componente indifferenziata, opportunamente trattata, non comportante nessun danno ambientale.

    Parliamo di fantascienza? Proclamiamo una rivoluzione? No, niente di tutto questo. Parliamo di progetti già realizzati, concreti ed economicamente vantaggiosi, per il territorio, l’ambiente e le casse pubbliche. Realizzati in migliaia di altre realtà nel mondo: dall’Austria alla Danimarca; da San Francisco a Novara; da Asti a Montebelluna; da Colorno a Monsano, passando per Melpignano, Capannori fino al Comune campano di Mercato San Severino e le altre decine di Amministrazioni locali e Sindaci italiani i quali stanno gestendo la risorsa rifiuto senza problemi, in sintonia con il territorio e, soprattutto, con il loro mandato civico a servizio dei cittadini, nel rispetto dello Stato e della Costituzione.

    10 gennaio 2008.

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