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    Emissioni anomale ILVA. L'ARPA Puglia ha fatto una relazione sulle immagini sbagliate

    Le osservazioni di Peacelink sulle emissioni anomale
    18 agosto 2015 - Alessandro Marescotti

    ARPA smentisce gli ambientalisti?
    No. Semplicemente l'ARPA ha visto le immagini sbagliate, avrebbe dovuto vedere queste:
    https://www.facebook.com/DAmatoRosa/videos/876543715767971/?pnref=story

    Se avesse visto queste immagini, ARPA non avrebbe parlato di "vapore".
    Nella sua relazione al presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, ARPA Puglia parla infatti di "foto di nubi di vapore" con "colorazione rosata" che sarebbe "verosimilmente dovuta all'ora" (le 6.50 del mattino del 13 agosto).

    Nel filmato di cui forniamo il link si vedono invece inquivocabili nubi dense di color grigio che nessun tecnico scambierebbe con vapore.
    E' questo filmato di 1 minuto e 49 secondi del 13 agosto, apparso sul profilo facebook dell'europarlamentareb Rosa D'Amato, che ha suscitato scalpore, tanto da totalizzare oltre 4200 visualizzazioni.

    E' un filmato girato all'interno della fabbrica in cui emerge un quadro inaccettabile di emissioni diffuse e fuggitive, specie mentre entra in funzione il tanto declamato Altoforno 1 rifatto e "messo a norma".
    Non è la prima volta che ILVA annuncia il rifacimento di impianti che all'inaugurazione risultano malfuzionanti. E' già accaduto nel gennaio 2010 con l'avvio dell'acciaieria 2. Era stata rifatta ma dalle immagini video girate da una ecosentinella risultava mal funzionante (le immagini dei fumi anomali di allora sono su http://www.tarantosociale.org/tarantosociale/a/31005.html). Anche in quella occasione fummo criticati, ma alla fine ILVA riconobbe che c'era un malfunzionamento tecnico perché l'evidenza delle immagini delle ecosentinelle ci dava ragione.

    PeaceLink in giornata invierà al Presidente Michele Emiliano una relazione di risposta alla relazione ARPA, che tuttavia per la verità ammette una "strumentazione non ancora calibrata per il monitoraggio".

    Il sistema di monitoraggio dell'ILVA è infatti ancora carente e per alcuni versi non rappresentativo della realtà che si vuole controllare, tanto che in diverse giornate le rilevazioni degli inquinanti cancerogeni IPA interne all'ILVA risultano paradossalmente inferiori rispetto alle rilavazioni nel quartiere Tamburi: praticamente gli operai della cokeria potrebbero consegnare con gesto caritatevole agli abitanti dei Tamburi le loro mascherine anti-inquinamento. E' incredibile ma è così. ILVA per alcuni versi risulterebbe addirittura più sicura del quartiere Tamburi. Come emerge dai dati di monitoraggio degli IPA pubblicati sul sito dell'ARPA, nell'ILVA vi sarebbe meno inquinamento cancerogeno che nel quartiere Tamburi. Ma ARPA crede veramente a questi dati? Noi abbiamo da tempo sollevato il problema del sistema di monitoraggio ILVA, che non ci soddisfa. Le famose centraline anti-inquinamento che ILVA non voleva al suo interno (è emerso nelle intercettazioni) ora sono state piazzate e paradossalmente esse forniscono dati talmente rassicuranti che in alcuni giorni si riscontrano valori di IPA paragonabili a quelli riscontrati nel Parco Nazionale del Pollino o nella Valle d'Itria. Noi non crediamo che i lavoratori ILVA stiano vivendo in un villaggio Valtur. E vorremmo un confronto perché si avvii un vero monitoraggio dei punti critici.

    Ma al di là degli aspetti tecnici specifici contingenti, l'ARPA, forte dei tranquillizzanti dati tecnici che dice di poseedere, dovrebbe dichiarare se l'area a caldo dell'ILVA è ancora pericolosa per la vita e la salute dei tarantini o se può essere dissequestrata. Se non lo dice, tutto il resto è un virtuosismo tecnico che non rassicura i cittadini e neppure noi.

    Alessandro Marescotti
    Presidente di PeaceLink

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