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    Il caso

    Interrati in sicurezza i veleni nell'ex Acna

    Ma c'è un nuovo allarme Dove sono finiti gli altri rifiuti della fabbrica?
    16 gennaio 2008 - Luisa Barlocco
    Fonte: La Stampa

    - Tutti, dagli amministratori pubblici, Verdi compresi, ai rappresentanti dei lavoratori, dagli ex delegati sindacali alle associazioni ambientaliste del Piemonte, sono concordi nell'affermare che il problema dei rifiuti stoccati all'interno delle aree ex Acna - si parla, come affermato dall'ex componente dell'allora Consiglio di fabbrica Luigi Giovanni Pregliasco, di un milione di tonnellate di sostanze tossico-nocive - «sono cosa risaputa, essendo stati ''tombati'' nel corso delle operazioni di bonifica, peraltro unica soluzione ad oggi percorribile e che dà garanzie sotto il profilo ambientale e della tutela della salute pubblica».

    Considerazioni che accomunano sia il sindaco di Cengio, Ezio Billia, sia Pino Congiu della Uil, i quali ricordano che «una bonifica di questo genere è unica in Italia», così come dal consigliere regionale dei Verdi, Carlo Vasconi, e dell'ex sindacalista della Cgil-chimici Gianpietro Meinero.

    Ma è proprio Meinero, attualmente presidente del Comitato Inps di Savona, e consulente dell'Inca regionale per i tumori professionali, a lanciare un pesante

    sasso: «La notevole quantità di rifiuti stoccati dentro l'Acna in un secolo di attività è l'aspetto meno preoccupante dell'intera vicenda. Naturalmente i rifiuti ''tombati'' sono e dovranno rimanere sotto costante controllo, attraverso monitoraggi e carotaggi, soprattutto per la questione del percolato, ma lì perlomeno sono sotto osservazione e ''sicuri''».

    Prosegue Meinero: «Dovrebbero, invece, preoccupare assai di più quei rifiuti dell'Acna sparsi non si sa bene dove. Sino agli Anni Novanta, nello tabilimento chimico di Cengio veniva interrato di tutto, anche perchè non vi era nessuna legge che regolamentava il conferimento dei rifiuti, e quello che non veniva ''sotterrato'' veniva mandato, forse da internediari non meglio identificati, come poi si è saputo anni più tardi anche attraverso inchieste come quella fatta dalla giornalista assassinata del Tg3, Ilaria Alpi, e da Greenpeace, in diverse parti del mondo».

    Dove? «Si è parlato del Mar Baltico romeno, della Turchia e dei Paesi del Corno d'Africa con traffici illegali legati alle eco-mafie internazionali. Ma allora tutto era coperto dal silenzio. Non solo,molti dei rifiuti tossico-nocivi dell'Acna, come risulta da un dossier di Legambiente redatto nel 1997, venivano addirittura convogliati in diverse discariche autorizzate solamente per i solido-urbani e per quelli speciali, ma non di certo per i tossico-nocivi».
    Tema più che mai d'attualità, anche e soprattutto alla luce dell'emergenza rifiuti nel Napoletano.

    Nella discarica di Pianura, quella al centro della «rivolta», infatti, come dichiarato dal rappresentante di un comitato di quartiere e come confermato l'altro ieri anche dall'ex sindacalista dell'Acna, Luigi Giovanni Pregliasco che all'epoca lavorava al reparto Maf, «tra gli Anni Ottanta e Novanta, e per almeno sette anni, sono state mandate tonnellate di rifiuti, sottoposte ad analizzate e poi certificate, provenienti dalla lavorazioni dell'azienda chimica cengese e che venivano trasportate su 4-6 camion con viaggi effettuati due volte la settimana».

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