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    La palla nucleare in mano ai "big"

    Come ha potuto il Giappone, una terra sismica dove, alla fine della seconda guerra mondiale, sono state sganciate due bombe atomiche, che hanno fatto nascere una forte cultura contraria alle armi nucleari, arrivare ad abbracciare, solo pochi decenni più tardi, l'energia nucleare?
    18 luglio 2011 - Eric Johnston
    Fonte: The Japan Times Online - 16 luglio 2011

    members of the japan atomic commission

    OSAKA - Ecco un racconto i cui personaggi principali sono due ex primi ministri, un sospetto criminale di guerra, agente della CIA e barone dell’informazione del dopoguerra, e il " Charles Lindbergh del Giappone ", un pilota esuberante che ha spinto la gente a cercare uranio nei loro giardini.

    Sono coinvolti inoltre migliaia di politici, burocrati, tecnici e media pro-nucleare noti a tutti in Giappone come "villaggio dell'energia nucleare".

    Allo stesso tempo, è la storia di coloro che si opponevano al nucleare fin dall'inizio, avvertendo dei pericoli potenziali e sostenendo da decenni che l'energia nucleare non è sicura come pubblicizzato, ed i reattori potrebbe essere seriamente danneggiati in caso di terremoto.

    La saga ha inizio nell'estate del 1953. Il futuro primo ministro Yasuhiro Nakasone era allora un giovane politico e studiava all'Università di Harvard. Seppe da professori a cui era collegato politicamente, che gli Stati Uniti stavano per autorizzare la diffusione delle conoscenze e della tecnologia per la costruzione delle bombe atomiche per l’uso pacifico dell’energia nucleare.

    Nel dicembre 1953, il presidente Dwight D. Eisenhower annunciò la sua iniziativa "Atomo per la Pace" per fornire la tecnologia nucleare degli Stati Uniti ad alleati poveri di risorse naturali come il Giappone, che volessero utilizzare l'atomo.

    Shoriki era stato in carcere, dopo la seconda guerra mondiale, come sospetto criminale di guerra di Classe-A e inviato alla prigione Sugamo di Tokyo. Ma fu rilasciato un paio di anni dopo, senza essere accusato e probabilmente divenne un informatore della CIA.

    Shoriki era, come il suo amico Nakasone, un forte sostenitore del nucleare e sotto la sua guida, la Yomiuri aprì la strada alla vendita di energia nucleare al pubblico come fonte di energia sicura, affidabile e pacifica.

    Il giorno di Capodanno del 1954, il giornale (Yomiuri Shimbun ) iniziò una serie di articoli intitolati " Finalmente,il Sole è stato catturato", celebrando i benefici dell'energia nucleare.

    Malgrado l’incidente della Fukuryu Maru No. 5 del 1 ° marzo 1954, in cui 23 pescatori giapponesi restarono esposti alla ricaduta nucleare del test della bomba all'idrogeno americana lanciata sull’atollo di Bikini, che rinforzò la preoccupazione dell'opinione pubblica anti-nucleare, nello stesso mese, la Dieta, approvò il primo budget per la ricerca giapponese sull'energia nucleare, per un valore di ¥ 235.milioni.

    La serie di articoli del giornale Yomiuri e la Fiera di Tokyo del 1955 sulle meraviglie del nucleare, promossa anche da Shoriki, giocò un ruolo decisivo nel lancio della febbre dell’ uranio a metà degli anni 1950.

    Ma, come osserva il giornalista Toru Takeda nel suo libro "Questo è il modo in cui siamo diventati una superpotenza nucleare," è stata l'attività di Zensaku Azuma, un aviatore seducente e popolare, che nel 1930 attraversò in solitaria gli Stati Uniti, l’Europa e l’Asia, e che conquistò i titoli della stampa.

    Nel 1955, Azuma scoprì giacimenti di uranio naturale nelle terre al confine tra le prefetture di Tottori e Okayama, e la sua scoperta spinse molti a comprare contatori Geiger e tentare la fortuna.

    Azuma incoraggiò la gente a far diventare l’uranio parte del loro stile di vita, dicendo che era salutare. Fece crescere verdure nei campi con tracce di uranio e presto altri "imprenditori dell’uranio" lo seguirono.

    Una donna di nome Yoshiko Hibi vendette il suo sake di Gifu contenente tracce di uranio, e sorgenti di acqua calda prodotta da infiltrazioni di uranio furono pubblicizzate per questo fatto, questo è quanto riporta il libro di Takeda.

    "Nel 1950, la critica sulla ricerca nucleare era circoscritta ad una parte della comunità accademica. Tuttavia, il boom dell'uranio non era poi così grande. Dalla fine del 1960, le critiche della gente crebbero, anche se proprio allora i reattori iniziarono ad essere prodotti su larga scala. Preoccupazioni per l'ambiente e l'inquinamento erano anche sentite e l'energia nucleare era il simbolo di queste preoccupazioni ", dichiarò Hitoshi Yoshioka, professore presso la Scuola Universitaria di Kyushu, esperto di studi sociali, culturali e di storia dell’energia nucleare in Giappone.

