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    Crisi. La speranza è verde

    L'avidità e le speculazioni che hanno gestito finora il mercato finanziario globale non hanno futuro nella terza rivoluzione industriale. Bisogna stimolare le nuove economie verso i settori delle energie rinnovabili
    10 dicembre 2008 - Andrea Aufieri
    Fonte: il Paese nuovo_quotidiano del Salento - 03 dicembre 2008

    Maurizio Crozza ripete spesso questa battuta. Ha nel carnet delle sue imitazioni più riuscite il professor Antonino Zichichi, il quale ha declinato un recente invito a Crozza Italia fornendo l’assist al comico genovese per calare il tormentone: “Non c’è bisogno che io venga, fai più divulgazione di me quando dici che la Terra ruota intorno al sole perché non trova parcheggio”.

    Sarà per questo motivo che in tv tutti gli aspetti della nostra vita sono trattati con maggiore incisività dai comici piuttosto che dai programmi appositamente preposti. E dev’essere per questo motivo che nessuno spiega per bene agli italiani le origini della nuova crisi economica mondiale. Oltre al fatto che i debiti delle banche li pagheranno loro, i contribuenti, dunque è meglio non parlarne troppo. Così, mentre nei vespai serali ci si preoccupava dei sogni erotici di Roberto Gervaso, sul satellite per Rai educational andava in onda Economix, il programma di Myrta Merlino che tratta tematiche economiche e sociali, sviscerandole con ospiti qualificati e con le domande degli universitari.
    tetto fotovoltaico


    L’ospite era Jacques Attali, economista, tecnico della politica, filantropo, scrittore di saggi e di favole. Lo scorso anno lui ed una schiera di nomi validi di tutta Europa hanno realizzato il famoso rapporto in 136 punti della cosiddetta Commissione Attali “per la liberazione della crescita” della Francia di Sarkozy. In commissione c’erano anche due epurati italiani: Franco Bassanini e Mario Monti, che per primi annunciavano la crisi mondiale e proponevano riforme per calmarla. Prima del nobel per l’economia ‘08 Paul Krugman, molto prima del piano Paulson negli States e dei pronunciamenti della Commissione europea.

    Evidentemente i non allineati della positive attitude che fa tanto stelle e strisce qui in Italia non sono graditi. La positive attitude è l’ottimismo ottuso che confida in un’automatica soluzione di ogni questione, quello che secondo molti risolse la crisi del ’29 trainato dal condottiero Roosevelt. Ma fuori dalle ipocrisie non possiamo dire che a risolvere la crisi fu il solo New deal: furono prima la guerra e poi il nuovo ordine mondiale che creava un’economia in mano al Nordamerica.

    Attali spiega come dalle precedenti otto crisi nel capitalismo siano scaturite sempre guerre e tensioni, che i primi Roosevelt con il mito dell’autarchia nazionale e dell’intervento sociale si chiamavano Mussolini e Hitler, che ad ogni depressione risponde un’espansione dell’economia globale, spesso senza controllo.

    Ora siamo di fronte alla nona crisi interna al capitalismo della storia e la cabala potrebbe dirci male. Ma abbiamo molte possibilità. Di fronte alla delicata alleanza politico-economica di Cina e Usa, l’Europa può dire la sua su tre questioni: le politiche di integrazione continentali, l’istituzione di un diritto sopranazionale che regoli il mercato globale e, nodo principale, gli investimenti in maniera esemplare nella risorsa dell’immediato futuro.

    Secondo l’economista francoalgerino, dunque, l’Europa deve guidare il passaggio dalla Greed economy alla Green economy. Il cosiddetto Capitalismo 3.0, o secondo una definizione più manualistica, la terza rivoluzione industriale, si concreterà per molti nell’evoluzione dall’avidità e dalle speculazioni che hanno gestito finora il mercato finanziario all’economia dell’altruismo.

    Altruismo perché il concetto chiave è quello di “attenzione”: ai cambiamenti climatici ed alle generazioni future, con i mezzi del contenimento degli apporti energetici prima ancora della creazione dei rispettivi indotti. L’Onu ha recepito in pieno il concetto, con il suo Global green new deal, prendendo atto della finitezza delle risorse e stimolando le economie a innovare l’industria, nei settori delle energie rinnovabili, delle tecnologie pulite, dell’agricoltura sostenibile.

    Si potrebbe dire che anche questa è positive attitude, ma non scordiamo che la crescita continua è nella natura stessa del capitalismo, come insegna l’ecologia sociale di Murray Bookchin, e che i temi della decrescita potranno stare davvero a cuore solo ai cittadini.

    Fiducia nel capitalismo ecologico, dunque. Fino alla prossima crisi.

    Note:

    Economix http://www.economix.rai.it
    Jacques Attali http://it.wikipedia.org/wiki/Jacques_Attali
    Murray Bookchin http://it.wikipedia.org/wiki/Murray_Bookchin
    Global green new deal http://www.unep.org/Documents.Multilingual/Default.asp?DocumentID=548&ArticleID=5955&l=en

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