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    Amianto, un killer inestinguibile

    Nel 2025 l'asbesto avrà ucciso in Italia tra le 20 e le 30 mila persone
    Eternit, cioè eterno come i tumori che provoca e continuerà a provocare. Gli ammalati e i parenti delle vittime del mesotelioma hanno intrapreso un difficile battaglia, per sé e per tutti noi esposti
    14 novembre 2004 - Manuela Cartosio
    Fonte: www.ilmanifesto.it
    9.11.04

    Ha due nomi, entrambi derivati dal greco. Amianto significa «incorruttibile», asbesto vuol dire «inestinguibile». Di qui il neologismo eternit, passato dalla multinazionale svizzera che all'inizio del Novecento brevettò la miscela di cemento e amianto all'ondulato grigio che nel dopoguerra scalzò i coppi rossi dai tetti. Le virtù vantate dai nomi si sono rovesciate in maledizione. L'amianto, messo al bando in Italia nel 1992, continuerà a presentarci il conto per un pezzo. Il picco dell'epidemia di tumori causati dal minerale usato come isolante universale - dalle navi ai ferri da stiro, dai tetti ai freni, dalle carrozze dei treni ai tessuti - è atteso attorno al 2025. A quella data si stima che l'amianto avrà fatto solo nel nostro paese tra i 20 e i 30 mila morti. La bonifica e la demolizione dei siti produttivi, la rimozione dagli edifici dei rivestimenti e dei tubi in cemento-amianto, la distruzione o la messa in sicurezza dei manufatti all'asbesto procedono a rilento. «In giro per l'Italia ci sono milioni di metri cubi di roba varia con dentro l'amianto», dice il senatore diessino Antonio Pizzinato, tra i promotori della conferenza nazionale non governativa sull'amianto che si terrà questo fine settimana a Monfalcone (vedi box). Quanti esattamente non si sa. La mappatura completa dell'amianto non è stata fatta. E' solo uno dei tanti ritardi sulla tabella di marcia indicata dalla legge 257 del 1992. Non è stato fatto il registro nazionale degli esposti all'amianto e qualche regione non ha fatto neppure quello dei mesoteliomi, il micidiale tumore alla pleura che con il carcinoma polmonare e l'asbestosi si accanisce sui lavoratori che hanno inalato le fibre d'amianto.

    Tutto cominciò a Casale...

    Il mesotelioma era un tumore rarissimo. Un caso atteso su un milione di abitanti all'anno, secondo gli epidemiologi. Nel 2003 l'ospedale di Casale Monferrato, che ha un bacino d'utenza sotto i 100 mila abitanti, ha diagnosticato 32 nuovi casi di mesotelioma. «E due terzi delle persone colpite non lavoravano all'Eternit», precisa Bruno Pesce, coordinatore dell'Associazione familiari vittime dell'amianto. L'Eternit di Casale, chiusa nel 1986, ha un posto di rilievo nella storia italiana dell'amianto e della sua messa al bando. Lì si è cominciato a contare i morti e lì si è celebrato il primo processo contro l'asbesto. Finito con una condanna prescritta nel 2000 dalla Cassazione e un risarcimento di 7 miliardi di lire da spartire tra 1.700 parti lese. Una miseria, rispetto all'enormità del danno. Per evitare di pagare risarcimenti più consistenti - ricorda Pesce - alla metà degli anni Ottanta l'Eternit italiana si dichiarò autofallita, portò i libri in tribunale e chiuse gli stabilimenti a Casale, Melilli e Bagnoli. La cava di Balangero, la più grande d'Europa, l'Eternit la chiuse nel `90.
    La multinazionale Eternit, però, continua a esistere. E i casalesi vogliono portarla alla sbarra, sia in sede penale che in sede civile, con quella che hanno battezzato «vertenzamianto». L'esposto da presentare alla magistratura è già stato sottoscritto da oltre 1.400 cittadini, vittime dirette o loro eredi. All'azione civile parteciperà anche il Comune di Casale: i costi della bonifica incidono pesantemente sui suoi bilanci. In Brasile, uno dei maggiori produttori di asbesto dopo Cina, Russia e Canada, l'Abrea - l'associazione degli esposti all'amianto guidata dalla coraggiosa Fernanda Giannasi - due mesi fa ha ottenuto un risarcimento di 160 milioni di dollari da Eternit, Brasilit e Eterbras. E' una sentenza importantissima, commenta Bruno Pesce, ma anche in quel caso bisognerà trovare il modo di risalire «agli svizzeri», la famiglia Schmidheiny che, dopo aver fatto i miliardi con il cemento-amianto, ha ceduto la rogna ad altre società investendo gli utili «nel cioccolato e nelle banche». Pesce, fino a qualche anno fa segretario della Cgil, da quando è in pensione lavora a tempo pieno «contro» l'amianto. Il suo raggio d'azione spazia dal Brasile a Tiggiano, un piccolo paese del Salento dove, quando l'intervistiamo, è appena andato per affrontare un altro problema: tanti emigranti si sono beccati l'amianto lavorando in Germania, in Svizzera, in Belgio e tornati in Italia si ritrovano figli di nessuno.
    C'è un particolare agghiacciante nel rapporto tra Casale e l'Eternit. Per anni, quando già si sapeva che l'amianto era una bomba a orologeria, l'azienda si è liberata del «polverino» - gli scarti di lavorazione - regalandolo ai dipendenti e ai casalesi. E' tutto finito nelle stradine, nelle soffitte, nelle cantine. E c'è ancora. Sarà per questo «regalo» che a Casale muore di mesotelioma anche chi non ha lavorato all'Eternit?

