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    Giuro che per nessuna ragione al mondo avrei voluto scrivere questo articolo...

    Uranio impoverito sulla Murgia?

    La correlazione fra leucemie e contatto con tracce di uranio impoverito usato in operazioni militari si fa sempre più chiara.
    25 febbraio 2004 - Giorgio Nebbia
    Fonte: "La Gazzetta del Mezzogiorno", 8 febbraio 2004

    Giuro che per nessuna ragione al mondo avrei voluto scrivere questo articolo: ho sempre sperato che nessuno dei soldati italiani o delle persone che si sono trovate nei luoghi in cui sono state usate armi all'uranio impoverito, potesse, anche solo come sospetto, essere colpito dalle malattie che erano state annunciate come possibili e probabili, anche su questo giornale, più volte, dal 1999. Questa speranza sta svanendo con l'aumentare dei casi di leucemia che si manifestano anche fra i nostri soldati, così come si sono manifestati da anni nei soldati americani che hanno partecipato già alla prima guerra del Golfo del 1991.
    La correlazione fra leucemie e contatto con tracce di uranio impoverito usato in operazioni militari si fa sempre più chiara. Quando è stato denunciato l'uso di proiettili all'uranio impoverito nella ex-Jugoslavia, dove operavano anche soldati italiani era disponibile un'ampia conoscenza dei danni biologici conseguenti tale uso. Allora si chiamava "Sindrome del Golfo" e si stava manifestando in un numero crescente di veterani della guerra del 1991.
    Tutto era cominciato quando le fertili menti degli ingegneri militari americani hanno trovato un "utile" impiego per le grandi quantità di uranio che residuava dalle operazioni di arricchimento dell'uranio necessario per le centrali nucleari o per le bombe atomiche.
    Nell'uranio naturale l'isotopo 235, che è quello che subisce fissione, liberando energia, in forma controllata nelle centrali nucleari e in forma violenta ed esplosiva nelle bombe nucleari, è presente in piccola quantità: circa 7 grammi per kilogrammo. Bisogna perciò sottoporre grandissime quantità di uranio naturale a speciali processi industriali per ottenere uranio "arricchito", contenente cioè maggiori quantità di uranio-235."utile" per l'elettricità o per le bombe. Occorrono circa 6 chili di uranio naturale per ottenere un chilo di uranio arricchito al 3 percento, adatto per centrali nucleari, e si formano insieme cinque chili di residui di uranio "impoverito", cioè con bassa concentrazione dell'uranio-235.
    Nella fabbricazione di un chilo di uranio "arricchito", della qualità "da bomba atomica", restano, come sottoprodotti, circa 150 chili di uranio impoverito. Era "un peccato" lasciare inutilizzate così grandi quantità dell'ancora prezioso uranio impoverito, un metallo pesante, molto resistente agli urti; gli ingeneri militari hanno pensato di impiegarlo nei proiettili da cannone, tanto più che, quando urta un corpo, per esempio la corazza di un carro armato, reagisce con l'ossigeno dell'aria sviluppando altissime temperature che fanno fondere qualsiasi altro metallo
    "Ideale", quindi, per impieghi militari, a parte l'inconveniente che durante l'urto l'uranio dei proiettili si trasforma in finissime polveri di ossido di uranio che si disperdono nell'aria e che ricadono al suolo, polveri tossiche e radioattive. Anche se la loro radioattività è bassa, le polveri di ossido di uranio impoverito, quando entrano nel corpo umano, nei polmoni, attraverso il contatto con le mani, si fissano e continuano a emanare radioattività che si è rivelata responsabile delle leucemie, osservate già dal 1995 in avanti, nei reduci della prima guerra del Golfo, e poi nei reduci delle successive operazioni in Bosnia e Kosovo, così come è possibile che tali malattie da esposizione a uranio impoverito compaiano nei reduci delle guerre dell'Afghanistan, della seconda guerra del Golfo del 2003, dovunque insomma, sono stati usati proiettili contenenti uranio impoverito. Lo dimostrano le preoccupazioni dei governi giapponese e olandese, nel momento in cui viene deciso l'invio di truppe dei rispettivi paesi in questi teatri di guerra.
