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La Terra Inabitabile

Affrontare l’orrore dei cambiamenti climatici senza perdere la speranza è possibile.
4 marzo 2019
Margaret Klein Salamon
Fonte: www.truthout.org - 20 febbraio 2019

Il 15 febbraio 2019 migliaia di giovani si sono radunati a Parliament Square nel centro di Londra per protestare contro l’inattività del governo in materia di cambiamenti climatici.

Da anni il movimento per il clima soffre di una condizione debilitante di autolesionismo: l’idea che “non si possa raccontare alla gente la verità” sull’urgenza della crisi o sulla portata e sull’impellenza dell’unica soluzione possibile. Molti scienziati esperti di cambiamenti climatici hanno unito le proprie forze con “comunicatori del clima” professionisti e società filantropiche per decretare: La paura non è un motivatore! Solo la speranza “funziona” quindi restiamo positivi e promuoviamo riforme ad applicazione graduale come il carbon pricing! Un approccio controproducente che sta finalmente per essere abbandonato e l’autore David Wallace-Wells è uno dei fautori principali del cambiamento.

Nel luglio del 2017, David Wallace-Wells ha sfondato il muro di gomma dell’eufemismo, dell’ottimismo e del gradualismo e, senza farsi troppi scrupoli ha pubblicato sul New York Magazine un articolo dal titolo “La terra inabitabile” nel quale ha esplorato in dettaglio alcuni dei peggiori scenari possibili del cambiamento climatico, rendendo chiaro e reale ai lettori il potenziale incubo del collasso della civilizzazione e la totale distruzione del nostro sistema di supporto alla vita. Nessun falso ottimismo, puro giornalismo investigativo e vero orrore. La pubblicazione ha provocato confusione tra i “comunicatori del clima”, i quali hanno esclamato “Non si dovrebbe raccontare tutta la verità! Alla gente non interessa e si stanca!”. E invece la gente non si è stancata. “La terra inabitabile” è diventato l’articolo più letto nella storia del New York Magazine e ha rappresentato un punto di svolta chiave per il movimento per il clima.

Nel suo libro nuovo di zecca, pubblicato lo scorso 19 febbraio, “The Uninhabitable Earth; Life After Warming”, Wallace-Wells ha la possibilità di trasformare ancora e di espandere in modo critico la conversazione iniziata.

A differenza di ciò che aveva fatto nel suo articolo, Wallace-Wells guarda alle conseguenze più plausibili del cambiamento climatico. Per esempio descrive come, anche nella migliore delle ipotesi, si dovrà fare i conti con milioni di morti e decine o centinaia di milioni di rifugiati. Stiamo prendendo in considerazione la migliore delle ipotesi... morte e sofferenza nella proporzione di venticinque Olocausti”. Il libro è cupo ma avvincente; un approfondimento enciclopedico ma convincente dal punto di vista narrativo dei molti modi in cui il cambiamento climatico causerà esodi, allagamenti, morti, carestie, siccità e impoverimento per miliardi mentre favorirà la crescita di governi autoritari, un esplicito riferimento al libro “Climate Leviathan, a political therory of our planetary future” di Geoff Mann e Joel Wainwright.

I fatti fanno riflettere: gli umani stanno immettendo nell’atmosfera gas serra a una velocità dieci volte superiore rispetto al periodo dell’estinzione di massa del Permiano, che ha innescato un circolo vizioso che “si è concluso senza lasciare traccia di vita sulla Terra”. Oltre la metà di tutte le emissioni di gas serra da sempre, sono state prodotte in una sola generazione, ossia negli ultimi trenta anni.

Questa analisi allarmante raggiunge i massimi livelli quando affronta direttamente la crisi morale e fisica del clima, che ha appena iniziato a manifestarsi e che potrebbe durare dei millenni. “Non viviamo un nuovo normale - scrive Wallace-Wells - ma un mondo che non sarà mai più normale”. Il suo lavoro è uno spaventoso ma fedele ritratto della velocità e della portata della crisi e di quanto le cose peggioreranno a due, tre, quatto gradi o più di aumento della temperatura.

Nei capitoli sul “caleidoscopio climatico”, che descrivono la visione distorta che l’opinione corrente ha del clima, Wallace-Wells dimostra anche di essere un critico culturale incisivo e acuto, rivelandoci i sistemi da cui ci facciamo confondere. Disseziona e con occhio attento smonta sistematicamente un numero altissimo di tendenze al fatalismo, di distrazioni tecnologiche, la crescente ossessione per il benessere individuale (in sostituzione della salute collettiva) e il consumo consapevole.

Comunque, Wallace-Wells commette una negligenza, forse a causa del periodo di pubblicazione di questo nuovo libro, quando omette di parlare del cambiamento epocale avvenuto di recente all’interno del movimento per il clima. A partire dalla pubblicazione del suo articolo nel 2017 il movimento sull’emergenza climatica ha preso piede, rivelandosi una forza potente. Il movimento racconta la verità sulla portata della crisi e sollecita una soluzione reale, che sia un new deal verde o una mobilitazione climatica stile Seconda Guerra Mondiale per una transizione verso la riduzione a emissioni zero in un decennio circa. Questo nuovo movimento è guidato dalla Repubblicana Alexandria Ocasio-Cortez e dai rappresentanti di Justice Democrats al Congresso, da Sunrise Movement, Zero Hour, Greta Thunberg e gli organizzatori di sciopero per il clima e dagli Extinction Rebellion per le strade e da The Climate Mobilization, l’organizzazione che ho fondato e dirigo, per sviluppare e aprire la strada a nuove campagne e approcci politici.