    ... e proseguì a Monfalcone

    A Monfalcone la polvere d'amianto l'hanno respirata i lavoratori di Fincantieri. Nella piazzetta di Panzano, di fronte all'ingresso dei cantieri, un monumento ricorda le vittime. L'epigrafe di Massimo Carlotto dice tutto: «Costruirono le stelle del mare, li uccise la polvere, li tradì il profitto». Dice tutto anche il titolo del libro del professor Claudio Bianchi, Amianto, un secolo di sperimentazione sull'uomo. E' il medico che, arrivato nei primi anni Settanta all'ospedale di Monfalcone, «scoprì» tra i cantieristi l'altissima incidenza di mesoteliomi. E' andato in pensione avendone censiti circa 600. La latenza, correlata all'intensità e alla durata dell'esposizione, varia dai 15 ai 40 anni. In alcuni paesi europei la curva dei mesoteliomi sembra essersi assestata, smentendo le funeste previsioni di crescita fino a 2025. In Italia non è così, forse perché l'amianto è stato messo al bando solo nel `92. E' stato sostituito dalla lana di vetro e di roccia o dalle fibre di ceramica. Tra vent'anni scopriremo se e quanto fanno male. E sarà difficile stabilire, prevede il professore, «fin dove arrivano i danni dell'amianto e dove cominciano quelli delle materie con cui è stato rimpiazzato».

    Meglio non sapere?

    Essendo il mesotelioma un tumore incurabile, è utile monitorare tutti gli esposti all'amianto? «Morire per morire, preferisco non saperlo in anticipo». Molti lavoratori la pensano così, dice Michele Michelino, ex operaio della Breda Fucine di Sesto San Giovanni, fondatore di uno dei comitati che hanno promosso «dal basso» la conferenza di Monfalcone. A una trentina dei 350 ex lavoratori della Breda visitati dalla Clinica del lavoro di Milano sono state riscontrate placche pleuriche che potrebbero evolvere in tumori. Saranno ricontrollati ogni anno e le loro condizioni psicologiche non sono delle migliori. «Non sappiamo se questi monitoraggi serviranno o no», ammette il professor Bianchi, «siamo costretti a continuare la sperimentazione». In Svezia, che sull'amianto è avanti a noi almeno di vent'anni, si è visto che i costi psicologici del monitoraggio sono effettivamente pesanti. D'altra parte, però, alimentazione e fumo possono essere co-fattori del mesotelioma. Essere allertati in anticipo, quindi, può essere utile.

    Amiantizzati di tutto il mondo...

    Nei tre quarti di mondo ancora amiantizzato il dilemma sui monitoraggi non se lo pongono. Essendo notoria la sensibilità per la salute dei lavoratori e per l'ambiente di Russia e Cina, vengono i brividi al pensiero che proprio loro sono i maggiori produttori di amianto. Hanno strappato il primato al Canada che, non sapendo più a chi vendere il suo amianto, ha rallentato la produzione. Sulla situazione nell'ex patria del socialismo, fa testo quel che in un congresso internazionale alcuni colleghi russi hanno detto al professor Bianchi: «La sua relazione è molto interessante. Però da noi non succede. Il nostro amianto è puro e non fa male». La strada per mettere al bando l'amianto - se ne parlerà a Monfalcone e alla fine del mese a Tokyo - è tutta in salita.

    L'unificazione dei processi

    Qui da noi, la strada per ottenere giustizia per le vittime è un percorso a ostacoli e dall'esito incerto. Di recente due processi, contro la Fibronit di Bari e la Fincantieri di Riva Trigoso, sono finiti con una condanna. Ma le assoluzioni - ultima quella della Breda ferroviaria di Pistoia - non mancano e amareggiano malati e familiari delle vittime. La procura di Gorizia, competente per Monfalcone, ha 600 fascicoli aperti per morti attribuite all'amianto. Una cinquantina di vedove, come le madri Plaza de Mayo, hanno manifestato tutti i giovedì perché siano celebrati i processi. Alla fine di ottobre, il gup di Gorizia ha chiesto d'unificare nello stesso procedimento tutti le cause Fincantieri. Alessandro Morena, autore di Polvere, pur vedendo il rischio che i tempi si allunghino è convinto che l'unificazione dell'inchiesta sia una novità positiva. Ottenuta grazie al protagonismo e alla determinazione di donne consapevoli che i loro mariti «non sono morti per caso». Il loro apporto ha rivitalizzato l'associazione esposti amianto, «alle riunioni quando parlano loro non si sente volare una mosca».
    Gualtiero Nardi, tubista per 35 anni alla Fincatieri di Monfalcone, cominciò a star male quattro giorni dopo essere andato in pensione. Un anno dopo, la diagnosi: mesotelioma. E' morto alla vigilia di Natale del `99. «Difendere mio marito è l'unica cosa che mi tiene al mondo», dice Rita Nardi, «i nostri uomini hanno sofferto come cani nell'indifferenza. Ora questa sofferenza la portiamo noi». Fincantieri sarà anche «una potenza», ma deve rispondere del perché ha tenuto gli operai a respirare amianto, sapendo da decenni che faceva male. «Per un milione e mezzo al mese».

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