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    Bonifiche all'italiana e la contaminazione di un sistema

    Breve cronistoria delle bonifiche nei siti contaminati, e di ciò che accade per eseguirle
    7 ottobre 2014 - Daniela Calzolaio

    l'ilva vista dalla masseria della famiglia fornaro

    Taranto è inquinata, ormai lo sanno anche le pietre. E anche le pietre sanno che bisogna ripulirla. Ecco, sì, bisogna fare la Bonifica. Si parla tanto di queste fantomatiche opere e si lascia che si pensi che, quando finalmente esse arriveranno (per ora facciamo finta di essere sicuri che arriveranno), sarà risolto ogni problema: il territorio tarantino ritornerà vergine e -così sembra- saranno lavati anche i peccati futuri di Ilva (che, se continuerà a produrre senza mettersi a norma, continuerà ovviamente pure a inquinare anche durante e dopo la fatidica bonifica).

    Ma, lasciando da parte queste considerazioni, ci sarebbe da interrogarsi su alcuni punti: sarà fattibile bonificare realmente un territorio così vasto e così profondamente contaminato? Altra domanda fondamentale è: chi effettuerà questi interventi? Tralasciando, almeno per ora, il primo quesito, proverò, di seguito, non a dare delle risposte alla seconda domanda, ma a raccontare alcuni fatti che potranno suscitare altri e nuovi interrogativi. Non entrerò, qui, nel merito di cosa sia stato fatto, relativamente alle opere di bonifica; mi concentrerò, invece, su chi ha operato e sta operando.

     

    1. IL CASO DI CORNIGLIANO (GENOVA)

    Prima di tutto, vediamo cosa sta succedendo a Cornigliano (Genova): sapere come vengono gestite le bonifiche nelle aree ex-Ilva del siderurgico del capoluogo ligure può farci immaginare scenari possibili anche a Taranto (anche se, come vedremo successivamente, le due realtà presentano differenze significative).

    A Cornigliano, l’area a caldo degli stabilimenti Ilva ha fatto la sua ultima colata nel luglio del 2005. Il soggetto proprietario di tutta l’area del compendio siderurgico ex-Ilva di Genova-Cornigliano e destinatario dei finanziamenti stanziati per la sua riconversione è la Società per Cornigliano S.p.A., che vede, tra i suoi soci, la Regione Liguria (per il 45%), la Provincia di Genova (per il 22,5%), il Comune di Genova (per il 22,5%), Invitalia Partecipazioni SpA (interamente partecipata da Invitalia S.p.A., a sua volta interamente partecipata dal Ministero dell’Economia, per il 10%). Nel suo Consiglio di Amministrazione figura Claudio Burlando, Presidente della Regione Liguria (1).

     

    1.a. La Sviluppo Genova e l’Operazione “Pandora”

    Il “braccio operativo” della Società per Cornigliano è la Sviluppo Genova S.p.A., “stazione appaltante per la maggior parte dei lavori di demolizione, smantellamento, bonifica e costruzione” (2). Si tratta di una società pubblico-privata, la cui composizione societaria risulta essere la seguente: enti pubblici (Comune di Genova, che detiene il 52,5% delle quote azionarie), istituti bancari (23%) e società a capitale misto (24,5%) (3).

    Approfondiamo un po’ di vicende gravitanti nell’orbita della Sviluppo Genova.

    Questa società ha richiamato l’attenzione dei pm per un’attività poco limpida risalente al periodo che va dal 2005 al 2008; in relazione a ciò, sono stati raggiunti da avvisi di garanzia Alberto Ghio (ex vicesindaco ed ex amministratore delegato di Sviluppo Genova) e Salvatore Saffioti (ex direttore amministrativo della società), accusati di truffa e falso. Il processo sarebbe giunto nella fase dell’udienza preliminare, che dovrebbe essersi svolta il 25 settembre (4).

    Il filone principale dell’inchiesta, coordinata dal pm Francesco Pinto (Procura di Genova) e affidata alla Guardia di Finanza, riguarda la presunta spartizione illecita degli appalti per l’esecuzione dei lavori di bonifica delle aree ex-Ilva di Cornigliano: in pratica, alcune imprese (un “cartello”), con a capo Gino Mamone, allora patròn della Eco.Ge srl (da quanto ci risulta, ora la carica di Presidente dovrebbe essere ufficialmente ricoperta dalla moglie), avrebbero presentato le loro offerte per le gare d’appalto con ribassi concordati, in tal modo pilotando le aggiudicazioni dei lavori e partecipando quindi ad essi tramite appalto diretto o subappalto. Mamone si sarebbe così aggiudicato numerosi lavori.

    L’inchiesta è stata chiusa all’inizio del 2013 ed ha portato all’avviso di conclusione delle indagini preliminari per diciassette persone per il reato di associazione a delinquere finalizzata alla turbativa d’asta, ai danni della società Sviluppo Genova (5).

