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    Un mese e mezzo dopo l’ultima bocciatura, il Parlamento europeo ieri ha dato il via libera al piano, inserendolo nella lista delle priorità europee

    «Il Ponte sullo Stretto, un’opera degna dell’Impero romano»

    Lunardi: «Una campata da 3.300 metri, unica al mondo. Io vorrei dedicarlo agli italiani all’estero perché hanno dato lustro al nostro Paese»
    22 aprile 2004 - Aldo Cazzullo


    «Si vede bene come l’impero romano, il più grande della storia, sia stato edificato sulle strade. Prima coincide con Roma, poi si allarga man mano che le strade si irradiano dalla città, sino a fare dell’Italia un grande ponte tra l’Europa e il Mediterraneo. Ecco, il Mezzogiorno deve tornare a collegare le due sponde del Mare nostro. Il Ponte sullo Stretto è parte di quel disegno, che comprende il corridoio 1 da Berlino a Palermo, il corridoio 8 da Bari a Durazzo e Varna sul Mar Nero, le autostrade di terra e quelle del mare, l’alta velocità da portare sotto Napoli; e poi la rotta d’Oriente da Gibilterra a Suez, grazie a cui il Mezzogiorno d’Italia ritornerà il centro del Mediterraneo». Lunardi tiene a che il Ponte non sia definito un colosso isolato, «un’opera faraonica fuori dal contesto, perché se lo si presenta così non si farà mai». E cita un vasto programma: completamento dell’autostrada Palermo-Messina entro quest’anno, della nuova ferrovia entro il 2010, della Salerno-Reggio Calabria per il 2007-2008; tutto prima del Ponte, pronosticato per il 2012 (mentre si va al 2015, «forse anche 2020» per l’alta velocità da Battipaglia a Reggio). Il Ponte non è che un tassello; però insomma il ministro non nasconde che si tratta di «un’opera unica al mondo. Il doppio dello Storbelt, lo storico ponte che collega la Danimarca alla Svezia. Una campata unica da 3300 metri, mai vista prima, piloni alti 390 metri... Voglio che la progettazione coinvolga le migliori intelligenze della nazione, tutte le nostre università, i più grandi esperti in ogni campo. Sarà un avvenimento epocale e non solo sotto l’aspetto tecnico ma anche per il costume sociale».
    «E’ un’epoca nuova che si apre per il Mezzogiorno - sostiene Lunardi -. Per la prima volta nella storia, si dà continuità territoriale alla Sicilia. Finisce un isolamento che è stato anche un alibi. Crescerà una nuova generazione di siciliani che non avrà più scuse, che potrà liberarsi da un antico modo di pensare, che dovrà rimboccarsi le maniche e lavorare, facendo valere i grandi cervelli che ci sono sull’isola». Non sarà solo merito di questo governo; «il Ponte è un’opera condivisa, visto che è stata approvata dai governi Prodi, D’Alema, Amato. Mancava però una forza d’urto, come per il Mose di Venezia, un’altra di quelle opere annunciate che sembravano non arrivare mai. Purtroppo nel Paese è ancora forte la cultura del non fare, ci sono ancora i verdi che vorrebbero bloccare tutto, ci sono i disfattisti, ma il governo Berlusconi ci sta riuscendo». Verrebbe quasi una tentazione, che secondo Lunardi è da respingere: «Un’opera così grande non si può intitolare a un uomo solo. Ne ho parlato con Tremaglia e sarei per intitolarla agli Italiani all’estero. Sono tanti, hanno dato tanto lustro al nostro Paese». Berlusconi capirà. «In questi tre anni siamo diventati amici, abbiamo simpatia l’uno per l’altro. E’ una gioia poterlo aiutare».
    Quando andate insieme in tv però parla sempre lui. «E ne sono felice. Mi risparmia la fatica. Io preferisco andare in cantiere, come all’inizio della mia carriera, quando lavoravo sotto il Gran Sasso e il Frejus, e ancora dopo 35 anni mi accade di incontrare minatori che si ricordano di me. Ho grandi ricordi, come la tracimazione controllata in Valtellina, un’operazione bellissima. E anche Berlusconi adora il sapore e il profumo del cantiere, perché gli fa venire in mente l’esordio, quand’era un imprenditore edile».
    Presidente del Consiglio e ministro hanno anche un altro punto in comune, secondo i critici: un conflitto di interessi. Là Mediaset, qui Rocksoil. «Ma, da quando sono al governo, titolari del mio studio sono i miei figli». Con appalti in Italia, però: tunnel del Bianco, l’autostrada della Val d’Aosta, l’alta velocità. «Negli ultimi 15 anni i più grandi lavori per le ferrovie e l’Anas li ho fatti io. Le commesse che lei cita sono state assegnate prima della mia nomina e ora vengono realizzate: non si poteva mica interrompere un cantiere già progettato al 100% e realizzato al trenta... Ma i nuovi appalti del mio studio sono tutti all’estero». Poi ci fu quell’altro problema, la battuta sulla mafia con cui bisogna convivere. «Esprimevo un dato di fatto. Bisogna convivere con la mafia così come con gli 8 mila morti l’anno per incidenti. Io cerco di prevenire e gli incidenti e la mafia, in collaborazione con i procuratori Vigna e Grasso. Sono convinto che il Ponte, sconfiggendo l’isolamento e favorendo lo sviluppo, contribuirà anche a combattere la mafia». I capitali, assicura il ministro, non sono un problema: li mettono l’Unione Europea, l’Anas, le Ferrovie, la Sicilia, la Calabria e i privati. Per convincere questi ultimi «comincia ora un road-show tra Parigi, Londra, Washington, Tokio, Berlino. Dopo l’euro, il masterplan dei trasporti sarà la nuova tappa dell’unificazione europea; che però non vale solo per 11 Paesi, ma per 25». E il passante di Mestre? E la pedemontana? «La pedemontana veneta è un’opera regionale. Ma per il 2012 sarà finita anche quella...».

