Ecologia

RSS logo

Mailing-list Ecologia

< Altre opzioni e info >

Aiuta PeaceLink

Sostieni la telematica per la pace:

  • Donazione online con PayPal
  • C.C.P. 13403746 intestato ad Associazione PeaceLink, C.P. 2009, 74100 Taranto
  • Conto Corrente Bancario c/o Banca Popolare Etica, intestato ad Associazione PeaceLink - IBAN: IT65 A050 1804 0000 0001 1154 580
Motore di ricerca in

Lista Ecologia

...

    India: disastro Bhopal, sopravvissuti risarciti con 327 mln dollari

    Una vittoria per le vittime di Bhopal

    21 luglio 2004 - Marina Forti
    Fonte: www.ilmanifesto.it
    21.07.04

    C'è stata una grande festa popolare, l'altra sera a Bhopal (India), e per un buon motivo: la Corte Suprema indiana ha emesso una sentenza che ordina al governo di distribuire tra i 570mila sopravvissuti del disastro della Union Carbide una somma di denaro pari a 327 milioni di dollari. Una vittoria, anche se arriva ben vent'anni dopo quella terribile notte. Erano le prime ore del 3 dicembre 1984: una cisterna dell'impianto chimico esplose, lasciando uscire un getto di 40 tonnellate di gas isocianato di metile che investì in pieno i quartieri operai e slum a nord della fabbrica. Cinque o seimila persone morirono quella notte stessa, molte di più negli anni seguenti: le stime variano tra 15 e 20mila vittime. Il numero ufficiale dei sopravvissuti - coloro che hanno perso sposo o genitori o figli, o sono rimaste menomate dal gas - è di 570mila persone. La sentenza emessa lunedì dalla Corte suprema indiana rende loro un po' di giustizia. Certo, è paradossale che ci sia voluta una causa legale: la sentenza risponde alla petizione presentata nel marzo del 2003 da 36 sopravvissuti, ciascuno in rappresentanza di una circoscrizione colpita dal gas, sostenuti da diverse associazioni di vittime e gruppi di solidarietà. I soldi in questione sono ciò che resta della somma versata dalla Union Carbide nel 1989, in seguito a un patteggiamento con il governo indiano (accordo allora molto criticato: Union Carbide se l'era cavata con 470 milioni di dollari, sette volte meno di quanto la stessa New Delhi aveva chiesto in rappresentanza delle vittime. Per di più il governo indiano rinunciava a ogni futura azione civile contro l'azienda - anche se continua a chiedere l'estradizione di Warren Anderson, allora presidente di Union Carbide, oggi tranquillo pensionato tra Long Island e la Florida).
    I soldi del risarcimento furono messi in un conto in dollari presso la Banca centrale indiana, sotto il controllo della Corte suprema, e distribuiti tra i sopravvissuti: alla fine (tra il 1995 e il `96) poco più di mezzo milione di persone ha ricevuto la somma una tantum di circa 15mila rupie a testa, 400 dollari di allora. Non era molto: l'equivalente di 5 anni di cure mediche per persona. Resterà famosa una frase dei rappresentanti di Dow Chemical (nuova proprietaria di Union Carbide): «Quattrocento dollari sono una manna per un indiano»...
    La cifra così distribuita però ammonta a neanche metà di quella versata da Union Carbide. E i soldi rimasti nel conto in dollari hanno prodotto interessi, senza contare che i risarcimenti erano stati distribuiti in rupie in un momento in cui il valore del dollaro era salito parecchio. Insomma: presso la Banca centrale indiana restano oggi 327 milioni di dollari, che ora il governo dovrà distribuire tra i 570mila sopravvissuti ufficiali (neppure questa sarà «una manna»: in media farebbero 650 dollari a testa). La sentenza ordina al Commissario del Bhopal Gas Relief Fund di riferire entro due mesi su come i soldi saranno distribuiti. Intanto i sopravvissuti ieri hanno presentato un'ulteriore petizione: dicono che la cifra pattuita con Union Carbide nell'89 si basava su una stima di 3.000 morti e 120mila feriti, mentre la sentenza di lunedì fa riferimento a 15mila vittime e 570mila sopravvissuti: «quella cifra andrebbe quadriplicata», commentava ieri Rashida Bee, rappresentante di un gruppo di donne di Bhopal. La sentenza è comunque importante anche perché taglia corto sull'uso di quei soldi: devono andare in risarcimenti, e non in altro. Non nella bonifica del sito del vecchio stabilimento, ad esempio: la fabbrica di fertilizzanti di Bhopal, rimasta in disuso dalla notte della tragedia, continua a lasciar percolare veleni nel terreno e nelle falde acquifere (vedi il manifesto, 15 gennaio 2004). Il governo statale, quello centrale dell'India e Dow Chemical fiunora si sono rimpallati la responsabilità e il costo di ripulire il sito (di fronte alle proteste, tempo fa i dirigenti di Dow avevano detto agli attivisti di Bhopal: se volete una bonifica usate i fondi rimasti dai risarcimenti).
    Ecco perché facevano festa a Bhopal, lunedì sera. Anche se la storia non è finita.

    PeaceLink C.P. 2009 - 74100 Taranto (Italy) - CCP 13403746 - Sito realizzato con PhPeace 2.5.7 - Informativa sulla Privacy - Informativa sui cookies - Posta elettronica certificata (PEC)