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La Sicilia vota lo scempio delle Eolie

Otto alberghi per 300 posti-letto nelle isole di Lipari e Vulcano in zone sottoposte a vincolo ambientale. Con un blitz notturno la Regione approva la proposta di un deputato dell'Udc
24 ottobre 2004 - Alfredo Pecoraro
Fonte: www.ilmanifesto.it
24.10.04

Stromboli Un albergo con tre fabbricati nuovi di zecca, con ampie terrazze, che sorgerà su un terreno agricolo, poco distante un altro impianto turistico-residenziale con villette a tre piani su piccole colline e una strada che farà da raccordo al villaggio. E ancora: una struttura ricettiva con un edificio a due elevazioni e sette fabbricati ristrutturati, tutti per un turismo sole e mare. In totale sono otto alberghi, per 300 posti letto, che fanno gridare all'ennesimo scempio in Sicilia. Con un blitz notturno l'Assemblea regionale ha votato una norma, inserita nella manovra correttiva da 600 milioni di euro, che in deroga al piano paesistico consentirà a un gruppetto di imprenditori di costruire gli hotel a Lipari e a Vulcano, due delle perle dell'arcipelago delle Eolie, che adesso rischiano seriamente di scomparire dalla World heritage list dell'Unesco. La norma porta la firma di Antonino Beninati, presidente della commissione Territorio dell'Ars e uomo di punta dell'Udc a Messina. Con il sostegno di Forza Italia e di un pezzo di An, Beninati è riuscito a far passare l'art.15 che, a poche ore dal post-voto, sta creando un terremoto nel centrodestra, mettendo in imbarazzo il governo di Totò Cuffaro che, in tutte le salse, aveva assicurato lo stralcio della norma dal disegno di legge. Come nello stile "fai da te" che ha reso ormai famosa la Regione siciliana, passa una norma ad hoc, costruita proprio per il manipolo di imprenditori pronti a buttarsi nell'affare. La deroga, infatti, riguarda solo gli otto progetti previsti dal patto territoriale delle isole Eolie. Otto alberghi che ricadono in altrettante zone poste a vincolo ambientale dal piano paesistico approvato nel `97, due anni prima della nascita dello strumento di programmazione negoziata, firmato dall'ex sindaco di centrosinistra Giacomo Antonio, che non tenne conto dei limiti. Non solo. La norma è passata sebbene la Consulta avesse accolto qualche mese fa il ricorso della Regione che si era detta contraria alla deroga chiesta dal patto territoriale, con il sindaco di Lipari Bruno Mariano (Udc) in prima fila insieme a Beninati, che incassata la norma chiude il conto con i propri elettori. Gli ambientalisti e il centrosinistra gridano allo scandalo. Gli alberghi saranno infatti costruiti grazie ai soldi dello Stato, che finanzia il 70% degli investimenti privati del patto territoriale. Naturalmente a fondo perduto. Di «norma vergognosa» parla persino l'assessore regionale al Turismo, Fabio Granata (An), tra i maggiori oppositori alla deroga. Granata avverte che il voto «apre problemi di non facile soluzione all'interno del governo, della maggioranza e del mio stesso partito» e spera che «venga impugnata dal Commissario dello Stato», per evitare «il rischio che le isole Eolie siano cancellate dalla lista di patrimonio dell'umanità e questo per gli interessi di privati sostenuti dagli onorevoli Antonino Beninati (FI), Guido Virzì (An) e Alberto Acierno (Siciliani uniti)».
A mettere in guardia Cuffaro e i suoi uomini sull'eventualità che la norma provochi la cancellazione delle Eolie dalla lista dell'Unesco, era stato anche il sottosegretario ai Beni culturali, Nicola Bono, che aveva inviato una lettera al governo, all'Assemblea regionale e a tutti i capigruppo.

Proprio Bono, che ha la delega all'Unesco, si era vantato, qualche settimana fa, di avere salvato le Eolie che rischiavano l'esclusione dalla lista per un'altra deroga approvata dall'Ars tre anni fa, che ha consentito la prosecuzione dell'attività di estrazione dalle cave di pietra pomice. «Questo voto è un delitto - sbraita Sauro Turroni, vicepresidente della Commissione ambiente del Senato - contro uno dei luoghi più straordinari del mondo e contro la stessa economia locale. Rivolgo un appello al ministro Urbani e a Cuffaro perché questo scempio sia impedito». Gli fanno eco Filippo Panarello e Antonello Cracolici dei Ds, Salvatore Raiti di Italia dei Valori e Santo Liotta di Prc. Gli oppositori, adesso, attendono le mosse di Cuffaro, «per capire - dice Gianfranco Zanna, componente dell'Osservatorio regionale sui Beni culturali che aveva bloccato i progetti - se il governo ancora una volta fa il gioco delle parti». In riflettori si spostano sulla conferenza di servizi, l'organismo che esaminerà i singoli progetti, cui spetterà il via libera definitivo. Poi i cantieri potranno aprire. Della conferenza faranno parte gli assessorati al Territorio e ai Beni culturali, guidati da Francesco Cascio (FI) e Alessandro Pagano (FI), che si erano opposti alla norma. A parte gli otto progetti, il patto territoriale ne prevede altri cinquanta circa, per lo più ampliamenti di strutture ricettizie, che non ricadono in aree sottoposte a vincolo e che saranno esaminati dalla Sovrintendenza ai Beni culturali di Messina, in assenza, comunque, del piano regolatore generale, mai approvato a Lipari. «Siamo di fronte a una vera e propria speculazione - dice Pino La Greca, dei Ds di Lipari - con le imprese che con i soldi dello Stato distruggono l'ambiente, in un'isola dove gli alberghi in estate non sono mai pieni».

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