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    Abusivismo edilizio, le Regioni aggiustano il tiro della legge nazionale abbassando i volumi e alzando gli oneri. Tranne in Sicilia, dove le sanzioni sono state dimezzate

    Uno scempio si aggira per l'Italia

    19 agosto 2004 - Gemma Contin

    abusivismo La scadenza per varare le leggi locali in materia di abusivismo edilizio sarebbe il 12 novembre, ma la maggioranza delle Regioni ha deciso che sull'ennesima "sanatoria" era meglio accelerare. Correggendo, ove possibile, il mostro giuridico della legge nazionale, nel tentativo del governo Berlusconi di rastrellare 3,8 miliardi di euro, già dati per incassati nella farsa della "manovrina" estiva.
    Le più solerti sono state le regioni governate da giunte di centrosinistra, come l'Emilia-Romagna, l'Umbria e la Toscana, che hanno deciso di assumere la linea dura, rispetto a una legge nazionale troppo permissiva, sgradita e penalizzante per le amministrazioni locali. Ma molte leggi regionali, come quelle del Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Marche e Toscana, sono state impugnate dalla Corte costituzionale e dichiarate illegittime, aprendo un contenzioso che non si sa come andrà a finire.

    La regione più "permissiva" è la Sicilia, dove il presidente Cuffaro ha in corso di approvazione una legge regionale che, oltre ad assumere il tetto massimo di 750 metri cubi sanabili, prevede, in controtendenza rispetto a tutte le altre regioni, di dimezzare gli oneri delle concessioni edilizie (penalizzando in questo modo i comuni, che dovranno farsi carico degli oneri di urbanizzazione) e di non applicare alcuna addizionale regionale sulle oblazioni, cioè sul pagamento delle sanzioni amministrative per estinguere il reato di abusivismo.

    Ed è proprio questa larghezza di manica del governo siciliano che rischia di mettere a repentaglio la possibilità dello Stato di far cassa nella misura attesa. Anche perché le costruzioni abusive lungo le coste della Trinacria, sulle sue isole e nelle città d'arte, in prossimità di siti archeologici o di parchi e riserve protette, rappresentano una grande fetta dell'intero abusivismo edilizio che Berlusconi & soci hanno deciso di condonare, cancellando gli illeciti con un colpo di spugna, con tanti saluti all'ambiente, al danno economico a zone costiere o pregiate "abusate", e alle attrattive del Belpaese, che infatti sta cedendo quote sempre più allarmanti di turismo alle meno care, più ospitali e più salvaguardate (per ora) Croazia, Grecia, Spagna, e via andando altrove.

    In una ricerca puntuale dell'Adnkronos sono state analizzate le posizioni di ciascuna regione e delle due province autonome di Trento e Bolzano. Vediamole dal Sud al Nord.

    In Sicilia la legge non è ancora approvata ma l'assessore Parlavecchio ha detto che le intenzioni sono quelle di «recepire integralmente l'impianto della norma nazionale». Palazzo dei Normanni ha deciso dunque di essere clemente verso chi ha compiuto abuso, abbattendo gli oneri di urbanizzazione, riducendo del 50% i costi delle concessioni, non aumentando l'oblazione e mantenendo a 750 metri cubi le volumetrie sanabili: il massimo previsto dalla legge nazionale.

    In Sardegna ci sarà il sostanziale recepimento della legge nazionale ma con l'abbassamento a 300 metri cubi della sanabilità per gli ampliamenti di vecchi immobili. Per il neoassessore Sanna sono previsti invece sbarramenti «per le costruzioni abusive in zone sottoposte a vincoli urbanistici, a tutela ambientale e paesistica, e per gli immobili considerati patrimonio nazionale».

    La regione Calabria ha annunciato «polso fermo per l'abusivismo invadente e disastroso», ma condono morbido «per gli abusi di bisogno e per i disservizi amministrativi». La legge non è stata ancora approvata.

