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Condotti esperimenti anche con armi chimiche

Panama inquinata dalle bombe

Più di 30.000 ettari di terre panamensi sono stati «usati» come base militare dagli americani per oltre 80 anni e i risultati si vedono: 100 mila bombe aeree e pezzi di artiglieria inesplosi lasciati dagli Usa.
17 agosto 2004 - Marinella Correggia
Fonte: www.ilmanifesto.it
7.08.04

«Com'è che l'esercito statunitense è andato all'altro capo del mondo per trovare armi chimiche che non c'erano, e qui da noi intanto le armi chimiche di quello stesso esercito ci sono per davvero e non le vogliono togliere?». Facile l'ironia di Juan Mendez, ex funzionario del ministero panamense degli esteri, che sta cercando di negoziare con Washington un'operazione di pulizia più che dovuta. L'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (agenzia internazionale messa in piedi nel 1977 per applicare la relativa Convenzione Onu) ha trovato almeno sette bombe al gas iprite nell'isola di San José. Pur non trattandosi di base militare, l'esercito Usa ha ammesso di avervi condotto esperimenti con armi chimiche fino al 1948. Secondo Geophex, una compagnia di prospezione geofisica della California, assunta dal governo di Panama, le bombe sono pericolosamente intatte. Quando furono rinvenute, nel 2001, il governo chiuse l'isola turistica per qualche mese. L'anno scorso, l'amministrazione statunitense si è offerto di bonificare le sette bombe finora trovate e di pagare l'addestramento di panamensi per la bonifica. Ma dal momento che proprio non si sa quante altre bombe chimiche ci siano laggiù, il governo panamense non intendeva liberare da ogni ulteriore responsabilità Washington, come questa chiede. E non gli si può dar torto: secondo gli stessi documenti americani, le bombe buttate sull'isola furono 33.000; stimando una percentuale del 10% di bombe non esplose, saremmo sulle 3.300. Washington è stata pronta a reagire: avete rifiutato la nostra offerta, consideriamo chiuso il caso. Gli americani ammettevano che le stesse bombe chimiche avrebbero potuto esplodere, ma che forse il gas iprite si era deteriorato: «forse, non possiamo essere sicuri», ha detto al giornale l'ambasciatore statunitense a Panama Will Ostick, «ma di più non possiamo pulire, perché sarebbe troppo pericoloso e anche dannoso all'ambiente, visto che bisognerebbe rasare la giungla cresciuta nel frattempo.

Il problema non finisce lì: oltre 30.000 ettari di terre panamensi sono stati «usati» come base militare dagli americani per oltre 80 anni e i risultati si vedono: 100 mila bombe aeree e pezzi di artiglieria inesplosi lasciati dagli Usa. E' il solito problema che lasciano oltre alle guerre anche gli insediamenti militari «in pace». I dati sono noti da tempo: nel 2000 Panama li riferì alle Nazioni Unite citando il Dipartimento statunitense di studi per la difesa. Il Trattato di Panama del 1977 restituiva il canale e le terre e stabiliva anche che il governo statunitense si impegnava a fare «quanto in suo potere» per bonificare dagli ordigni inesplosi i 2.500 ettari di terre già poligoni di tiro. Gli stessi americani ammettevano che buona parte di quelle terre era così inquinata che andavano semplicemente «recintati e dimenticati». Non solo. Il quotidiano Miami Herald , in un reportage da Panama City rilanciato dal coordinamento internazionale no-Us bases (no alle basi Usa), spiega che malgrado il Trattato di Panama, poco è stato fatto. La questione dell'inquinamento da bombe, che per Washington era chiusa, è riesplosa «grazie» a una strada che il governo di Panama ha deciso di aprire attraverso terre prima occupate da una base aerea Usa, affidando l'opera di pulizia a una qualunque ditta locale i cui lavoratori continuano a trovare bombe «vive». In luglio un operaio padre di nove figli, che nella pausa del lavoro stava cercando banane selvatiche, è stato ucciso da un ordigno che aveva calpestato. L'ambasciata statunitense liquida i rapporti su ordigni lungo la nuova strada come «fandonie». Ma i lavoratori hanno trovato mortai anche vicino a un nuovo complesso di case popolari fuori da quello che era il poligono di tiro, circondato da cartelli in spagnolo e inglese con su scritto «pericolo».

Non sarà facile che Panama ottenga di più a titolo di «risarcimento danni» e prevenzione di danni ulteriori: c'è voluto molto tempo perché i portoricani di Vieques si vedessero riconosciuto il diritto alla bonifica delle aree inquinate dall'esercito americano.

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