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    Cassiopea: quando una sentenza fa più danni del reato che intende punire

    5 ottobre 2011 - CO.RE.ri.

    Da qualche giorno, insieme ai rifiuti tossici sparsi per l'intero territorio regionale, è stata intombata anche l'inchiesta Cassiopea.
    Avviata nel 1999 dal Pubblico Ministero Donato Ceglie della procura di Santa Maria Capua Vetere, l'inchiesta ha visto coinvolti numerosi industriali che, grazie alla complicità della malavita locale, sversavano nelle campagne del napoletano e del casertano migliaia di tonnellate di materiale tossico, scarto delle lavorazioni delle industrie siderurgiche, metallurgiche, cartarie e conciarie del nord Italia.
    Le clamorose lungaggini del processo, dovute ad un indecente e non casuale "palleggio" di carte e ben 120 faldoni tra la Procura di S. Maria Capua Vetere e  quella di Napoli per stabilire la relativa competenza territoriale, ha determinato uno slittamento della prima udienza preliminare di oltre 6 anni, consentendo che alcuni dei reati minori, di cui erano accusati i 95 imputati, finissero in prescrizione.
    Ma, fatto ancora più grave, il Giudice dell'udienza preliminare, Giovanni Caparco, ha stabilito il non luogo a procedere per capi di imputazione gravissimi, quali  l'associazione a delinquere, il disastro ambientale e l'inquinamento delle falde acquifere.
    Un vero e proprio squasso giudiziario che, al di là dell'assoluzione dei 95 imputati, ha l'infausto effetto di minimizzare, se non annientare, la portata delle gravissime ed incalcolabili ferite inferte al territorio campano ed alla salute dei suoi cittadini, con un'ipoteca incalcolabile sulla salute delle future generazioni che ha il sapore di un crimine contro l'umanità.

    Di fronte ad un simile scempio, parte della stampa locale ha assunto atteggiamenti provocatori verso il Dott. Ceglie, pubblico ministero che ha avuto il grande merito di scoperchiare la pentola delle più oscure nefandezze ambientali che si compivano sul nostro territorio; compito della stampa dovrebbe essere, a nostro avviso, piuttosto quello di domandarsi per quale motivo alle conclamate devastazioni del territorio, ormai saturo fino all'evidenza di rifiuti tossici, non ne sia conseguita, nella vicenda Cassiopea, l'individuazione dei colpevoli, pur in presenza di filmati, intercettazioni telefoniche e altri innumerevoli elementi probatori.
    A simili vicende si sommano, come ulteriore elemento di indebolimento dell'azione di contrasto alle ecomafie, le recenti improvvide intenzioni manifestate dal legislatore, tra le quali registriamo il tentativo di abolizione dei certificati antimafia e l'ipotesi di abbandono del sia pur inadeguato sistema di controllo satellitare denominato Sistri.

    Come comitati ed associazioni ambientaliste che da anni si occupano della tutela del territorio campano, pretendiamo che la Procura proponga appello avverso la sentenza di proscioglimento intervenuta nella vicenda cd. Cassiopea, al fine chiarire una storia che scandalizza le nostre coscienze e mina la credibilità delle istituzioni.

    Chiediamo conseguentemente che la più alta carica dello Stato ed il Consiglio Superiore della Magistratura osservino con attenzione l'evolversi della vicenda Cassiopea, per la sua importanza e per l'innegabile rilievo che essa ricopre nell'ambito delle necessarie azioni di contrasto al sistema delle ecomafie.

    Napoli 5/10/2011

    CO.RE.Ri. - Coordinamento Regionale rifiuti Campania
    Federazione Assocampaniafelix
    Cittadini campani per un piano alternativo dei rifiuti

    Assise della Città di Napoli e del Mezzogiorno d'Italia

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