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    Un amico di Frattini alla guida dell'ente. La natura cede il passo agli affari

    Attila all'assalto del parco dello Stelvio

    Un parco, tre regioni coinvolte (una di destra, una di sinistra, una autonomista), un unico disegno: in nome del turismo e dello sci si tagliano i boschi e si feriscono le montagne. La protesta ambientalista
    27 agosto 2004 - Stefano Ischia
    Fonte: www.ilmanifesto.it
    27.08.04

    Immagini google Parchi nazionali e Dolomiti sono nel mirino, sotto il fuoco incrociato di impresari edili e speculatori. In nome dello sviluppo turistico si artificializzano le montagne. Si preferisce farne un grande parco giochi per gli sciatori piuttosto che mantenerle intatte nella loro bellezza. E l'accerchiamento è rigorosamente bipartisan, anzi, tripartisan: alleati in questa offensiva sono il centrosinistra trentino del presidente della provincia autonoma Lorenzo Dellai, il centrodestra lombardo di Roberto Formigoni e gli autonomisti della Sudtiroler Volkspartei di Luis Durnwalder a Bolzano. Di fronte al business non conta l'appartenenza ideologica né il bipolarismo. Né, tantomeno, i valori ambientali. Emblematico è il caso del parco nazionale dello Stelvio, suddiviso tra Lombardia, Trentino e Alto Adige-Südtirol. Alla guida dell'ente, in sostituzione dell'ecologista Arturo Osio, il ministro per l'Ambiente, Altero Matteoli, ha nominato a fine luglio Ferruccio Tomasi, maestro di sci, già cacciatore, già vicepresidente del comitato di gestione lombardo del parco, iscritto a Forza Italia, amico personale di Franco Frattini e più esperto di funivie che di natura. Formigoni, Dellai e Durnwalder non hanno battuto ciglio. Eppure hanno diritto di veto. Furibondi gli ambientalisti, soprattutto con Dellai. Vedono nella nomina di Tomasi non solo la longa manus di Forza Italia ma anche quella della lobby delle società funiviarie. «Lo sviluppo del turismo è importante per la montagna - replica Tomasi - dà lavoro a 250 mila persone. Gli impiantisti non sono delinquenti ma professionisti che lavorano con coscienza. Non sarò l'Attila dello Stelvio e collaborerò anche con gli ambientalisti». Tomasi assicura dialogo ma Legambiente e Wwf non sono convinti, hanno in tasca il ricorso contro la sua nomina: «Tomasi - dicono - è privo delle competenze in materia di tutela della natura e dell'ambiente previste dalla legge del 1993». Gli elementi di preoccupazione sono anche altri. La superficie del parco sarà ridotta di 2500 ettari circa (su 134 mila). Tolti in val Venosta, Alto Adige. La notizia è giunta in maggio, proprio nella «Giornata europea dei parchi». Una sforbiciata che fa felici cacciatori e agricoltori. E Durnwalder. Intanto, si sta consumando uno scempio a Santa Caterina Valfurva nello Stelvio lombardo, dove è in corso la realizzazione di una nuova pista per i mondiali di sci che si disputeranno a gennaio 2005. Legambiente e Wwf hanno già presentato otto ricorsi al Tar della Lombardia. Incredibilmente, nelle scorse settimane Tar e Consiglio di stato hanno bocciato la sospensione della concessione edilizia. Sport e affari prima di tutto. Non va dimenticato, poi, che in Trentino il parco dell'Adamello Brenta è minacciato dal progetto del collegamento funiviario tra Pinzolo e Madonna di Campiglio, approvato il 6 agosto dalla giunta provinciale (25 milioni di euro per iniziare). Contrari i Verdi (in giunta) che lo giudicano inutile. Mentre nel parco dello Stelvio il piano di rilancio della Pejo Funivie spa propone i nuovi impianti di Pejo 3000.
    Inoltre, la Provincia di Trento (centrosinistra senza Prc) aveva tentato un colpo gobbo tra il 2002 e 2003, cercando di mettere la museruola alle Associazioni degli usi civici. In Trentino il 60% dei terreni montani sono di proprietà collettiva, delle comunità. Grazie al Tar si è arenato il progetto ma l'attenzione è massima, la partita sotto le guglie delle Dolomiti è tutt'altro che chiusa. Insomma, le politiche di centrodestra, centrosinistra o autonomiste, quando si tratta di privatizzare il bene pubblico-montagna, coincidono. Con tutte le contraddizioni del caso: mentre a Roma i parlamentari dell'Ulivo s'impegnavano a mettere in luce le ragioni dell'insostenibilità giuridica della candidatura Tomasi, a Trento il presidente Dellai sosteneva la proposta del governo Berlusconi.