    Entrando nel dettaglio delle indagini, vediamo che la Sviluppo Genova viene esplicitamente nominata nell’inchiesta della Guardia di Finanza, coordinata dalla Procura di Genova, denominata “Operazione Pandora” (6).

    L’indagine Pandora si incentra sulle «attività illecite di un compatto quanto temibile «cartello degli appalti» facente capo a Gino MAMONE, in violazione degli artt. 416 e 353 c.p. (associazione per delinquere finalizzata alla turbata libertà degli incanti).» (7). Ancora, si legge: «Ebbene […], si può asserire che le imprese del MAMONE (“ECO.GE”, “ECOLOGIA EDILIZIA” etc) e quelle aderenti al “cartello”, sono presenti (direttamente o indirettamente), con una costanza sorprendente, in numerosi appalti pubblici della nostra regione (soprattutto quelli aggiudicati dalla “SVILUPPO GENOVA”, per il cantiere di Cornigliano), ma anche della nazione. […]» (8).

    A questo punto, è doveroso addentrarsi in una conoscenza più approfondita di Gino Mamone. Il rapporto della Guardia di Finanza (Operazione “Pandora”) lo racconta come colui che «potrebbe rappresentare il punto di contatto tra i due mondi [quello politico genovese e quello delle cosche calabresi, ndr], al fine di trovare tra essi un’intesa e condividere interessi comuni» (9). Un dossier del 2002 della Direzione Investigativa Antimafia, facendo riferimento alle proiezioni della ‘ndrangheta calabrese in Liguria, cita la famiglia Mamone, collegandola alla potente famiglia calabrese dei Mammoliti (10), ed anche la Direzione Nazionale Antimafia indica Gino Mamone come colletto bianco della ‘ndrangheta (11). Il certificato antimafia della Eco.Ge risulta pulito; tuttavia, la società si è beccata l’informativa atipica antimafia, adottata dalla Prefettura di Genova, nel 2010 (12).

    Pare, inoltre, che i Mamone siano collegati ad una loggia massonica (13), ed interessanti sono i collegamenti del patròn della Eco.Ge col mondo politico e, in particolare, col Governatore della Regione Liguria Claudio Burlando (non mi soffermo qui su questi rapporti per ragioni di spazio e rimando ai numerosi articoli rintracciabili in rete) (14). 

    Nonostante il quadro che emerge da quanto appena raccontato, Comune e Provincia di Genova, Regione Liguria e società pubbliche hanno avuto (e hanno?) rapporti consolidati con i Mamone (15) e -ciò che qui più ci interessa- la Eco.Ge è stata attiva nei cantieri delle aree ex Ilva di Cornigliano almeno fino allo scorso anno, come sostenuto e documentato dalla onlus Casa della Legalità (16). Non abbiamo, invece, notizie verificate circa l’attuale presenza dei mezzi della Eco.Ge nel cantiere.

    Tornando all’Annotazione di p.g. dell’Operazione Pandora, si può apprendere che «[…] le condizioni fondamentali per far sì che un «cartello degli appalti» ottenga determinati risultati, è disporre anche di adeguate e illecite connivenze politiche e/o istituzionali.» (17). E ancora: «L’indagato poteva avvicinare, senza tante formalità, i dirigenti della "SVILUPPO GENOVA" e con loro stabilire quell'intesa idonea a lasciargli decidere autonomamente quali azioni compiere, anche illecitamente, a proprio o altrui vantaggio. Notevoli e preoccupanti, sono gli approcci con Giovanni PISANI detto Gianni, Salvatore SAFFIOTI e Alberto GHIO, all'epoca rispettivamente presidente, direttore amministrativo e amministratore delegato della prefata società (...). Tuttavia gli "appoggi" del MAMONE non provenivano solo dai "vertici" ma potevano contare anche su altri personaggi, […]» (18). 

    Sviluppo Genova è ancora viva e vegeta. Con una lettera datata 8 luglio di quest’anno, il suo nuovo Presidente e Amministratore Delegato, Franco Floris, ha licenziato i tre membri della Commissione di Garanzia, organismo con funzione di controllo su gare e appalti, a causa della “drastica revisione della spesa” imposta dal loro azionista (19).

     

    1.b. Collaborazioni sapienti

    Le relazioni significative di Sviluppo Genova non finiscono qui. Infatti, una rapida ricerca in internet consente di apprendere genericamente che, nell’ambito delle bonifiche delle aree ex Ilva, è attiva una collaborazione con un dipartimento della Sapienza di Roma (20). Ebbene, il dipartimento in questione è quello di Geotecnica (facoltà di Ingegneria) ed il “responsabile” (questo il termine da lui usato quando interpellato, alcuni mesi fa), nell’ambito di tale collaborazione, è Massimo Grisolia, Professore Ordinario di Geotecnica presso il Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile e Ambientale.

