Attacco a polenta e basilico bio, il movimento verde insorge
Terrorizzata dall'incombere del decreto Alemanno che, martedì prossimo, potrebbe ottenere il blocco delle semine transgeniche, i soliti noti della lobby biotech scavano il fondo del barile. Visto che è complicato dimostrare che gli ogm fanno bene, se non al portafoglio di chi ha interessi in gioco - due nomi per tutti: Francesco Sala, ordinario di botanica alla Statale di Milano e Patrick Trancu, coordinatore del Centro documentazione agrobiotecnologie e en passant, responsabile delle relazioni esterne di Monsanto Italia - si attaccano frontalmente i prodotti biologici: la pericolosissima polenta e il cancerogeno basilico. Chissà come hanno fatto i nostri nonni a rimanere vivi tanto a lungo... L'attacco ha comunque già provocato l'accesa reazione dell'associazione Slow Food che lancia, per l'11 novembre, una mobilitazione nazionale di tutti i ristoranti in difesa degli amati piatti. Impugnando uno studio condotto dalla società Sitox - sponsorizzata da Agrofarma, Bayer, Bracco, Dupont, Monsanto e Novartis, Umberto Veronesi si presta all'operazione pseudoscientifica ideata per dare visibilità alla lettera aperta contro il bando degli ogm pubblicata da "Il Foglio", "Il Riformista", "L'Indipendente" e "L'Opinione". A parte la ridicola novità dell'attacco al biologico, i contenuti sono gli stessi di sempre: l'oscurantismo che si oppone al trionfale cammino della scienza che nutrirà il mondo e arricchirà gli imprenditori italici. Al solito, non vengono menzionati né gli scienziati decisamente critici - tutti oscurantisti? - né gli imprenditori che verrebbero rovinati da una commercializzazione su larga scala di un prodotto destinato a spazzare via la fortunata eccezione italiana. La risposta è stata pronta e puntuale, anche se difficilmente incontrerà le attenzioni dei media che sempre vengono garantiti alla lobby biotech. La proposta di replica che sta circolando in rete, passando per tutti gli snodi nevralgici di quell'ampio movimento d'opinione contrario all'introduzione degli organismi geneticamente modificati cui il ministro Alemanno deve rendere conto, vede convergere le preoccupazioni degli ambientalisti con quelle dei produttori - biologici o meno - dei consumatori e dei ricercatori. Sul banco degli imputati c'è l'impossibilità di tenere le coltivazioni separate, visto che gli ogm tendono a contaminare le colture vicine. Ogm è per sempre: una volta aperto alle coltivazioni commerciali transgeniche nessuno potrà garantire ai consumatori il diritto di scegliere né ai produttori la possibilità di fornire i prodotti preferiti dagli acquirenti. E questo, di fronte alla domanda sempre crescente di biologico, significa sparare su uno dei pochi settori italiani che tirano a livello europeo. Il fatto poi che la sovrapproduzione agricola sia uno dei problemi principali dell'Unione europea, che elargisce sostanziosi contribuiti per tenere la terra a riposo, non sembra incrinare le certezze dell'ex ministro Veronesi.

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