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    Unesco DESS (Decade Educazione Sviluppo Sostenibile)

    Sviluppo sostenibile, educazione ambientale e cittadinanza attiva

    Quest’anno l’Unesco ha scelto il tema “Città e cittadinanza” e i dirigenti scolastici hanno ricevuto la seguente comunicazione: “La manifestazione ha lo scopo di sviluppare negli individui come nelle collettività capacità operative e di azione finalizzate ad una società ecologica e solidale, fondata su nuovi stili di vita, improntati su una cittadinanza consapevole e partecipata”.
    17 ottobre 2009 - Alessandro Marescotti

    Da alcuni anni nelle scuole si svolgono le cosiddette “Settimane di Educazione allo Sviluppo Sostenibile” che rientrano in un programma decennale di sensibilizzazione promosso dall’Unesco.

    Sul sito http://www.unescodess.it vi sono molteplici informazioni su tali iniziative e la sigla DESS vuol dire “Decade di Educazione allo Sviluppo Sostenibile”. L’Unesco si avvale della collaborazione delle Arpa (Agenzie Regionali Protezione Ambiente) e di diverse associazioni di volontariato fra cui Legambiente, Wwf, Rete Lilliput e altre.

    Quest’anno l’Unesco ha scelto il tema “Città e cittadinanza” e i dirigenti scolastici hanno ricevuto la seguente comunicazione: “La manifestazione ha lo scopo di sviluppare negli individui come nelle collettività capacità operative e di azione finalizzate ad una società ecologica e solidale, fondata su nuovi stili di vita, improntati su una cittadinanza consapevole e partecipata”.

    E’ importante e necessario creare nelle scuole dei gruppi di lavoro per elaborare materiali didattici e percorsi di ricerca interdisciplinari che individuino sul territorio le specifiche emissioni inquinanti che lo caratterizzato. E’ altrettanto importante avere una chiara cognizione dei “diritti di cittadinanza attiva” che nella scuola stanno facendo il loro ingresso tramite i cosiddetti “obiettivi di Lisbona” a cui si dovrebbero conformare e ispirare i programmi didattici europei.

    Proviamo ad delineare per sommi capi un percorso interdisciplinare che metta assieme sia l’educazione ambientale sia la cittadinanza attiva. Tale percorso può abituare i ragazzi (e i docenti) a intrecciare le competenze e le conoscenze di materie differenti e apparentemente distanti come tecnologia, chimica, biologia, matematica, inglese, geografia, letteratura, ecc.

    Cominciamo dall’Agenda 21 che è stata forse una delle prime conquiste orientate verso quella “strategia della partecipazione” che coniuga educazione ambientale, informazione condivisa e cittadinanza attiva. Agenda 21 è quella proposta di ampio respiro che l’Onu mise in campo nel 1992 invitando le nazioni a sviluppare un approccio collaborativo fra istituzioni e cittadini. Il fine è quello di “adottare piani di sviluppo con la partecipazione della popolazione nell'intento di coniugare lo sviluppo economico con la tutela dell'ambiente e la sostenibilità sociale”. L’Agenda 21 si può scaricare da Internet per studiarla, discuterla e proporla alle amministrazioni locali che dovrebbero a loro volta, con la collaborazione dei cittadini e delle associazioni, elaborare delle “Agende 21 locali”. Nell’ambito della geografia si può studiare la Carta di Aalborg finalizzata a partecipare al progetto di “città sostenibili”.

    Passiamo alla Convenzione di Aarhus, altro pilastro della cittadinanza attiva in campo ambientale. Questa, a differenza dell’Agenda 21, ha un valore prescrittivo. Infatti è stata recepita con legge 108 del 2001. Prevede l’informazione e il coinvolgimento dei cittadini. Anche questa andrebbe scaricata da Internet e studiata in quanto contiene una nuova generazione di diritti, spesso ignorati da chi governa.

    Arriviamo agli inquinanti. E’ un campo immenso. Una panoramica ce la può offrire il registro EPER (europeo) e il registro INES (nazionale). Ci limiteremo al settore importantissimo dei microinquinanti persistenti, quelli che oltre ad essere pericolosi per la salute hanno effetti “a lungo termine”. La loro rilevanza e pervasività è poco nota. Farne oggetto di studio a scuola sarebbe una “svolta” formativa e informativa. A scuola si potrebbe studiare il Protocollo di Aarhus sui microinquinanti organici persistenti. E’ stato recepito per legge nel 2006. Già nel 2001 la Commissione Europea aveva elaborato una strategia per la riduzione delle diossine e dei furani. Non sarebbe sbagliato parlare in classe degli alimenti che possono contenere diossina. E perché non scaricare da Internet anche il Dioxin Toolkit, un documento ONU che contiene l’elenco dettagliatissimo delle fonti di diossina? E’ tutto in inglese e sarebbe un’ottima esercitazione tradurlo in italiano. Per altre indicazioni sui percorsi di educazione ambientale si rinvia a www.peacelink.it/ecologia sono stati organizzati anche file di utilità didattica e link per l’educazione ambientale.

    Non dovrebbe infine mancare nella scuola un approccio letterario con testi di poesia e saggezza, come quelli degli indiani d’America, o di Francesco d’Assisi, o dei pastori nomadi del Kenya i quali seppero tramandare questa massima di grande attualità: "Tratta bene la Terra. Non ci è stata data dai nostri padri, ci è stata prestata dai nostri figli".

    Alessandro Marescotti

    Docente di Lettere dell’Istituto Righi

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