    Bene, una collaborazione addirittura accademica. Ma chi è Massimo Grisolia? Il suo nome è infelicemente legato a quello di Malagrotta, la discarica romana. Grisolia è uomo vicino a Manlio Cerroni, il re delle discariche nel Lazio finito agli arresti domiciliari (poi revocati) nel gennaio 2014 nell’ambito dell’inchiesta sulla gestione dei rifiuti laziali, con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti (21). In sintesi, ecco la vicenda che riguarda il professore: nel 2010, fu emessa un’ordinanza sindacale che imponeva alla Giovi srl, società di Cerroni che gestiva la discarica, la messa in sicurezza di emergenza del sito. La Giovi impugnò l’ordinanza al Tar, che si avvalse della perizia di un esperto: la scelta ricadde su Grisolia. Il quale -guarda i casi della vita- aveva in passato lavorato proprio con la società Giovi. Fu sulla base della sua consulenza che il Tar sollevò Cerroni dall’obbligo di procedere alla bonifica, accogliendo il ricorso della Giovi (22). Infatti, dalla relazione del verificatore (Grisolia) emergeva che «pur non potendo escludere un effetto indotto dalla discarica sul carico ambientale complessivo, la mancanza di significativi dati fa ritenere che non è possibile allo stato attuale esprimere margini diritti e quantificabili di riconducibilità all’attività espletata dalla discarica di Malagrotta» e che «le prescrizioni contenute nell’ordinanza del Sindaco di Roma, sia pur ispirate da una ragionevole e comprensibile esigenza di salvaguardia ambientale, non sono da ritenere idonee al caso in quanto prive di pratica fattibilità nei termini in cui queste vengono enunciate» (23).

    Il provvedimento fu poi impugnato davanti al Consiglio di Stato che, nella Sentenza depositata il 03/05/2012, affermava che il Collegio non poteva non rilevare «che era stata sollecitamente avanzata, a tempo debito, sia dal Comune di Roma che dall’Arpa Lazio istanza di sostituzione del verificatore nominato, il prof. Grisolia, , documentandosi che il medesimo aveva svolto, in precedenza, attività di consulenza e studio nell’interesse dell’originaria ricorrente occupandosi proprio della discarica di Malagrotta, oltre che pubblicato lavori in sede scientifica sullo stesso tema» (24). Dallo stesso documento si apprende, inoltre, che il perito non condusse sopralluoghi in sito (25). Il Consiglio di Stato dispose, affidandola al Politecnico di Torino, una nuova consulenza: le sue risultanze, andando in direzione molto diversa rispetto a quelle della perizia di Grisolia, portavano a ricondurre il fenomeno di contaminazione dell’area all’attività della discarica (26).

    Grisolia non risulta -per quanto abbiamo appreso- indagato. Tuttavia... viene da chiedersi come mai, tra tutti gli ingegneri geotecnici d’Italia, la Sviluppo Genova collabori proprio con un uomo implicato negli affari appena riassunti.

    Il nome di Cerroni ritornerà in altre vicende di seguito raccontate.

    Cornigliano non è Taranto, ma non è detto che non possano ripetersi storie simili anche nella provincia pugliese dove, per il momento, “bonifica” sembra essere solo una parola, esibita dal politico di turno per cavarne profitto d’immagine o invocata dai cittadini stanchi di annaspare tra i veleni.

    Qualcuno potrebbe obiettare che, a differenza dello stabilimento tarantino, l’Ilva di Cornigliano non è un SIN (è indicato, infatti, come “sito ad elevata criticità ambientale”) (27). Le aree qualificate come Siti di Interesse Nazionale (SIN) «[d]ifferiscono dagli altri siti contaminati anche perché la loro procedura di bonifica è attribuita al Ministero dell’ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare» (28). Si potrebbe da ciò dedurre che, per i SIN, dovrebbe esservi la garanzia di un maggiore controllo. Eppure, diverse vicende ci suggeriscono che questo non può rappresentare per noi motivo di tranquillità. 

    Vediamo più nel dettaglio, allora, come funziona il “sistema” delle bonifiche dei Siti di Interesse Nazionale in Italia.

     

    2. IL “SISTEMA” DELLE BONIFICHE IN ITALIA. LA SOGESID S.P.A.

    Abbiamo già detto che la procedura di bonifica dei SIN è attribuita al Ministero dell’Ambiente (MATTM). Esso ha creato, all’uopo, la Sogesid S.p.A., società in house del suddetto Ministero, che dovrebbe servire a fornire «alla Pubblica Amministrazione la progettazione ed il coordinamento di azioni mirate, volte a soddisfare le necessità di assistenza tecnica, risanamento e salvaguardia ambientale, monitoraggio, ecosostenibilità, educazione ambientale […]» (29). Sino a pochi mesi fa, il suo Consiglio di Amministrazione era composto da cinque elementi, nominati dall’Assemblea su designazione del MATTM (per tre elementi), del Ministero dell’Economia e delle Finanze (per un elemento) e del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (per un altro elemento). Attualmente, le designazioni rimangono affidate agli stessi Ministeri, con la differenza che ogni Ministero designa un elemento del CdA, per un totale di tre componenti.

