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La definizione giuridica di ecocidio

La proposta della Stop Ecocide Foundation diffusa nel giugno 2021 attende ora di venire discussa e migliorata
11 agosto 2021

"tutti i popoli sono uniti da stretti vincoli e
le loro culture formano un patrimonio
da tutti condiviso, un delicato mosaico"
dal Preambolo dello Statuto di Roma

Dagli ecosistemi che stiamo distruggendo dipende la nostra sopravvivenza e la qualità di vita delle prossime generazioni.
Portare le nostre attività sul pianeta da dannose a virtuose richiederà tanto impegno collettivo, sistematico e consapevole.
Dobbiamo limitare i danni, riparare ad essi, se possibile evitarli.
Insieme alla ricerca scientifica, alle iniziative politiche, culturali, diplomatiche ed economiche, il diritto internazionale svolge un ruolo importante nel rapporto che stabiliamo con il mondo naturale.

Stop Ecocide Foundation, fondazione benefica registrata nei Paesi Bassi, da tempo si impegna direttamente perché venga definita la responsabilità penale individuale delle devastazioni ambientali e punta in questo senso a emendare in alcuni punti lo Statuto di Roma, atto costitutivo della Corte Penale Internazionale.
da sinistra, in alto: Kate Mackintosh, Charles C Jalloh, Alex Whiting, Valérie Cabanes, Pablo Fajardo, Rodrigo Lledó  da sinistra in basso: Tuiloma Neroni Slade, Richard J Rogers, Philippe Sands QC, Syeda Rizwana Hasan, Dior Fall Sow, Christina Voigt

Ha selezionato una redazione di 12 esperti di fama internazionale per scrivere una prima definizione di ecocidio, dopo la consultazione di centinaia di contributi arrivati da tutto il mondo, rappresentativi delle diverse posizioni esistenti, politiche economiche e culturali, popolazioni indigene comprese.
Il testo finale è stato presentato al pubblico nel giugno 2021, dopo 6 mesi di lavoro. Ora è a disposizione degli Stati perché lo prendano in esame e proseguano nel lavoro di definizione giuridica di questo crimine, affinché diventi strumento praticabile per intervenire seriamente nei casi specifici. 
Il gruppo, presieduto dall'avvocato Philippe Sands QC (Regno Unito) e dalla giurista delle Nazioni Unite ed ex procuratrice Dior Fall Sow (Senegal), è stato convocato alla fine del 2020 in un momento fortemente simbolico, 75 anni dopo che i termini "genocidio" e "crimini contro l'umanità" furono usati per la prima volta a Norimberga.
L'inclusione dell'ecocidio nello Statuto di Roma aggiungerebbe un nuovo reato al diritto penale internazionale, il primo ad essere adottato dopo il 1945.

Nello Statuto l'art. 8 "Crimini di guerra" presenta delle analogie con i fatti che si intende criminalizzare con il futuro reato di ecocidio: 
"[... ]
a iii. cagionare volontariamente grandi sofferenze o gravi lesioni all'integrità fisica o alla salute;
a iv. distruzione ed appropriazione di beni non giustificate da necessità militari e compiute su larga scala illegalmente ed arbitrariamente;
b iv. lanciare deliberatamente attacchi neIIa consapevolezza che gli stessi avranno come conseguenza la perdita di vite umane tra la popolazione civile, e lesioni a civili o danni a proprietà civili ovvero danni diffusi, duraturi e gravi all'ambiente naturale che siano manifestamente eccessivi rispetto all'insieme dei concreti e diretti vantaggi militari previsti;
b xvii. utilizzare veleno o armi velenose;
b xviii. utilizzare gas asfissianti, tossici o aItri gas simili e tutti i liquidi, materiali e strumenti analoghi;
b xxv. affamare intenzionalmente, come metodo di guerra, i civili privandoli dei beni indispensabili alla loro sopravvivenza, ed in particolare impedire volontariamente l'arrivo dei soccorsi previsti dalle Convenzioni di Ginevra".
Questo per le situazioni di guerra

Il gruppo di esperti raccomanda un nuovo paragrafo nel preambolo dello Statuto per introdurre i danni ambientali e il loro legame con i sistemi naturali e umani. E propone l'aggiunta dell'articolo 8 ter, cuore della definizione di ecocidio. La struttura della definizione proposta è simile all'articolo 7 "Reati contro l'umanità": il primo paragrafo definisce il crimine elencando i punti salienti, il secondo paragrafo spiega in che modo interpretare i termini usati.

