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    L'Agente Arancio

    Come per la popolazione, l'impiego massiccio dell'Agente Arancio ebbe sull'ambiente, effetti devastanti: riduzione della biodiversità, impoverimento ed erosione del suolo, inquinamento delle acque, alluvioni nonché la depauperizzazione della produzione agricola e della pesca.
    1 ottobre 2004 - Davide Ranzini

    L'Agente Orange:prima e dopo Si stima in 14 milioni di tonnellate la quantità di bombe di ogni tipo (cluster, a frammentazione, al napalm al fosforo bianco ecc…), sganciate dagli Stati Uniti sul Vietnam fra il 1961 e il 1975. Una quantità almeno doppia di quelle che colpirono i paesi dell’Asse durante tutta la Seconda guerra mondiale: in termini di potenza esplosiva è come se furono sganciate l’equivalente di 328 bombe atomiche, ognuna con una potenza pari a quella che cadde su Hiroshima. Ma in questa guerra, combattuta per impedire a un paese di diventare un modello vincente di sviluppo economico e sociale per il Terzo mondo, i paladini della “democrazia” non si limitarono solo ai bombardamenti “convenzionali”. Fecero molto di più.

    Il 16 gennaio 1965 il Milwaukee Journal riferiva che un giovane che aveva studiato economia agricola all’Università del Minnesota, per imparare i sistemi con cui aiutare i paesi sottosviluppati ad accrescere i loro raccolti, adesso era capitano d’aviazione, e usava le nozioni apprese per irrorare con un defoliante le fitte foreste tropicali, le risaie, i campi coltivati del Vietnam, con lo scopo di stanare il nemico e distruggere i suoi raccolti per affamarlo. Per questo compito, contravvenendo alle convenzioni del diritto bellico umanitario, fu massicciamente impiegato il famigerato Agente Arancio che prende il nome dalle strisce arancione sui contenitori dove era immagazzinato, una miscela contenente arsenico e diossina, uno dei più potenti e terribili diserbanti, del quale solo sul Vietnam del Sud ne furono irrorati 44 milioni di litri “…contenenti 170 chilogrammi di diossina, il composto chimico in assoluto più tossico prodotto dall'uomo. Si pensi che a Seveso presso Milano, nel disastro industriale del 1976, dalla fabbrica dell'Icmesa fuoriuscirono alcune centinaia di grammi di diossina...” (Marinella Correggia “Il Manifesto”). Con l’autorizzazione del presidente democratico John Kennedy le operazioni con l’Agente Arancio presero il via nel 1961 aumentando progressivamente fino a raggiungere il culmine nel 1965, per poi diminuire e infine cessare nel 1971, in seguito alle numerose proteste che si levarono nel mondo e negli Stati uniti stessi da parte di scienziati, parlamentari e soprattutto ex combattenti americani.

    A distanza di oltre un quarto di secolo dalla fine della guerra - mentre lo scorso 17 aprile, la rivista scientifica Nature ha pubblicato uno studio della Columbia University, che ha riesaminato Herbs, un archivio dell’esercito Usa, già analizzato nel 1974 dalla National Academy of Sciences per misurare gli effetti ecologici delle missioni defolianti e in cui si è venuti a conoscenza che la quantità di diossina rilasciata dall’Agente Arancio sarebbe almeno il doppio di quanto si era creduto finora - sono oltre un milione i vietnamiti, di cui 100mila tra bambini e adolescenti, che tuttora soffrono di patologie o invalidità e dove da anni migliaia di loro vengono al mondo con malformazioni, senza contare le migliaia di adulti che sviluppano tumori o altre malattie tutte imputabili all’esposizione di quel defoliante. Come per la popolazione, l’impiego massiccio dell’Agente Arancio ebbe sull’ambiente, effetti devastanti: riduzione della biodiversità, impoverimento ed erosione del suolo, inquinamento delle acque, alluvioni nonché la depauperizzazione della produzione agricola e della pesca. Una guerra per la quale l’allora primo ministro svedese Olof Palme usò il termine di ecocidio quando, oltre 30 anni fa, alla Conferenza Onu sull'ambiente umano ospitata a Stoccolma, denunciando con vigore gli sforzi compiuti dagli Stati uniti per tenere fuori dall'agenda dei lavori la guerra del Vietnam in pieno svolgimento, il premier svedese dichiarò che: “l’immensa distruzione prodotta dai bombardamenti indiscriminati, dall'uso massiccio di buldozer e di erbicidi è un crimine che possiamo definire ecocidio. E’ intollerabile che a livello di Nazioni unite finora ci siano state solo discussioni preliminari su quest'argomento...”.

    aereo impiegato nel lancio dell'Agente Arancio Le conseguenze dell’impiego dell’Agente Arancio subito dopo la fine della guerra, colpirono anche migliaia di veterani americani che cominciarono ad accusare: malattie della pelle, asma, tumori, disturbi intestinali. “I loro bambini nascevano senza arti, o con sindrome di Down e spina bifida. Ma passarono altri tre anni prima che il Dipartimento americano per i diritti dei veterani acconsentisse a finanziare una ricerca medica, esaminando 200mila reduci. Iniziarono a circolare voci secondo cui il Presidente Reagan aveva avvisato gli scienziati di non fare correlazioni tra l’Agente Arancio e l’acuirsi delle condizioni mediche degli ex-combattenti” (Cathy Scott Clark e Adrian Levy, “D” La Repubblica delle donne) fino al 1984, quando la Dow Chemical, la Monsanto ed altre industrie chimiche produttrici dell’Agente Arancio vennero condannate a pagare un indennizzo di quasi 100 milioni di dollari ai reduci per i danni ricevuti dalle sostanze chimiche utilizzate a loro insaputa.

    L’impiego criminale che fecero gli americani dell’Agente Arancio in Vietnam è oggi replicato dal Pentagono con l’uso dei proiettili all’uranio impoverito. Dalla prima guerra del Golfo del 1991, alla Bosnia, al Kosovo, alla Serbia, all’Afghanistan e poi ancora di nuovo sull’Iraq in un escalation di violenza “umanitaria”, “asettica” e “pulita”, resa accettabile all’opinione pubblica mondiale mediante “una pressione costante ed intensa dei mezzi d’informazione di massa che la faccia ritenere giusta, inevitabile e volta, in tempi brevi, ad una sicura vittoria” (Massimo Zucchetti “Guerra ecologica,guerra infinita” Jaca Book). Guerre dove l’impiego proibito e devastante di queste armi rientra nel termine eufemistico di “effetti collaterali”.

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