Greta Thurnberg, la profetessa quindicenne svedese con le treccine, impersona il candore di questo movimento per la verità. Nel gennaio 2019 si è rivolta ai maggiori rappresentanti dei paesi più ricchi del mondo dicendo:
Non voglio la vostra speranza. Voglio vedervi nel panico. Voglio che anche voi sentiate la paura che io provo ogni giorno. E poi voglio che iniziate ad agire. Voglio che agiate come se doveste affrontare una crisi. Voglio che agiate come se la nostra casa fosse in fiamme. Perché è così.

L’ascesa del movimento sull’emergenza climatica, come lo chiamiamo a “The Climate Mobilization”, è la prova di una struttura operativa che stiamo portando avanti con il nostro lavoro sin dal 2014; usare il racconto della verità per spronare un’azione proporzionata. Quando ho sollevato con Wallace-Wells il tema dell’omissione di questi sviluppi, dopo averli riconosciuti, ha affermato: “Quando si scrive di clima, la gente vuole che non si tralasci nulla”, che è una posizione onesta. Solo che questo non è un libro che parla del movimento sull’emergenza climatica. In ogni caso, l’omissione - associata alla significativa discussione di amorali cultori del catastrofismo che trovano espressione su Internet in veste di trolls - conferisce al libro una superflua connotazione cupa.

Si tratta senza dubbio di un libro terrificante e la crisi ha assunto proporzioni sconvolgenti al punto da togliere la speranza alle persone e lasciarle sopraffatte. Ed è esattamente per questo che sarebbe importante far capire ai lettori che esiste in effetti uno sforzo organizzato per riportare il clima a livelli di sicurezza in tempi brevi; servirebbe a spiegare loro che possono trasformare le loro paure, pene e sensi di colpa in azioni significative. Ricordiamoci che: Sono sempre stati coloro che si sono battuti per una causa che ritenevano più importante della propria individualità a creare i maggiori avanzamenti sociali nella storia.

Mentre Wallace-Wells condivide l’impegno per la verità del movimento sull’emergenza climatica, l’impegno arriva da un’altra parte. Wallace-Wells è un giornalista e ricercatore. Cerca e racconta la verità per amore della verità stessa. La riconosce come bene pubblico. Ma non sono certa che comprenda quanto la verità possa portare una trasformazione. È anche possibile che non ritenga che creare la trasformazione sia una sua responsabilità.
A volte Wallace-Wells ha dei momenti di forte chiarezza morale come quando, ad esempio, ci fa notare che il livello di sofferenza e morte con cui dovremo fare i conti non è ancora stato determinato e che il copione degli orrori del cambiamento climatico “non è ancora stato scritto”. “Li stiamo rappresentando con l'inazione e solo con l’azione possiamo fermarli”.

Quale azione? Per quanto mi riguarda, il nostro obbligo morale è abbastanza chiaro: raccontare la verità, sostenere una soluzione che possa addirittura ristabilire livelli di sicurezza e fare tutto quanto rientri nelle nostre possibilità per arrivare a questa soluzione. Ciò significa porsi un obiettivo con priorità assoluta e fare qualche sacrificio personale.

Wallace-Wells non ne è convinto ed è incisivo nel fornire supporto anche a posizioni politiche che riconosce come corrette:

Molti di coloro che si definiscono concretamente tecnocrati del centro sinistra ambientalista, credono che ciò che è necessario per evitare un cambiamento climatico catastrofico sia una mobilitazione globale stile Seconda Guerra Mondiale. E hanno ragione: si tratta di un giudizio perfettamente sobrio della misura del problema, che un gruppo allarmista come l’IPCC ha appoggiato nel 2018. Ma si tratta anche di una promessa ambiziosa talmente in contrasto con il tempo attuale della politica in quasi ogni angolo del mondo, che è difficile non preoccuparsi per quello che accadrà nel momento in cui tale mobilitazione non dovesse avere luogo - al pianeta, certo, ma anche agli impegni politici di coloro che sono coinvolti dal problema. Coloro che invocano una mobilitazione di massa che abbia inizio immediatamente, si ricordino che possono essere contati tra i tecnocrati dell’ambientalismo. Alla loro sinistra stanno coloro che non vedono una soluzione in assenza di una rivoluzione politica.

Wallace-Wells vede tutte le barriere reali ma non riconosce l’entusiasmo all’interno del movimento sull’emergenza climatica. Il che mi intristisce particolarmente poiché, con il suo dono, la sua visione chiara e il suo amore per la verità, Wallace-Wells ha contribuito a creare questo movimento.

Wallace-Wells mi ha detto che, dopo la pubblicazione, spera di continuare nel suo lavoro parlando del movimento e promuovendolo. Si tratta di un incredibile novità ed è stato emozionante vederlo mettersi all’opera, sostenendo il movimento Extinction Rebellion e il new deal verde. Non parlare del movimento nel suo libro è stata un’opportunità mancata ma gliene restano molte altre da cogliere. Spero che le prenda seriamente in considerazione e che tratti le implicazioni morali ed emotive di questa forza inarrestabile e che si butti nella mischia come un guerriero del clima. Raccontando la verità ha già fatto il primo passo con un effetto mozzafiato.

Tradotto da Silvia Martinelli per PeaceLink. Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte (PeaceLink) e l'autore della traduzione.
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