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    Il nostro "complottismo all'ombra degli ulivi"

    22 aprile 2015 - Alessandro Marescotti

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    In un dotto intervento dell'economista Paola Biasi su Siderlandia, PeaceLink viene accusata di "sospettare l'improbabile" e di aver montato un "teorema Xylella": "L’ipotesi che Peacelink ha sostenuto, cioè che gli agenti primari del disseccamento siano i funghi, non è supportato da prove né da evidenze scientifiche".

    Vedremo che non è esattamente così, ma proseguiamo.

    Questa dotta economista, che ha studiato la Xylella e i funghi all'università quanto li ho studiati io, invoca purtroppo in maniera impropria il Principio di Precauzione: "In caso di rischio di danno grave o irreversibile, l’assenza di una piena certezza scientifica non deve costituire un motivo per differire l’adozione di misure adeguate ed effettive, anche in rapporto ai costi, dirette a prevenire il degrado ambientale".

    E' del tutto errato interpretare così il Principio di Precauzione in quanto dà per scontato che quelle proposte da chi ci governa siano "misure adeguate ed effettive".

    E' come se mi dovessi sottoporre ad intervento chirurgico radicale senza avere la certezza che esso sia una misura adeguata e risolutiva. Un simile azzardo non può essere giustificato dal Principio di Precauzione.

    Quando nel 1992 a Rio de Janeiro venne scritto il Principio di Precauzione, a tutto pensarono tranne che a dare un appiglio per l'eradicazione di massa degli ulivi pugliesi.

    Ma, riferendosi nientemeno che al Principio di Precauzione, Paola Biasi ci rimprovera: "Che tipo di ambientalismo è quello che si discosta dai propri fondamenti?"

    Le conclusioni a cui giunge Paola Biasi sono però l'esatto rovesciamento del Principio di Precauzione e sono un grave errore metodologico per chi fa ricerca universitaria e magari pensa di dare lezioni agli altri.

    Invece di dimostrare comprensione e simpatia per lo sforzo generoso di PeaceLink e Spazi Popolari che hanno fornito interlocuzione europea, conoscenza e documentazione scientifica a una lotta di popolo contro l'ipotesi di eradicazione di un milione di ulivi, Paola Biasi si è lasciata andare alla fine del suo dotto intervento ad una affermazione sgradevole quanto arrogante: "Giù le mani di coloro che non sanno quello che fanno".

    Ma chi si crede di essere?

    Saremmo infatti all'interno di "una opposizione spesso basata su confusione, credenze poi smentite, sospetti inverosimili, errori più o meno gravi e paure dei cittadini locali".

    Quello che Paola Biasi cerca di costruire è uno stereotipo: è in azione una setta di complottisti confusionari e ignoranti che provocando danni seminando illusioni e confondendo incautamente i desideri con la dura realtà, persone che "non sanno quello che fanno".

    E' uno stereotipo caro a Vendola, a cui Paola Biasi ha offerto un'ottima sponda.

    E allora diciamola tutta.

    Il nostro "complottismo all'ombra degli ulivi" fa perno su ricerche scientifiche ignorate da chi voleva fare tabula rasa (Paola Biasi su questo non si sofferma, ahimé, e non è curiosa di indagare).

    Il nostro "complottismo all'ombra degli ulivi" si basa sulle pubblicazioni scientifiche e sugli studi della prof.ssa Antonia Carlucci (Università di Foggia), vincitrice del concorso per ricercatore universitario di “Patologia Vegetale” presso la Facoltà di Agraria.

    E non solo.

    “Oggi non possiamo affermare che xylella sia la principale causa del disseccamento dell’ulivo, per il semplice fatto che non sono ancora stati svolti i test di patogenicità (i cosiddetti Postulati di Koch) sul batterio. Se non si fanno prima i test, dato che è la prima volta che questo organismo si rapporta con l’olivo, non possiamo sapere quanto possa essere dannoso da solo, in mancanza di altre agenti. Come ad esempio funghi patogeni che sono stati trovati sugli stessi ulivi”, afferma Luigi De Bellis, direttore del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche ed Ambientali dell’Università del Salento.

    Non basta? Allora leggiamo quest'altra dichiarazione.

    "Il disseccamento c’è ed è innegabile, ma è difficile pensare che possa essere risolto con l’abbattimento degli alberi affetti e ancora peggio che possa essere utile lo sradicamento di piante sane per creare un cordone intorno alle aree focolaio. Entrambi i provvedimenti sono sbagliati".

    Lo dice Pietro Perrino, ricercatore del Consiglio Nazionale delle Ricerche ed esperto di fama internazionale, già docente di Botanica Sistematica, Morfologia e Fisiologia Vegetale.

    Il nostro "complottismo all'ombra degli ulivi" è in buona compagnia, anche scientifica.

    Paola Biasi è invece in ottima assonanza con Nichi Vendola.

    Il link all'intervento di Paola Biasi http://www.siderlandia.it/2.0/index.php/il-teorema-xylella-scienza-e-complottismo-allombra-degli-ulivi/?123

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