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    L'amianto continua a mietere vittime

    Cinquemila persone l’anno perdono la vita per colpa della fibra nociva Il picco di mortalità è atteso per il 2010 causa la latenza delle patologie
    20 marzo 2004 - Marcello Curzio
    Fonte: www.avanti.it 15.03.04


    “L'amianto è un killer silenzioso che uccide meglio dei sicari di mafia e stidda". Pensieri e parole di un pugno di operai della "Soilam Gfm", un'azienda di San Cataldo, anonimo e brutto paesone della provincia siciliana di Caltanissetta. E' questo, in breve, il loro commento dopo il rinvio a giudizio dei fratelli Santo, Giuseppe e Salvatore Marcenò, amministratori dell'azienda che saranno processati per il reato di "lesioni gravissime". A prendere questa decisione, è stato, alcuni giorni fa il gup Paolo Fiore. Secondo l'accusa, nove dipendenti della Soilam Gfm avrebbero contratto affezioni polmonari a seguito della presenza di amianto nello stabilimento. Il processo avrà inizio l'11 maggio. Ma, in queste settimane, la Sicilia è sotto i riflettori anche per un'altro caso di morti legate all'amianto. Nel 2003, la procura della Repubblica di Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina, ha aperto un'inchiesta per omicidio colposo contro quattro dirigenti della "Sacelit", un'azienda che dal 1958 al 1993 ha prodotto materiale per l'edilizia e l'idraulica in amianto-cemento.Il primo caso di tumore risale al 1978, i primi prepensionamenti al 1983. 212 sono in tutto le persone che hanno lavorato nello stabilimento messinese,di questi ben 77 sono morti per malattie direttamente collegabili all'amianto. Per 119 c'è stato il riconoscimento della malattia professionale, mentre altri sei hanno avviato le pratiche per ottenere una rendita.Fino a oggi, 18 sentenze hanno obbligato la "Sacelit" a risarcire altrettanti ex operai per il "danno biologico subito". Stessa scena, o quasi, qualche anno fa alla Sofer di Pozzuoli (nella foto), la fabbrica killer dei Campi Flegrei. "Morire per i profitti: L'amianto alla Sofer. Una denuncia di parte operaia": Era questo il titolo di un libro bianco curato da un operaio della fabbrica puteolana, Franco Rossi e da un insegnante, Andrea Vitale per denunciare i numerosi decessi dei lavoratori a contatto con l'amianto. Nel libro vennero affrontate le lunghe battaglie intraprese dagli operai, che quotidianamente si trovavano a contatto con l'amianto, per un ambiente di lavoro sano, le malattie tipiche che comporta l'esposizione all'amianto, quali asbestosi, calcinoma polmonare e mesotelioma che hanno ammazzato almeno 50 lavoratori della Sofer tra il 1973 e il 1998, e la condanna per dieci dirigenti della fabbrica per omicidio colposo. Ai familiari delle vittime, al momento, è stato riconosciuto solo un anticipo di risarcimento di 60 milioni. La Sofer ha provveduto, a partire dagli anni sessanta, alla coibentazione prima e alla scoibentazione successivamente di carrozze, locomotori ed elettrotreni per le "vecchie" Fs, tutte ad alto contenuto di amianto. La parola amianto deriva dal greco asbestos. Significa inestinguibile, indistruttibile. Proprio per questa sua resistenza il materiale (che ricorda il cotone) è stato impiegato in Italia dal dopoguerra, con il nome "comune" di eternit, appunto. Dei danni provocati dall'amianto si parla già nel 1907. Ma è solo negli anni Sessanta che la comunità scientifica riconosce che il materiale può provocare il cancro. Le malattie collegate all'inalazione della fibra killer sono tre: l'asbestosi, che riduce le capacità polmonari e può portare anche alla morte; il mesotelioma, un tumore che può colpire il rivestimento dei polmoni (pleura) e degli organi addominali (peritoneo); il carcinoma polmonare, forma di cancro molto diffusa. Comunque, nonostante queste correlazioni fossero note da tempo, l'estrazione, l'importazione e la produzione continuano fino al 1992, anno in cui la legge 257 mette al bando l'amianto. La norma, però, è stata attuata solo in parte. Se dal 1994 è cessato il commercio, stessa efficacia non hanno avuto le attività di bonifica. Nel 2000 la commissione parlamentare