    In Basilicata l'assessore Restaino ha detto che la giunta regionale ha voluto «restringere al massimo le disposizioni nazionali», soprattutto per quanto riguarda le volumetrie e gli abusi in zone protette dove «non sarà condonato niente».

    La Puglia governata da Raffaele Fitto «si adeguerà alla legge nazionale»: 750 i metri cubi abusivi sanabili, incremento del 10% sulle oblazioni. Pochi vincoli anche in Molise, che ha deciso di condonare anche le costruzioni in aree protette e di lasciare che siano i singoli comuni a decidere l'ammontare degli oneri.

    In Campania, invece, Antonio Bassolino ha chiesto ai suoi uomini un provvedimento a maglie strette, in linea con la scuola di pensiero del suo ex assessore all'urbanistica Vezio De Lucia: non potranno essere sanate costruzioni in difformità dalle norme urbanistiche; saranno escluse le abitazioni dei 18 comuni nella "zona rossa" del Vesuvio, le costruzioni residenziali in aree demaniali o zone vincolate; le volumetrie saranno ridotte a 150 metri cubi, più 10% per le oblazioni e 100% per gli oneri urbanistici.

    In Abruzzo la legge non è stata ancora approvata ma l'orientamento, secondo l'assessore Desiati, è di condonare solo piccoli abusi, «anche perché la nostra regione è per il 40% soggetta a tutela ambientale». Versione "molto ridotta" anche nelle Marche dove, secondo l'assessore, «i metri cubi saranno ridotti a 250 e aumenteremo gli oneri di urbanizzazione e le oblazioni».

    Nel Lazio Francesco Storace sta pensando a una sanatoria fino a 300 metri cubi, oblazioni diversificate per zone e raddoppio degli oneri di urbanizzazione. Parametri restrittivi a 100 metri cubi in Umbria, dove l'assessore Di Bartolo annuncia che «saranno condonati i piccoli ampliamenti e sarà punito chi ha realizzato abusi che hanno un impatto sul territorio».

    La Toscana applicherà il condono solo alle costruzioni conformi agli strumenti urbanistici. Per l'assessore Conti nessuna sanatoria è prevista «in aree protette, demaniali e per le nuove costruzioni». Cento metri cubi condonabili anche in Emilia-Romagna, ma con un'ulteriore restrizione a 50 metri nelle zone di pregio, mentre «le nuove costruzioni non potranno essere sanate».

    La regione Liguria è invece permissiva con le prime case abusive, il cui costo sarà dimezzato, mentre aumenti del 100% riguarderanno le coste, del 50% le aree collinari e del 30% l'entroterra.

    Condono nel rispetto della legalità e contro le deturpazioni ambientali per il Friuli-Venezia Giulia governato da Riccardo Illy, ma la legge regionale è stata impugnata dalla Consulta. Non ancora approvata la legge in Veneto, dove dovrebbe essere dato il "via libera" a qualche modesto abuso ma nessuna sanatoria per le nuove costruzioni. Sì invece al cambio di destinazione d'uso, sicché magazzini e capannoni potrebbero diventare bellissimi centri residenziali magari in multiproprietà. Rigidissime le province autonome di Trento e Bolzano, che hanno ristretto a 150-200 i metri cubi sanabili, con oneri stabiliti dai comuni in relazione all'impatto ambientale.

    In Lombardia Roberto Formigoni ha detto sì al condono edilizio "integrale", con oneri di urbanizzazione ritoccati del 30%, mentre in Piemonte il suo omologo Enzo Ghigo farà lo stesso, cioè sanerà tutto, con metratura e oblazioni prese pari pari della legge nazionale, ma aumentando gli oneri concessori del 100%.

    Tutta di diverso avviso la Valle D'Aosta, che chiude la porta in faccia agli abusivi (pochissimi), con l'assessore Cerise che avverte: «Abbiamo ammesso solo gli interventi di adeguamento igionico-sanitario ma che non comportino l'aumento delle unità abitative».

    Note:

    Gemma Contin
    g. contin@liberazione. it           

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