Qui di seguito il nuovo articolo tracciato e proposto dalla Stop Ecocide Foundation:
  " Aggiunta dell'art. 8 ter
1. Ai fini del presente Statuto, per ecocidio si intendono gli atti illeciti o irresponsabili commessi con la consapevolezza che vi sia una notevole probabilità di causare gravi danni all'ambiente, diffusi o a lungo termine
2. Ai fini del paragrafo 1:
a. Irresponsabile, significa con sconsiderato disprezzo per il danno che sarebbe chiaramente eccessivo in relazione ai benefici sociali ed economici previsti;
b. Grave: danno che comporta cambiamenti avversi molto gravi, interruzioni o danni a qualsiasi elemento dell'ambiente, compresi gravi impatti sulla vita umana o naturale, risorse culturali o economiche;
c. Diffuso: danno che si estende oltre un'area geografica limitata, attraversa confini statali, o è sofferto da un intero ecosistema o specie o da un gran numero di esseri umani;
d. A lungo termine: danno irreversibile o che non possa risanarsi con il recupero naturale spontaneo entro un periodo di tempo ragionevole;
e. Ambiente: terra, biosfera, criosfera, litosfera, idrosfera e atmosfera, il più lontano spazio".

Il panel di esperti prende a riferimento due testi già esistenti nel diritto internazionale per chiarire i termini "grave e esteso o a lungo termine": L'ENMOD, la Convenzione sul divieto dell'uso di tecniche di modifica dell'ambiente a fini militari o ad ogni altro scopo ostile (1977) e l'API Primo Protocollo Addizionale alla Convenzione di Ginevra (1977).
Queste due Carte ufficiali però riportano, nell'enunciato scritto, uno la disgiunzione l'altro la congiuzione e, inoltre stabiliscono soglie diverse.
Per esempio l'ENMOD interpretata come "diffuso" un danno che comprenda un'area della scala di diverse centinaia di chilometri quadrati. L'API definisce "diffuso" come migliaia di chilometri quadrati.
"A lungo termine" si riferisce alla natura temporale del danno. La definizione di "duraturo" utilizzata nella ENMOD è un periodo di diversi mesi o una stagione, mentre l'API interpreta il "lungo termine" come un periodo di decenni (vedi "Definition of terms" a pagina 8 e segg. del COMMENTARY AND CORE TEXT ).

La Stop Ecocide Foundation non è la sola a lavoro sul reato di ecocidio, anche l'European Law Institute e l'Ecocide Alliance stanno offrendo la loro collaborazione.

La ELI (European Law Institute) è una organizzazione attiva da 10 anni, con la missione di migliorare la legislazione in Europa, attraverso la comparazione e l'integrazione delle diverse culture giuridiche. A questo link il progetto in corso per l'ecocidio. L'ELI si farà promotrice del dibattito e dell'adozione di questa fattispecie di reato nella normativa europea, offrendo analisi e critiche costruttive alla proposta emersa dal gruppo di Sands and Sow.
Sempre l'ELI sostiene la richiesta di inserire il reato di ecocidio all'interno dello Statuto di Roma, e le politiche e le iniziative legali volte a imporre un obbligo di diligenza a livello dell'UE e transfrontaliero al fine di prevenire il rischio e/o l'effettivo danno esteso o la perdita di ecosistemi. 
Gli specialisti impegnati nel progetto sono 25, i relatori Robert Bray e Fausto Pocar.
Il calendario di lavoro è fissato da febbraio 2021 a settembre 2022.

L'Ecocide Alliance è una lega internazionale di rappresentanti istituzionali eletti a qualsiasi livello, dal sovranazionale al locale, che promettono di impegnarsi attivamente perché venga riconosciuto il reato di ecocidio. Stando alle informazioni visibili nel sito ufficiale per l'Italia è presente soltanto l'eurodeputata Eleonora Evi del gruppo Greans/EFA.


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