    Note:

    L'Europarlamento ha deciso che anche il Ponte di Messina può ottenere finanziamenti comunitari e lo ha reinserito nella trentina di grandi infrastrutture di trasporto approvate ieri in aula a larga maggioranza. Viene così ribaltato l'emendamento passato a Strasburgo l'11 marzo scorso, promosso dai Verdi e dalle sinistre, che aveva cancellato dai progetti di interesse europeo proprio il collegamento tra la Calabria e la Sicilia, sostenuto dal governo di Silvio Berlusconi. E' stato necessario un accordo a Bruxelles tra i governi Ue per riproporre l'inserimento del Ponte di Messina nella lista di Reti transeuropee di trasporto (Ten), che hanno ora il via libera dell'Europarlamento. «I finanziamenti comunitari arrivano al 20% del costo per le opere transnazionali e al 10% per quelle interne come il Ponte di Messina», spiega il presidente della commissione trasporti dell'Europarlamento Paolo Costa della Margherita. Il capogruppo degli eurodeputati di Forza Italia Antonio Tajani ha esultato e criticato la posizione anti-Ponte degli esponenti italiani della sinistra e dei Verdi, che è diventata minoritaria dopo aver perso l'appoggio dei gruppi del Pse e dei liberali (orientati a non rischiare di bloccare tutte le altre opere a causa del no a una infrastruttura in Italia). «Vittoria di Pirro» è stata però definita l'approvazione del Ponte dalla leader dei Verdi Monica Frassoni, che si è detta convinta della grande difficoltà di realizzarlo per le limitazioni Ue di impatto ambientale. Claudio Fava dei Ds ritiene poi che la Banca europea degli investimenti potrebbe non finanziare questa infrastruttura per dubbi sulla sua redditività economica.

    Ivo Caizzi
    Corriere della Sera

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