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    L'Europa smantella il Ponte

    Strasburgo boccia il progetto sullo stretto di Messina. Il governo: ma noi lo faremo lo stesso
    12 marzo 2004 - C.L.


    Per i faraonici progetti del governo Berlusconi si tratta di uno schiaffo che arriva dritto dritto da Strasburgo. Approvando un emendamento presentato dalla Verde Monica Frassoni, il parlamento europeo ha bocciato ieri il Ponte sullo Stretto di Messina considerandolo un progetto inutile e troppo costoso. Il voto non rappresenta una cancellazione dell'opera dall'elenco di quelle considerate prioritarie per l'Unione ma di fatto ne rimanda l'approvazione escludendola, almeno per ora, dalla possibilità di accedere ai finanziamenti comunitari. Una decisione che è anche un duro colpo per l'immagine italiana, visto che si tratta una sconfessione della politica del governo per quanto riguarda le grandi opere. E infatti le prime reazioni sono rabbiose: mentre da una parte si accusano di antimeridionalismo gli eurodeputati italiani favorevoli all'emendamento, dall'altra si ribadisce la volontà di non fermarsi nella costruzione del Ponte, ignorando le preoccupazioni espresse da Strasburgo. «La cosa non è così definitiva, bisognerà che il Parlamento contratti con il Consiglio per arrivare a una conclusione che io mi auguro positiva», minimizza da Bruxelles il ministro delle Attività produttive Antonio Marzano. Che subito si affretta ad aggiungere: «Naturalmente il governo è determinato a costruire il Ponte. Constatiamo con dispiacere che su iniziativa di italiani non si è fatto l'interesse dell'Italia». E da Roma il ministro delle Infrastrutture Piero Lunardi conferma: «Il voto non incrina minimamente la decisione assunta dal governo italiano di realizzare il Ponte sullo Stretto». Seppure non vincolante, quella di Strasburgo non è neanche una decisione puramente simbolica. Specie se si considera che la bocciatura segue di pochi giorni la scelta del Tar della Sicilia di rinviare alla Consulta la legge che consente la costruzione della «madre» di tutte le grandi opere promesse da Berlusconi, sospettandone l'illegittimità costituzionale.
    Per il Ponte insomma tira proprio una brutta aria. E non solo in Italia. Al contrario di quanto accaduto lo scorso 17 febbraio, quando un analogo emendamento venne bocciato anche grazie ai voti dei liberali, gruppo di cui fanno parte molti deputati della Margherita a partire da Francesco Rutelli, ieri a votare a favore è stato uno schieramento trasversale destra-sinistra che comprendeva, oltre a Verdi, socialisti e sinistra, anche i liberaldemocratici, riuscendo così a raccogliere 231 sì contro 189 no più l'astensione del leghista Mario Borghezio. «Finalmente - esulta Monica Frassoni - viene cancellato un progetto insostenibile dal punto di vista ambientale, ingiustificato dal punto di vista dei flussi di traffico, scandaloso per le enormi risorse finanziarie pubbliche che avrebbe sottratto a investimenti urgenti per gli stessi cittadini siciliani e calabresi».
    Per il governo italiano la strada adesso è tutta in salita e dovrà lavorare sodo per ricollocare il progetto nella lista delle 30 opere prioritarie per la Ue, quattro delle quali sono italiane. Secondo l'Europarlamento, infatti, perché il Ponte possa avere il via libera definitivo «è necessario effettuare un'ulteriore valutazione ambientale strategica nonché un'analisi costi-benefici sul piano socioeconomico, prima di decidere di classificarlo o meno come progetto comunitario». La prospettiva è l'apertura di una trattativa tra Consiglio dei ministri dei Trasporti, favorevole al Ponte, e Parlamento europeo, in cui molto probabilmente ogni paese deciderà di approfittarne per riscrivere la lista delle grandi opere, inserendo quelle escluse in precedenza e allungando così i tempi. Una prospettiva che non piace a Piero Ciucci, amministratore delegato della società incaricata di realizzare il Ponte, che anzi ha annunciato per imminente la pubblicazione del bando di gara per il proseguimento dei lavori.

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