    Possiamo fidarci della Sogesid? La Sogesid si occupa di molti dei luoghi più inquinati d’Italia, ed i lavori le vengono assegnati con affidamento diretto (cioè senza indizione di gare d’appalto) da parte del Ministero dell’Ambiente. Ovvero, il Ministero dell’Ambiente affida in modo diretto le bonifiche ad una società del Ministero dell’Ambiente. E c’è anche il caso di uomini del MATTM finiti poi a fare da consulenti della Sogesid: cioè -e non è uno scherzo- il Ministero affida un lavoro alla Sogesid, che lo affida ad un consulente, con gli stessi personaggi che compaiono a tutti e tre i livelli (ne avremo alcuni esempi poche righe più sotto).

    Questa società vanta procedure poco trasparenti ed enormi sprechi: spende cifre astronomiche per studi e consulenze (che potrebbero essere svolti da enti come le Arpa e l’Ispra) ma non bonifica praticamente nulla. Dal 2008 (data della sua nascita dalle ceneri di una società che si occupava di gestione di impianti idrici) al 2012 solo uno dei siti dei quali si occupava è giunto a bonifica, a fronte di quasi 500 milioni di euro (di fondi pubblici) messi a sua disposizione (30). Studi e consulenze costosissimi, come abbiamo visto, e progetti milionari irrealizzabili (31).

    Nel 2012, il Ministro dell’Ambiente Corrado Clini (già a lungo Direttore Generale dello stesso Ministero, dunque collega di Gianfranco Mascazzini, che conosceremo tra poco) annunciò la chiusura della Sogesid; la cosa, però, finì in nulla ed oggi la Società è ancora viva e vegeta, anche se con nuovi arrivi nel Consiglio di Amministrazione.

    Avviciniamoci ora ad alcuni dei personaggi che hanno fatto la triste storia della Sogesid. Presidente e Amministratore Delegato della SpA è stato a lungo (fino a pochi mesi fa) Vincenzo Assenza, nominato dall’ex Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, suo conterraneo, mastelliano poi passato a Forza Italia (32).

    Nel suo CdA figurava, sino a pochi mesi fa, Luigi Pelaggi, ex capo della segreteria tecnica del Ministero dell’Ambiente (anche lui vicino alla Prestigiacomo), coinvolto in diverse vicende nere dal punto di vista ambientale nonché nel processo contro Ilva (come vedremo di seguito più in dettaglio).

    Consulente di Sogesid è stato, non appena andato in pensione (nel 2010) dall’incarico di direttore generale del Ministero dell’Ambiente, Gianfranco Mascazzini, anche lui al centro di varie inchieste: ricordiamo -ma non è la sola-  quella della Procura della Repubblica di Napoli relativa allo smaltimento illecito del percolato delle discariche campane (terribilmente celebre la sua frase «A Terzigno portateci i rifiuti più puzzolenti tanto è gente da quarto mondo», emersa dalle intercettazioni). Per una manciata di ore pare abbia anche ricoperto l’incarico di commissario straordinario per la rimozione delle macerie provocate dal terremoto de L’Aquila: purtroppo per lui, è stato poi arrestato su mandato della Procura di Napoli (33).

    Molte bonifiche di siti gravemente contaminati sono state pianificate tra il 2007 e il 2010, quando ancora Mascazzini era ai piani alti del Ministero dell’Ambiente: tra le altre, citiamo l’area di Giuliano, la discarica di Pianura, l’area ex-Sisas di Pioltello e Rodano (raccontata di seguito). E, anche, il SIN di Taranto, come vedremo (34).

     

    2.a. A proposito del Ministero dell’Ambiente e di Gianfranco Mascazzini: il caso dell’ex Italsider di Bagnoli

    In alcuni casi, l’operato del Ministero dell’Ambiente pare abbia addirittura peggiorato l’inquinamento del suolo: questo è quanto accaduto nel SIN di Bagnoli-Coroglio, a Napoli, ove si trovano le aree ex Italsider/Ilva. La bonifica di quest’area era affidata alla Bagnoli Futura S.p.A. e coordinata dal Ministero nella persona di Gianfranco Mascazzini. Secondo i magistrati della Procura di Napoli, la bonifica sarebbe stata effettuata solo “virtualmente” ed, inoltre, si sarebbe proceduto non ad un corretto smaltimento della parte inquinata del terreno, ma ad una sua movimentazione, col risultato di diffondere gli inquinanti in tutta l’area (35). In particolare, nel Decreto di Sequestro dell’area, datato 8 aprile 2013, si legge che «si è accertato non solo che i terreni non sono stati affatto bonificati, ma altresì che la contaminazione, all’origine a macchia di leopardo, è stata spalmata su tutte le aree, alle diverse profondità dei terreni, cagionando un danno ambientale rilevante ed irrimediabile, ulteriormente aggravato dalla mancata messa in sicurezza con lo strato di terreno superficiale […]. In tal modo si determinava una condizione di pericolo ambientale, con una immensa capacità diffusiva che coinvolge l’ambiente e l’integrità della salute di un numero non individuabile di persone, considerato che l’area ex industriale è adiacente alle zone residenziali […]» (36).