d'inchiesta sul circolo dei rifiuti ha confermato: su tutto il territorio nazionale ci sono 23 milioni di tonnellate d'amianto. Rimangono ancora ad altissimo rischio: gli abitanti di case inquinate dalle fibre, i familiari degli ex lavoratori esposti e le case accanto ai numerosi siti dove si aspetta lo smaltimento. Ogni anno muoiono per l'amianto tra le 4 mila e le 5 mila persone. Il tempo di latenza delle malattie è molto lungo: dai 20 ai 50 anni. Per questo, il picco della mortalità è atteso nel 2010. Gli epidemiologi hanno già fatto il conto finale: nei prossimi vent'anni, nei sei paesi europei più importanti, duecentocinquantamila persone moriranno solo per mesotelioma. A Taranto - ma non solo - si continua a morire di amianto. Lavoratori e residenti nelle vicinanze dell'ex Italsider - ora Ilva - pagano il prezzo principale della massiccia presenza del materiale dalle comprovate proprietà cancerogene. Nonostante se ne conosca dal 1929 la pericolosità, ed esista dal '92 unalegge che ne impone la rimozione dai luoghi di lavoro, all'Ilva di Taranto non si riesce ancora ad avere neppure una mappa dei punti in cui l'amianto è concentrato. Nuovi e vecchi operai continuano così a trapestare in mezzo a nuvole di polvere che ne distruggono la salute.Le statistiche parlano chiaro: le morti per neoplasie polmonari sono diventate, nel 2003, 253 a Taranto e provincia; 111 delle quali nella sola città pugliese.Emblematico poi il caso della palazzina Laf - il "reparto confino" dell'Ilva - cui venivano destinati tutti i "rompiscatole" della fabbrica, quelli che non si piegavano al diktat padronale. In una causa di lavoro, persino il giudice si è sentito in dovere di richiamare alle proprie funzioni di tutela dei lavoratori il sindacato che, sulla vicenda della palazzina, confessava - durante una testimonianza - di "non aver fatto nulla sull'emergenza amianto". A Sesto San Giovanni, in provincia di Melino,invece, il processo che vedeva imputati due dirigenti della ex Breda Fucine di Sesto S.Giovanni per l'omicidio colposo di sei lavoratori e lesioni gravissime ad un settimo si è concluso con l'assoluzione degli imputati "perché il fatto non sussiste". Alla lettura della sentenza gli ex compagni di lavoro e i familiari contestarono duramente la sentenza, aprendo striscioni e gridando la loro rabbia. Dopo 11 anni di lotte, 19 denunce archiviate e 70 lavoratori uccisi dal killer amianto, il primo processo che ha portato sul banco degli imputati due dirigenti Breda si concluse con l'assoluzione dei dirigenti di una fabbrica che, come accusavano operai e sindacati, "tutto sapevano e nulla hanno fatto per evitare centinaia e centinaia di morti annunciate". Che fare? La prima arma è la denuncia, subito dopo ci vuole un'adeguata campagna di sensibilizzazione dell'opinione pubblica. "Bonificare non è sempre la soluzione migliore" spiega Fabrizio Fabbri di Greenpeace. "Si rischia infatti di provocare più guai di quanti ne crei l'amianto lasciato lì dov'è. Bisogna tenere presente che un'operazione di bonifica produce ulteriori rifiuti da smaltire e rilascio di fibre nell'atmosfera. E' più opportuno, come peraltro già previsto dalla legge, stilare una lista degli edifici, e agire solo su quelli considerabili a rischio, perché pericolanti o adibiti a usi particolari, come le scuole". Un grido d'allarme contro la morte silenziosa causata dall'amianto. Questo,infine, il senso del dossier, curato da Edoardo Gays, medico-oncologo dell'ospedale San Luigi di Torino, sui possibili danni provocati dai materiali di riporto degli scavi della Tav."Senza fare allarmismi -afferma- bisogna però dire che la situazione è preoccupante. Perché l'amianto è un killer silenzioso". Silenzioso per diverse ragioni. "Infatti, prima di tutto perché chi dovrebbe parlarne tace -sostiene- poi perché invisibile, infine perché non esiste una soglia minima di esposizione: la tolleranza è zero". E la malattia può covare per anni. "Fino a tre lustri -ammette- . Poi in soli 9 mesi si muore. Più veloci erano solo i campi di sterminio nazisti, in cui la speranza di vita era di 3 mesi".

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