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    Quanto costa l'inquinamento nei siti inquinati della Sicilia:

    Lo studio del Cnr e della London School of Hygiene and tropical medicine
    24 gennaio 2014 - Luciano Manna

    Uno studio del Cnr e della London School of Hygiene and tropical medicine ha valutato quanto costa una vita umana nelle zone in Sicilia dove sorgono impianti di raffineria. Per abbattere queste spese, gli interventi di bonifica – anche se di importi esorbitanti – ripagherebbero in termini di salute a breve e lungo termine. Ma per le ditte proprietarie delle strutture non è vantaggioso.

    Meglio continuare a scaricare barili. Decessi, tumori, ricoveri ospedalieri, malformazioni. L’inquinamento industriale nelle zone a rischio ambientale siciliane di Priolo,Gela e Milazzo portano con sé conseguenze drammatiche. L’incapacità di affrontare la cronica situazione di emergenza in queste aree è uno dei tanti fallimenti della politica ambientale italiana.

    Ma quanto costano l’inquinamento a Gela e Priolo e le sue conseguenze medico-sanitarie?

    Il modo più semplice per stimare questo genere di costi è calcolare le spese dirette (per esempio quelle per le cure mediche) e indirette (come i giorni di lavoro persi) causate dall’aumento delle malattie nella popolazione. Queste stime però non considerano i costi personali della malattia, come la paura e il dolore che prova chi ne è colpito e chi gli sta vicino. Per questo si utilizza di solito un indicatore chiamato Wtp, cioè la quantità di denaro che una persona sarebbe disposta a pagare per evitare una condizione sfavorevole, come la morte o una malattia. Questo indicatore cerca di rispondere a domande che suonano blasfeme:

    Quanto vale una vita umana? Quanto saremmo disposti a pagare per non morire?

    Sulla base di questa e altre indicazioni, alcuni ricercatori del Cnr e della London School of Hygiene and tropical medicine hanno cercato di valutare l’impatto economico dell’inquinamento nei siti di Gela e Priolo. I ricercatori hanno utilizzato i dati dell’assessorato alla Sanità della Regione Sicilia per calcolare il numero di morti e malattie in eccesso in queste aree rispetto ai comuni limitrofi, e quindi dovute presumibilmente all’inquinamento.

    Assegnato un costo specifico a ciascuno dei tre eventi presi in considerazione (morte, tumore o malattia non tumorale), hanno poi calcolato il totale: 6.639 milioni di euro per Gela e 3.592 milioni di euro per Priolo. Queste stime sono ovviamente indicative e quantomeno approssimate. Per esempio, non sono stati considerati i costi degli aborti e delle malformazioni congenite associate all’inquinamento – che pure si presentano in queste aree con una incidenza tra le più alte al mondo– perché non esiste ancora alcuno studio sul loro valore economico percepito.

    La logica conclusione di questo studio è che interventi di bonifica nell’ordine di miliardi di euro verrebbero ampiamente ripagati dai benefici in termini di salute pubblica: gli effetti positivi sarebbero immediati per le malattie acute, mentre per malattie a incubazione più lunga, come i tumori, i risultati si vedrebbero negli anni. Il problema è che chi dovrebbe sostenere i costi non è lo stesso che godrebbe degli eventuali vantaggi. Se pagasse lo Stato (o l’Unione Europea, o la Regione), i soldi spesi sarebbero giustificati dai benefici sulla salute dei cittadini, che sono parte dello Stato, o piuttosto sono lo Stato. Tuttavia, secondo le norme attuali, i costi delle bonifiche vanno sostenuti dai soggetti inquinanti: vige la legge “chi inquina paga”.

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