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    La Commissione europea risponde a Monica Frassoni sul decreto rifiuti

    Primi pareri della commissione europea sul decreto rifiuti e le deroghe ambientali in esso contenute. La normativa comunitaria in materia ambientale stabilisce un quadro per la tutela della salute umana e dell'ambiente. Sarebbe paradossale se, per affrontare rischi di carattere sanitario a breve termine, fossero nuovamente messi in pericolo la salute umana e l'ambiente.
    23 giugno 2008

    INTERROGAZIONE ORALE H-0391/08
    per il tempo delle interrogazioni della tornata di giugno 2008 a norma dell'articolo 109 del regolamento di Monica Frassoni alla Commissione

    Oggetto: Decreto legge 23 maggio 2008 n. 90 (rifiuti)

    Rifiuti Lo scorso 23 maggio, il governo italiano ha emesso un decreto legge con cui, a causa dell'emergenza rifiuti in Campania, si deroga a numerose norme nazionali che recepiscono le direttive comunitarie, come la 1999/31/CE [1] sulle discariche o la 85/337/CEE [2] sulla valutazione d'impatto ambientale. In particolare, con il decreto in oggetto, si abolisce la distinzione tra rifiuti ammissibili e non, in una discarica per rifiuti non pericolosi, consentendo in pratica il conferimento di rifiuti anche tossici laddove non si potrebbe; si chiamano "impianti" quei luoghi dove i rifiuti in attesa di trattamento vengono stoccati per più di anno (e addirittura oltre i tre), mentre si tratta di discariche di fatto; si consente di realizzare discariche senza barriere geologiche o con barriere geologiche non a norma, e si consente la pratica del mescolamento e della diluizione dei rifiuti.

    Come intende la Commissione ristabilire il rispetto delle normative europee e porre fine a questo vero e proprio abuso del concetto di stato di emergenza?

    [1] GU L 182 del 16.7.1999, pag. 1.
    [2] GU L 175 del 5.7.1985, pag. 40.

    ***
    H-0391/08
    Risposta della Commissione
    17.6.2008


    La crisi dei rifiuti in Campania esiste da oltre un decennio.

    Finora a fronte di 7 000 tonnellate di rifiuti prodotte ogni giorno in Campania, la capacità di gestione dei rifiuti della regione è prossima allo zero.

    Il 6 maggio 2008 il Collegio ha pertanto deciso di deferire l'Italia alla Corte di giustizia per la mancata creazione di una rete sufficiente di impianti di trattamento dei rifiuti conformi alle norme comunitarie accompagnata da una strategia coerente a lungo termine per la gestione dei rifiuti allo scopo di incentivare il riciclaggio e la raccolta differenziata dei rifiuti.

    La Commissione sa che l'Italia sta tentando seriamente di risolvere la crisi dei rifiuti a Napoli e l'Italia è consapevole che si è ora raggiunto il punto di non ritorno.

    Il nuovo decreto legge n. 90 del 23 maggio 2008 presentato alla Commissione in una riunione tecnica il 30 maggio 2008 pare un passo rigoroso nella giusta direzione, in quanto formula piani e obiettivi obbligatori per la raccolta differenziata dei rifiuti e prevede nuove infrastrutture per i rifiuti quali ulteriori discariche e inceneritori.

    Tuttavia la Commissione ha già espresso a livello tecnico la sua viva preoccupazione per le disposizioni contenute nel nuovo decreto che consentono ampie deroghe alle norme comunitarie, in particolare alcune disposizioni chiave della direttiva sulle discariche 1999/31/CE[1] e di altre direttive.

    Anche laddove la situazione appare difficile, le autorità italiane devono rispettare la legislazione comunitaria in materia ambientale.

    Il rispetto dell'acquis non è un esercizio burocratico. La normativa comunitaria in materia ambientale stabilisce un quadro per la tutela della salute umana e dell'ambiente. Sarebbe paradossale se, per affrontare rischi di carattere sanitario a breve termine, fossero nuovamente messi in pericolo la salute umana e l'ambiente ad esempio per la mancata applicazione di disposizioni chiave della direttiva sulle discariche che prevedono obblighi sanitari di lungo periodo che dipendono dalla natura, pericolosa o non pericolosa, dei rifiuti destinati a discarica.

    La Commissione è disposta ad aiutare l'Italia nell'individuare taluni meccanismi di flessibilità previsti da altri atti della legislazione comunitaria, compresa la direttiva sulla valutazione d'impatto ambientale[2], per aiutare l'Italia ad affrontare l'attuale crisi senza violare la normativa comunitaria.

    Tuttavia la Commissione, in quanto custode dei trattati, manterrà fermamente la sua posizione secondo cui non sarà permessa alcuna deroga a qualsiasi elemento vincolante dell'acquis.

    Il decreto legge del 23 maggio 2008 è ora all'esame del Parlamento italiano per essere convertito in legge e la Commissione esaminerà attentamente il testo approvato in via definitiva. Qualora l'Italia varasse un atto legislativo che consenta indebite deroghe all'acquis, la Commissione non avrà altra scelta che l'adozione di un procedimento a norma dell'articolo 226 del trattato.

    [1] GU L 182 del 16.7.1999, pag. 1.
    [2] Direttiva 85/337/CEE del Consiglio del 27 giugno 1985 concernente la valutazione dell'impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati, GU L 175 del 5.7.1985 quale modificata dalla direttiva del Consiglio 97/11/CE del 3 marzo 1997, GU L 73 del 14.3.1997 e dalla direttiva 2003/35/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 maggio 2003, che prevede la partecipazione del pubblico nell'elaborazione di taluni piani e programmi in materia ambientale e modifica le direttive del Consiglio 85/337/CEE e 96/61/CE relativamente alla partecipazione del pubblico e all'accesso alla giustizia, GU L 156.

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