    Una magra consolazione viene dalla Commissione europea che lo scorso 7 luglio ha notificato all'Italia un `avviso motivato' contro la nuova pista dei Mondiali di sci a Santa Caterina. Il 5 agosto, poi, il presidente della provincia di Trento si è beccato due bandiere nere di Legambiente per il collegamento Pinzolo-Campiglio e per gli impianti sciistici nell'incontaminata Val Jumela. Due bandiere nere anche a Bolzano per aver tolto «al Parco dello Stelvio oltre 2.400 ettari di area protetta» e per «l'espansione dei comprensori sciistici di Valles e Maranza». Una bandiera anche alla Federazione internazionale Sci (Fis) e alla sezione italiana (Fisi) per il disimpegno rispetto alle `linee guida ambientali' della stessa Fis nel caso dei mondiali 2005 nel Parco dello Stelvio». «In Trentino - spiega Francesco Borzaga, storico presidente del Wwf locale - l'attacco degli impiantisti è pesante. Si tenta di far passare nuove funivie nel parco Adamello Brenta e a Pejo (Stelvio trentino). Del resto, il presidente Dellai le sue promesse elettorali le deve pur mantenere. Ha il sostegno folle dei sindaci. E tutto finisce in un'enorme spesa pubblica. Se le normative europee, infatti, limitano i finanziamenti pubblici per la realizzazione degli impianti di risalita, la Provincia finanzia la quasi totalità delle nuove opere con una partita di giro: passando attraverso i Comuni e l'Agenzia dello sviluppo (spa che fa capo alla Provincia, ndr). In ogni caso paga Pantalone. Il problema - continua Borzaga - è che, a iniziare dal ministro dell'Ambiente, passando da Regioni e Province fino ai Comuni, sono tutti pronti a utilizzare i Parchi come pretesto per ottenere finanziamenti, per i centri visitatori e altre amenità varie. Ma la protezione autentica non interessa nessuno. Non è mai stato fatto uno sforzo serio per capire che è possibile un sistema diverso: penso all'agricoltura di montagna o al parco svizzero dell'Engadina, dove in autunno c'è il pienone di turisti che si mettono sulle tracce dei cervi. Purtroppo chi vuole far funzionare il parco è isolato».
    Entra ancora più in dettaglio Roberto Bombarda, consigliere Verde della provincia di Trento: «Secondo le normative europee, il finanziamento pubblico a fondo perduto ai nuovi impianti non deve superare il 25%. Più un 15% per piccole aziende in crisi. Entro il 2008 sarà ridotto al 7,5% massimo, più un bonus. Succede così che la ricca Provincia di Trento prima finanzia direttamente gli impiantisti sborsando il 40%, sostenendo che l'azienda è in crisi e che c'è l'interesse pubblico. Ma spesso non è vero, come a Pinzolo. Poi finanzia indirettamente: entra in scena l'Agenzia dello sviluppo spa che diventa socia dell'impresa funiviaria di turno portando in dote altre decine di milioni di euro. Ma non è finita, il Fondo per lo sviluppo dei Comuni, istituito sempre dalla Provincia, passa ai Comuni stessi risorse aggiuntive in modo che anche le municipalità diventino socie delle aziende funiviarie. Così gli ambientalisti presenteranno ricorsi sul progetto Pinzolo-Campiglio per violazione della norme europee sulla concorrenza e delle normativa Habitat».
    Ovviamente, ha forti mal di pancia, Bombarda: sostiene una giunta di centrosinistra che attua politiche ambientali che non digerisce. «Queste strategie turistiche che portano a costruire sempre nuove piste - osserva - sono politiche da anni Sessanta. Mettono in moto speculazioni edilizie e sono sistemi economici che non stanno in piedi. Sono pozzi senza fondo, comportano continui investimenti pubblici. Queste operazioni un imprenditore privato non le fa. Se il pubblico dicesse `ci metto al massimo il 20-30% di finanziamenti a fondo perduto', nessuno imprenditore ci starebbe. Sono tutti bravi a fare gli impresari con i soldi degli altri. Pensano che Pejo si salverà con il nuovo impianto? E' una fesseria. Fra dieci anni servirà un ulteriore investimento, perché gli impianti di risalita hanno una durata tecnica limitata».

    Sulla stessa lunghezza d'onda Enzo Venini, consigliere di Wwf Italia, sezione lombarda e componente del direttivo del Parco dello Stelvio: «Quella dei Mondiali di sci è una delle pagine nere nella storia dei grandi eventi sportivi invernali per il perverso sovrapporsi di interessi particolari, generosamente finanziati dalle casse dello stato che hanno stravolto limiti normativi di tutela e buon senso. E anche l'ex presidente Osio, purtroppo, ha la sua parte di responsabilità. Sarà una pista enorme, quella di Santa Caterina, e non porterà beneficio nemmeno al paese. Abbiamo presentato ricorso al Tar e al consiglio di stato contro l'abbattimento delle piante, i lavori della parte alta, la realizzazione di un ponte, perché l'area è un Sito di importanza comunitaria. Ma il Consiglio di stato in buona sostanza ci ha detto: `Ci sarà pure un danno ambientale ma se fermiamo i lavori non si fanno i mondiali'. La cosa assurda è che nella distruzione si trovano d'accordo centrosinistra trentino e centrodestra lombardo. E pensare che un'indagine sul grado di accettazione del parco, effettuata dell'Accademia europea di Bolzano, indipendente, rileva che la popolazione locale non ne può più di piste».

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