    Nell’ambito di tale inchiesta, stando a notizie risalenti all’aprile del 2013, Mascazzini risultava indagato per concorso in truffa aggravata ai danni dello Stato e disastro ambientale (37). Coinvolti, tra gli altri, oltre ai presidenti e direttori generali dell’epoca della Bagnoli Futura, anche i dirigenti dell’Arpa Campania di quel periodo (38).   

     

    2.b. Inquietanti relazioni: il caso di Pioltello e Rodano

    Veniamo ad una vicenda che racconta, ancora, di Sogesid e di uno dei suoi uomini: Luigi Pelaggi. Ha ricoperto molteplici incarichi, tra cui qui ricordiamo quelli di capo della segreteria tecnica del Ministero dell’Ambiente e di membro del CdA di Sogesid. C’è una vicenda, tanto inquietante quanto interessante ai fini del nostro discorso, che ci parla di un collegamento tra Luigi Pelaggi e Manlio Cerroni: si tratta della bonifica dell’area ex Sisas di Pioltello e Rodano (Milano). Anche questa, un SIN.

    Aggiudicataria dell’appalto per la rimozione dei rifiuti, nell’ambito della bonifica dell’area, era la Daneco Impianti srl (poi SpA), riconducibile a Francesco Colucci e sino ad alcuni mesi fa controllata interamente dalla Unendo SpA, Presidente della quale era lo stesso Colucci (la Unendo è stata poi incorporata in Daneco Impianti).

    Una parentesi su alcune interessanti relazioni: la Unendo deteneva quasi il 49% del capitale della Latina Ambiente SpA, il cui Amministratore Delegato era Bruno Landi, ex Presidente della Regione Lazio e braccio destro di Manlio Cerroni, con lui travolto dall’inchiesta sui rifiuti romani e finito agli arresti domiciliari, poi revocati in attesa della prima udienza del processo, fissata a giugno 2014 (39) (pare che Landi sia stato rimosso dall’incarico di AD della Latina Ambiente in seguito agli arresti (40), anche se il sito della società riporta lui in questo ruolo ancora in data 05/10/2014).

    Torniamo all’inchiesta sulla ex Sisas. Secondo i magistrati di Milano, i rifiuti speciali provenienti dall’area di Pioltello e Rodano sarebbero stati illecitamente declassificati da pericolosi a non pericolosi ed illegalmente smaltiti, a beneficio della Daneco (41). Il tutto sarebbe stato consentito da Pelaggi che, all’epoca dei fatti, ricopriva contemporaneamente, tra l’altro, i seguenti ruoli: commissario delegato (nominato dal Governo Berlusconi) per la bonifica di quest’area, capo della segreteria tecnica del Ministero dell’Ambiente e membro del CdA di Sogesid. Come ben affermato nel libro “Il paese dei veleni. Biocidio, viaggio nell’Italia contaminata” (a cura di A. Baccaro e A. Musella), «“Pelaggi commissario straordinario” affidava alla Sogesid, in cui c’era “Pelaggi consigliere di amministrazione”, un lavoro per compiere il quale si affidava a “Pelaggi tecnico” una consulenza esterna.» (42). Pelaggi, foraggiato da generose mazzette, avrebbe permesso lo smaltimento illecito dei rifiuti; inoltre, avrebbe consentito alla Daneco Impianti di aggiudicarsi l’appalto per l’esecuzione delle operazioni di rimozione e smaltimento dei rifiuti, ignorando, tra l’altro, quanto emerso dalle verifiche operate nell’ambito delle operazioni antimafia, che avevano portato alla luce legami tra Francesco Colucci ed una società (la Nuova Spra Ambiente) raggiunta da un provvedimento interdittivo antimafia (43).

    Pelaggi è stato arrestato nel gennaio di quest’anno nell’ambito dell’inchiesta sull’area ex Sisas di Pioltello e Rodano per corruzione e traffico illecito di rifiuti (44).

    Arrestati anche, tra gli altri, Francesco Colucci (Unendo), Fausto Melli e Luciano Capobianco, responsabili -questi ultimi due- della stazione appaltante, ovvero Sogesid (45). 

    Che fine hanno fatto i rifiuti dell’area di Pioltello e Rodano? Sarebbero stati portati in parte nella discarica della società Befesa (Spagna) e in parte in alcune discariche lombarde, tra cui quelle del gruppo Systema Ambiente (Brescia), guarda caso proprio di Manlio Cerroni che, da queste operazioni, avrebbe guadagnato milioni di euro (46).