    Le conseguenze sanitarie del contatto con l'uranio impoverito pone problemi etici --- se si ha diritto di usare consapevolmente armi che provocano malattie nei soldati e nella popolazione civile, uso espressamente vietato da molte convenzioni internazionali --- e problemi economici: il risarcimento dei soldati malati e delle loro famiglie. I governi naturalmente vogliono evitare --- sta succedendo anche con i reduci italiani --- di riconoscere, con un compenso in denaro, che i loro soldati sono stati esposti a pericoli provocati da armi vietate. I governi perciò mobilitano campagne che negano la relazione fra esposizione all'uranio impoverito e malattie, e la rete Internet è piena di queste volonterose dichiarazioni d'ufficio che cercano di scagionare i governi, approfittando anche del fatto che le malattie compaiono anni dopo l'esposizione e l'assorbimento di polveri radioattive.
    Il doloroso caso del soldato Melis ripropone una serie di interrogativi che vengono fatti ormai da tredici anni e che richiedono risposte esplicite non solo negli atti di commissioni praticamente inaccessibili, ma davanti alla popolazione, alle madri dei ragazzi che sono stati esposti, senza saperlo, all'uranio impoverito. La prima domanda riguarda dove e in quale quantità sono stati impiegati proiettili contenenti uranio impoverito nelle guerre che hanno coinvolto anche soldati italiani, sia direttamente, sia anche dopo che il conflitto era finito lasciando terreni contaminati: la prima guerra del Golfo, la guerra nella ex-Jugoslavia, la guerra in Afghanistan, la seconda guerra del Golfo ? Sono state fornite adeguate informazioni e prese le necessarie precauzioni ?
    Una seconda domanda riguarda l'uso di proiettili all''uranio impoverito --- che sembrano di dotazione normale per gli eserciti moderni --- sul territorio italiano durante le esercitazioni ? dove ? in Sardegna, sulla Murgia ?
    Una terza domanda: non credono, i governi della Terra, che sia tempo di arrivare finalmente al divieto totale della produzione, del possesso, dell'uso di armi che possono spargere radioattività nell'ambiente, come fa l'uranio impoverito, rivelandosi in questo caso un'arma "di distruzione di massa" dal momento che i suoi residui, finite le operazioni militari, contaminano vasti territori su cui passano e abitano le popolazioni civili, oltre alle truppe di successiva occupazione ?.
    Quante persone, militari, civili, ragazzi, soprattutto bambini, sconosciuti, ma certo ugualmente nostri fratelli, sono ammalati e sono morti per le polveri di uranio impoverito, code avvelenate delle guerre che sono passate nel loro territorio, spesso per banali motivi come il possesso o l'accesso al petrolio o a minerali o materie prime ?
    Raccomando, a chi vuole saperne di più --- e ai parlamentari che dovranno decidere l'ulteriore presenza di soldati italiani in zone contaminate da uranio impoverito --- la seconda edizione (la prima fu tradotta anche in italiano) del libro dell'americana Helen Caldicott, "Il metallo del disonore", e il recente libro della studiosa svizzera Anne Gut, "Contributi al dibattito sull'uranio impoverito" (), considerato mortale, pericoloso e indiscriminato. Non a caso gli autori sono due donne, quelle che forse possono meglio capire che cosa significa essere madri e vedove di persone sacrificate sull'altare delle avventure militari.
    Se volessimo davvero aiutare i paesi in cui le armi straniere hanno lasciato i loro veleni, dovremmo cominciare a finanziare rilevamenti, indagini, controlli, sulla presenza di residui radioattivi nei loro territori per evitare l'ulteriore diffusione, nei corpi umani, di civili e militari, del "metallo del disonore".

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