    Shoriki fu eletto alla Dieta nel 1955 e premiato per i suoi sforzi per promuovere l'energia nucleare nei primi mesi del 1956, diventando il primo capo della appena creata Commissione per l’ Energia Atomica Giapponese.

    Eppure, nonostante il crescente sostegno pubblico, il governo era preoccupato per quello che avrebbe dovuto pagare come risarcimento assicurativo in caso di incidente nucleare.

    Nel 1960, l’Agenzia della Scienza e Tecnologia chiese al Forum Giapponese per l’Industria Atomica, composto per lo più di aziende del settore nucleare, di preparare un calcolo approssimativo di spesa. La conclusione fu che nel peggiore dei casi, il governo avrebbe dovuto affrontare una spesa di 3,7 trilioni di ¥ in azioni di risarcimento. Al momento, il bilancio nazionale era di circa 1,7 trilioni di ¥ .

    Il governo nasconde i dettagli del rapporto per 40 anni, fino a quando non venne alla luce nel 1999 durante una interrogazione alla dieta. Ma nel 1961, la Dieta approvò la legge sul risarcimento dei danni nucleari, che esentava gli operatori nucleari da ogni responsabilità "nel caso in cui il danno sia causato da un grave disastro naturale di carattere eccezionale o da un'insurrezione".

    Nove anni dopo, nel marzo 1970, ci fu l'Expo di Osaka. Una parte dell'energia elettrica utilizzata proveniva dall’ impianto nucleare n. 1 di Tsuruga nella prefettura di Fukui, che iniziò a funzionare nello stesso mese. Qualche altro reattore, incluso il n ° 1 dell’impianto di Fukushima, aprì durante i successivi due anni. Ma la corsa vera per la costruzione degli impianti cominciò dopo il 1974.

    La nazione per la prima volta intraprese una class-action per fermare la costruzione di una centrale nucleare a Ikata, nella Prefettura di Ehime – fu archiviata nel 1973 (i querelanti avrebbero probabilmente perso) e il governo si preoccupò veramente.

    Preoccupato che altre cause legali fossero promosse dal crescente movimento antinucleare, il primo ministro Tanaka Kakuei proclamò tre nuove leggi per garantire fondi per nuove strade locali, ponti, centri comunitari e progetti di opere pubbliche da offrire ai governi locali in cambio del permesso di costruire reattori nucleari.

    "Costruiremo quello che non può essere costruito a Tokyo al di fuori di Tokyo, in modo che il denaro scorrerà fuori da Tokyo", scrisse Tanaka nel suo libro del 1972 "Ricostruire il Giappone. Un piano per ristrutturare l'Arcipelago giapponese"

    Nel corso dei due decenni successivi, tre prefetture, Fukui, Fukushima e la prefettura di Niigata, luogo di nascita di Tanaka, costruirono centrali nucleari. Oggi, queste tre prefetture ospitano 30 dei 54 reattori commerciali del Giappone.

    Per governi locali a corto di liquidi, accettare di ospitare una centrale nucleare può significare fino a ¥ 45 miliardi di aiuti erogati durante il tempo che intercorre tra l’approvazione dei lavori ed il momento in cui il reattore diventa operativo. E questo non include finanziamenti aggiuntivi per altri miliardi di yen da parte della proprietà degli stabilimenti, o altre forme di sussidi che la prefettura può offrire.

    Tra il 1974 e il 1987, più di 30 centrali elettriche sono state costruite in una dozzina di prefetture i cui governi erano ansiosi per i soldi che sarebbero arrivati.

    L'incidente di Three Mile Island nel 1979 e il disastro di Chernobyl nel 1986, portarono la paura che nubi radioattive raggiungessero il Giappone e che contaminassero i prodotti alimentari. Questo portò i giapponesi anche a considerare la possibilità di un incidente analogo a casa loro.

    Il Centro per l’Informazione Nucleare per i Cittadini fu fondato nel 1975 dal professore di chimica nucleare Jinzaburo Takagi e da altri come una organizzazione antinucleare per l’ educazione pubblica su tutti gli aspetti dell’energia atomica.

    Dopo Chernobyl, il gruppo intensificò l’ attività per fermare non solo gli stabilimenti convenzionali di uranio già in funzione, ma anche i progetti per la costruzione di uno stabilimento di riconversione del combustibile usato per creare un carburante misto di uranio-plutonio (MOX).

    Nel 1985, la prefettura di Aomori disse che avrebbe approvato la costruzione di uno stabilimento di riconversione, un impianto di arricchimento dell'uranio, e di centri di stoccaggio rifiuti di basso e alto livello nucleare. Mentre l'impianto di arricchimento ed i due centri di stoccaggio sono ora in funzione, problemi tecnici e le complicazioni locali hanno tormentato l'impianto di ritrattamento.