     

    2.c. Vicende diverse, stessi personaggi: Pelaggi e Ilva

    Il nome di Luigi Pelaggi è anche legato alla vicenda dell’Ilva tarantina.

    Da una intercettazione del giugno 2010 tra Francesco Perli (legale di Ilva) e Fabio Riva, si apprende che Perli era in contatto con Pelaggi il quale, all’epoca, oltre che capodipartimento presso il Ministero dell’Ambiente, era anche membro della commissione ministeriale Ippc per il rilascio dell’Aia (la prima Aia, che sarebbe stata rilasciata il 4 agosto 2011) (47).

    Perli racconta a Riva di aver parlato con Pelaggi delle visite della Commissione all’Ilva e gli dice che Pelaggi aveva dato disposizioni a Dario Ticali (allora Presidente della Ippc, nominato dalla Prestigiacomo) di parlare con Assennato (Direttore dell’Arpa Puglia). Così continua Perli: «Poi Pelaggi m’ha detto che la commissione ha accettato l’80-85, m’ha detto, parole sue, l’85-90 per cento delle nostre osservazioni e che la visita [della Commissione, ndr] si impone per questo 10 per cento perché nel gruppo istruttori hanno chiesto di verificare sugli impianti. […] però m’ha detto che è tutto sotto controllo e quindi mi ha assicurato che non avremo sorprese. Perché voglio un po’… va un po’ pilotata questa roba della commissione» (48).

    Il nome di Pelaggi, così come quelli di Ticali e Perli, è tra quelli per i quali è stato chiesto il rinvio a giudizio nel processo contro Ilva (49). Ticali risulta ancora Presidente della Commissione Ippc (50).

     

    2.d. Le mani di Sogesid sul SIN di Taranto

    Come prima accennato, la Sogesid si occupa anche del SIN di Taranto (51), come stipulato col “Protocollo d’Intesa finalizzato alla riqualificazione ambientale delle aree ricadenti nel SIN Taranto ed al contestuale sviluppo infrastrutturale prioritario dell’area portuale di Taranto”, sottoscritto il 5 novembre del 2009 da Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Ministero dello Sviluppo Economico, Regione Puglia, Provincia di Taranto, Comune di Taranto, Autorità Portuale di Taranto e Sogesid S.p.A. (52).

    E su questo (e su altro) avremo ancora da scrivere.

      

    CONCLUSIONI

    L’analisi delle numerose vicende narrate porta alla luce un quadro sconcertante, in cui il malaffare la fa da padrone, in totale spregio per la salute pubblica e la salvaguardia ambientale. Tutto ciò accade spesso con il coinvolgimento delle pubbliche amministrazioni, il che rende lo scenario ancora più inquietante: dobbiamo proteggerci da chi dovrebbe fare l’interesse pubblico.

    L’immergersi nei fatti fa balzare agli occhi intrecci e relazioni che coinvolgono molteplici livelli e rende evidente come alcuni soggetti, aventi spesso contemporaneamente più ruoli (anche istituzionali), appaiano in situazioni e vicende diverse, come collegandole con un filo sottile ma temibile.

    Sembra essersi ormai stabilito un nuovo ordine del reale in cui corruzione e collusione/commistione con la criminalità si sono fatte talmente comuni da essere diventate norma. Perciò, quello che sino a ieri ancora sommuoveva le coscienze e alimentava la pubblica indignazione, oggi passa inosservato, collocandosi su uno sfondo indistinto che è fatto della sua stessa materia.

    A che punto di indecenza si deve oggi giungere affinchè lo status quo venga innanzitutto pensato e, poi, riconosciuto come indecente?

     

     

    NOTA:

    Le informazioni sopra riportate sono frutto di ricerche su fonti aperte liberamente disponibili (giornali, riviste, documenti ufficiali vari) e conversazioni avute con alcune persone. Ho cercato di verificare la veridicità di ogni cosa ma, se qualcuno dovesse riscontrare errori e/o inesattezze, sarà ben accolto il farlo presente.

    Note:

    ELENCO DELLE FONTI:

    1) http://www.percornigliano.it/accordo-di-programma/; http://www.percornigliano.it/chi-siamo/
    2) http://www.percornigliano.it/chi-siamo/
    3) http://www.sviluppogenova.com/www/la-societa/azionisti-e-soci/
    4) http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2014/08/02/ARvsPDWB-sviluppo_controllori_azzera.shtml; http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/08/05/genova-la-spending-review-del-comune-taglia-le-authority-su-appalti-e-qualita-servizi/1082121/
    5) http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2013/02/15/cornigliano-furbetti-delle-bonifiche-cartello-di-imprese.html
    6) Operazione “Pandora”, Proc. pen. n. 11322/06/21 della Procura della Repubblica di Genova, “Annotazione di p.g. in esito alle indagini delegate svolte sulle attività illecite di un «cartello degli appalti». Disponibile al link: http://www.genovaweb.org/TORINO-querela-LARI/ALLEGATO-6.pdf
    7) Operazione “Pandora”, Proc. pen. n. 11322/06/21 della Procura della Repubblica di Genova, “Annotazione di p.g. in esito alle indagini delegate svolte sulle attività illecite di un «cartello degli appalti», pag. 6. Disponibile al link: http://www.genovaweb.org/TORINO-querela-LARI/ALLEGATO-6.pdf
    8) Operazione “Pandora”, Proc. pen. n. 11322/06/21 della Procura della Repubblica di Genova, “Annotazione di p.g. in esito alle indagini delegate svolte sulle attività illecite di un «cartello degli appalti», pag. 8. Disponibile al link: http://www.genovaweb.org/TORINO-querela-LARI/ALLEGATO-6.pdf
    9) Operazione “Pandora”, Proc. pen. n. 11322/06/21 della Procura della Repubblica di Genova, “Annotazione di p.g. in esito alle indagini delegate svolte sulle attività illecite di un «cartello degli appalti», pag. 4. Disponibile al link: http://www.genovaweb.org/TORINO-querela-LARI/ALLEGATO-6.pdf
    10) Direzione Investigativa Antimafia, “Analisi Descrittiva Attività Svolta e Risultati Conseguiti”, anno 2002 - 2° semestre, Volume Secondo, pagg. 100-101. Disponibile al link: http://www.genovaweb.org/materiali/relazioniDIA/2002/2volume_2sem2002.pdf
    11) http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/04/indagati-e-in-rapporti-con-uomini-delle-cosche-liguria-tre-grandi-elettori-per-quirinale/551639/;
    Direzione Nazionale Antimafia, Relazione annuale, Dicembre 2012
    12) http://www.casadellalegalita.info/speciali-liguria/genova-e-prov/mamone-a-c/9491-mamone-fazzari-e-gullace-e-le-amministrazioni-pubbliche.html
    13) Puntata di Presa Diretta dal titolo “Mafia al nord”, del 15/01/2012. Disponibile al link: http://gek60.altervista.org/2012/01/video-mafia-al-nord-presa-diretta-il-pdl-anche-in-questo-caso-e-coinvolto/
    14) Ad esempio: http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/04/indagati-e-in-rapporti-con-uomini-delle-cosche-liguria-tre-grandi-elettori-per-quirinale/551639/
    15) Puntata di Presa Diretta dal titolo “Mafia al nord”, del 15/01/2012. Disponibile al link: http://gek60.altervista.org/2012/01/video-mafia-al-nord-presa-diretta-il-pdl-anche-in-questo-caso-e-coinvolto/
    16) http://www.casadellalegalita.info/archivio-storico/2013/11185-su-qualche-cantiere-a-partire-dai-mamone-proiettati-in-svizzera-ed-altri-tra-genova-e-savonese.html
    17) Operazione “Pandora”, Proc. pen. n. 11322/06/21 della Procura della Repubblica di Genova, “Annotazione di p.g. in esito alle indagini delegate svolte sulle attività illecite di un «cartello degli appalti», pag. 161. Disponibile al link: http://www.genovaweb.org/TORINO-querela-LARI/ALLEGATO-6.pdf
    18) Cit. dal paragrafo 3.1 del documento “Operazione Pandora”, omissis nel documento già linkato ma rinvenibile al link: http://www.casadellalegalita.info/archivio-storico/2014/11333-liguria-appunti-sullaurelia-bis-costruttori-penetrabilita-e-contesti-ii-parte.html
    19) http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2014/08/02/ARvsPDWB-sviluppo_controllori_azzera.shtml
    20) http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2014/01/05/AQEGl9RB-inquinamento_conto_ilva.shtml
    21) http://roma.repubblica.it/cronaca/2014/01/09/news/cerroni_patron_delle_discariche_ai_domiciliari_per_truffa-75463653/?ref=HREA-1; http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/01/09/rifiuti-7-arresti-a-roma-anche-il-patron-malagrotta-manlio-cerroni/836318/
    22) http://www.romatoday.it/politica/discarica-malagrotta-inquina-falda-codici.html;
    http://www.iltempo.it/cronache/2014/01/28/morti-a-malagrotta-ama-sotto-inchiesta-1.1213133
    23) http://www.ilmessaggero.it/ROMA/CRONACA/malagrotta_rifiuti_inchiesta_perizie_consulenti_amici/notizie/467155.shtml;
    Sentenza del Consiglio di Stato, Sezione Quinta. Disponibile al link: http://www.giustizia-amministrativa.it/DocumentiGA/Consiglio%20di%20Stato/Sezione%205/2011/201107675/Provvedimenti/201202539_11.XML
    24) Sentenza del Consiglio di Stato, Sezione Quinta. Disponibile al link: http://www.giustizia-amministrativa.it/DocumentiGA/Consiglio%20di%20Stato/Sezione%205/2011/201107675/Provvedimenti/201202539_11.XML
    25) Sentenza del Consiglio di Stato, Sezione Quinta. Disponibile al link: http://www.giustizia-amministrativa.it/DocumentiGA/Consiglio%20di%20Stato/Sezione%205/2011/201107675/Provvedimenti/201202539_11.XML
    26) http://www.romatoday.it/politica/discarica-malagrotta-inquina-falda-codici.html
    27) http://www.cartografiarl.regione.liguria.it/SiraRsaFruizionePubb/TemaRsa.aspx?page=1&Anno=2013&Codtrel=RSA&Sezione=10&Tema=SUOLO:%20CONTAMINAZIONE%20SUOLO
    28) http://www.isprambiente.gov.it/it/temi/siti-contaminati/caratterizzazione-e-documentazione
    29) http://www.sogesid.it/missione.html
    30) Baccaro A., Musella A. (a cura di), Il paese dei veleni. Biocidio, viaggio nell’Italia contaminata, Round Robin Editrice, Roma, 2013
    31) http://espresso.repubblica.it/affari/2013/07/01/news/milioni-tanti-bonifiche-zero-1.56498
    32) http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/11/08/ambiente-familiare-del-ministro-prestigiacomo.html
    33) http://www.globalproject.info/it/in_movimento/il-businness-delle-bonifiche/14118
    34) http://www.globalproject.info/it/in_movimento/il-businness-delle-bonifiche/14118
    35) http://www.huffingtonpost.it/antonio-musella/bagnoli-il-solito-disastro-annunciato_b_3060115.html; http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/11/napoli-sequestrata-larea-di-bagnoli-diasastro-ambientale/558824/
    36) Tribunale di Napoli, Sezione del Giudice delle Indagini Preliminari, Collegio ex art. 3 L. 123/08, Decreto di Sequestro (ARTT. 321 E SEGG. C. P. P.), 8 aprile 2013, pag. 9.
    37) http://napoli.repubblica.it/cronaca/2013/04/13/news/risate_su_bagnoli_inquinata_e_un_classico_come_il_presepe_napoletano-56538428/; http://www.lanuovaecologia.it/view.php?id=12156&contenuto=Notizia
    38) http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/11/napoli-sequestrata-larea-di-bagnoli-diasastro-ambientale/558824/
    39) http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/04/16/rifiuti-revocati-gli-arresti-domiciliari-a-manlio-cerroni/954951/
    40) http://www.iltempo.it/roma-capitale/cronaca/2014/01/23/l-inchiesta-sui-rifiuti-milanesi-porta-a-un-fedelissimo-di-cerroni-1.1211259)
    41) http://ilmanifesto.info/il-sistema-pelaggi-trasformare-le-scorie-tossiche-in-fuligine/
    42) Baccaro A., Musella A. (a cura di), Il paese dei veleni. Biocidio, viaggio nell’Italia contaminata, Round Robin Editrice, Roma, 2013, pag. 40.
    43) http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-01-23/pelaggi-due-volti-burocrate-ambiente-064449.shtml?uuid=ABFV6cr
    44) http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-01-22/traffico-illecito-rifiuti-arrestato-anche-funzionario-ministero-085015.shtml?uuid=ABNXwMr
    45) http://milano.repubblica.it/cronaca/2014/01/22/news/milano_arresti_e_perquisizioni_per_l_ex-sisas_nei_guai_un_funzionario_della_prestigiacomo-76611706/; http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/01/22/milano-bonifica-ex-sisas-sei-arresti-ce-anche-ex-funzionario-della-prestigiacomo/853008/
    46) http://ilmanifesto.info/il-sistema-pelaggi-trasformare-le-scorie-tossiche-in-fuligine/
    47) http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/homepage/veleni-di-taranto-tra-inchieste-e-inquinamento-ambiente-svenduto-ultimi-interrogatori-al-no680878
    48) http://bari.repubblica.it/cronaca/2012/11/24/news/ilva_si_indaga_sulla_prima_aia-47327270/; intercettazione al link: http://tv.ilfattoquotidiano.it/2013/11/15/ilva-laudio-choc-di-riva-due-casi-di-tumore-in-piu-allanno-minchiata/253567/
    49) http://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2014-03-06/ilva-pm-taranto-chiedono-rinvio-giudizio-50-persone-e-tre-societa-133727.shtml?uuid=ABKQdD1
    50) http://www.minambiente.it/pagina/commissione-istruttoria-lautorizzazione-ambientale-integrata-ippc
    51) http://www.globalproject.info/it/in_movimento/il-businness-delle-bonifiche/14118
    52) http://www.sogesid.it/puglia_2.html; http://www.bonifiche.minambiente.it/contenuti%5Caccordi_convenzioni%5CSIN%22TARANTO%5C2009%5CPROTOCOLLO%20D%27INTESA%5CProt.Int.Taranto05112000.pdf

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