    Questo impianto originariamente doveva iniziare le operazioni commerciali nel dicembre 1997, data che fu ritardata 18 volte, secondo il CNIC, tanto che l'impianto è attualmente ancora in fase di collaudo finale. Quando entrerà in funzione, avrà una capacità massima per riconvertire 800 tonnellate di combustibile esausto e produrre 8 tonnellate di plutonio l'anno.

    Per questo motivo, lo stabilimento Rokkasho ( questo è il nome) è stato a lungo oggetto di controlli internazionali per timore che il combustibile arricchito fosse utilizzato per armi nucleari.

    Un messaggio decriptato del Dipartimento di Stato americano del 1 febbraio 1977, riporta la preoccupazione ufficiale degli Stati Uniti sulla ricerca giapponese nei processi di riconversione, espressa dal vicepresidente Walter Mondale al Primo Ministro Takeo Fukuda durante un loro incontro.

    "Impianti di riconversione che potrebbero produrre materiali militari sono semplicemente fabbriche di bombe. Vogliamo collaborare (con il Giappone) a tenere il problema sotto controllo", riporta il messaggio.

    La metà degli anni 1980 vide anche il Giappone perseguire la realizzazione del reattore autofertilizzante Monju nella prefettura di Fukui, progettato per bruciare il combustibile MOX.

    Ancora una volta, le preoccupazioni degli Stati Uniti sulla proliferazione di materiale nucleare portò a negoziati e ad un accordo bilaterale del 1988, che prevedeva che entrambi i paesi notificassero formalmente e reciprocamente il trasferimento di materiali nucleari direttamente, o inviati tramite un paese terzo.

    Negli anni 1990 avvennero numerosi incidenti, in particolare lo scoppio di un tubo di raffreddamento al sodio a Monju che causò un incendio. Si cercò di insabbiare l'incidente, e lo stabilimento restò chiuso per 15 anni. Nel maggio 2010, l'impianto è stato riattivato per un breve periodo.

    Nell'autunno del 1999 si apprese che i dati relativi ad una spedizione di combustibile MOX dal Regno Unito ad uno degli stabilimenti Kansai Electric Power erano stati falsificati. Il carburante fu rimandato in Gran Bretagna.

    Giorni dopo, il 30 settembre 1999, tre operai restarono colpiti da dosi elevate di radiazioni in uno stabilimento di riconversione del combustibile nucleare a Tokai, prefettura di Ibaraki, quando accidentalmente superarono il punto di criticità mescolando insieme quantità di uranio troppo altamente arricchito. Due operai morirono e 119 persone restarono esposte per più di 1 millesimo di secondo alle radiazioni. I lavoratori non avevano rispettato le procedure operative di sicurezza.

    Gli incidenti Monju e Tokai resero evidente una forma di lassismo nel rispetto delle misure di sicurezza tra gli operatori di energia nucleare, cosa che avrebbe portato ad altri scandali e morti.

    Nel 2002, fu scoperto che la Tokyo Electric Power Co. falsificava i rapporti di ispezione e copriva gli incidenti relativi alla sicurezza. Alla fine furono scoperti più di 200 rapporti falsi presentati dalla Tecpo tra il 1977 e il 2002

    Documenti redatti approssimativamente coinvolsero la KEPCO nell'agosto del 2004, quando si ruppe un tubo del vapore del reattore n. 3 di Mihama, causando ustioni a quattro lavoratori fino ad ucciderli. Il tubo si era fortemente corroso e non era mai stato controllato nei suoi 28 anni di funzionamento.

    Cambiamenti nelle misure di sicurezza seguirono ogni incidente. Ma agli avvertimenti sui terremoti, il “villaggio dell’energia nucleare giapponese” ha continuato a rispondere che gli impianti erano sicuri.

    Eppure, quando il centro nucleare di Kashiwazaki-Kariwa nella prefettura di Niigata è stato colpito da un terremoto di magnitudo 6,8 nel luglio 2007, la TEPCO, il governo centrale e l'Agenzia internazionale per l'energia atomica sono stati costretti ad ammettere che la forza del sisma aveva superato lo standard utilizzato per la progettazione.

    Ma nel 2007, il Giappone già aveva 54 dei 442 reattori nucleari esistenti al mondo e progetti di costruirne ancora di più. In uno dei paesi del mondo più soggetti a terremoti, hanno prodotto una media del 30% del fabbisogno annuale di elettricità della nazione. Un sogno iniziato mezzo secolo prima era ormai una realtà, e le poche voci che obiettavano che un altro terremoto di grandi dimensioni avrebbe potuto trasformare il sogno in un incubo furono minimizzate o ignorate, obiezione suffragata purtroppo dai tragici risultati.

    "E 'necessario per i giapponesi riflettere sulla storia dell’energia nucleare, ma non ci siamo ancora arrivati", ha detto Yoshioka, professore della Kyushu University. "Ci sono molti modi per riflettere. Ma il problema più grande è che, ancora oggi, in Giappone le élites vedono l'energia nucleare come il simbolo di un paese di prim'ordine."

    Tradotto da Ernesto Celestini.
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