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    «La vera energia è nel vostro sole»

    Lo scienziato tedesco Hermann Scheer convinto fautore delle fonti rinnovabili. «Il nucleare è pericoloso e va verso l'esaurimento. In Germania avremo il 100% di energie pulite nel 2050»
    23 gennaio 2005 - Antonio Sciotto
    Fonte: www.ilmanifesto.it
    23.01.05

    Il sole

    Più dei discorsi contano i risultati, soprattutto quando i dibattiti sull'energia rischiano di diventare guerre di religione. Dall'osservatorio tedesco di Hermann Scheer, esperto pluripremiato di fonti rinnovabili, il sostegno al solare e alle energie pulite è forte degli enormi progressi conquistati dalla Germania nell'ultimo decennio: «In dieci anni siamo passati dal 3% di fonti pulite al 10%, e ogni anno incrementiamo questa percentuale dell'1,5%. Ci basta mantenere questo ritmo, e nel 2050 avremo il 100% di energia elettrica proveniente da fonti rinnovabili». Sull'altro fronte, «è importante smascherare il doppio trucco dei sostenitori del nucleare: non è vero che le energie rinnovabili non basterebbero a coprire il fabbisogno mondiale, e non è vero che il futuro dell'uranio sia a bassi costi e infinito. Al contrario, è in scadenza come il petrolio». E Scheer non è certo l'ultima ruota del carro, vantando una biografia di prestigio: membro del Bundestag (il parlamento federale tedesco), è presidente di Eurosolar (associazione europea per le energie rinnovabili) e direttore generale del World council for renewable energies. Tra i diversi premi ricevuti, il Nobel alternativo nel 1999. In Italia ha pubblicato di recente Il solare e l'economia globale (Edizioni Ambiente).

    Cominciamo dalla dichiarazione del presidente Berlusconi sul possibile avvio del nucleare in Italia. Una semplice «boutade» propagandistica, o dietro ci sono interessi reali?

    A mio parere interessi reali ci sono, eccome. Sono quelli delle lobby che principalmente nelle istituzioni europee, ma anche nei singoli stati, agiscono per rafforzare il ruolo del nucleare. Fanno pressione soprattutto i grandi gruppi elettrici come Electricité de France (Edf), che si trova proprio in pole position: vogliono mantenere la propria centralità e assicurarsi un futuro certo anche rispetto all'esaurimento delle fonti energetiche tradizionali. Ma non sono alieni da questi interessi la vostra Enel, e l'Enea di Carlo Rubbia, che non ha mai completamente abbandonato l'idea del nucleare, neppure dopo il risultato contrario del referendum del 1987. In Europa c'è l'agenzia Euratome, foraggiata dalle grandi potenze industriali, che è completamente sottratta al controllo del parlamento europeo e risponde solo alla Commissione. Si fanno investimenti enormi sul nucleare, mentre si stanzia molto meno per gli studi sul rinnovabile: basti pensare che nel mondo, negli ultimi 15 anni, gli istituti di ricerca sul nucleare hanno ricevuto fondi per mille miliardi di dollari, a fronte dei 25 miliardi finiti nelle casse di chi si occupa di energie alternative. Quaranta volte meno: si può capire quanto gli stessi studiosi siano invogliati a puntare sul nucleare.

    Ma perché i grandi gruppi elettrici puntano sul nucleare?

    Perché possono, come ho detto, mantenere in questo modo la centralità del loro ruolo. Con l'uso delle fonti naturali, al contrario, molto meno dispendiose, si potrebbe realizzare una mutazione non solo in senso ecologico, ma anche dal punto di vista della struttura economica del controllo: quella che propongo nei miei studi recenti è una vera e propria rete di piccoli e medi produttori, che possono essere industrie private o soggetti pubblici, come le città o le regioni, che essenzialmente realizzano un «decentramento della produzione». Ovvio che i profitti, per i big del settore, si ridurrebbero notevolmente. Oltretutto, se vogliamo stare ai soli costi, fonti come il solare o l'eolico usano risorse che non si devono cercare con spese sempre più ingenti: basta solo investire sulle tecnologie di sfruttamento, la materia prima ce la offre semplicemente la natura.

    E il nucleare? Perché non dovremmo aprire? Per la paura di incidenti? Per le scorie? Per i costi economici?

    Gli incidenti possibili non sono l'unico motivo per dire no al nucleare, ma certo gli eventuali rischi non sono secondari. Quanto alle scorie, non ci sono studi che dimostrino in maniera esaustiva che ci siano metodi per stoccarle in modo assolutamente sicuro: peggio, la nocività delle scorie dura centinaia di migliaia di anni. Inoltre bisogna dire che il nucleare non è affatto una risorsa eterna come si crede: i giacimenti di uranio si esauriranno in 40-50 anni, e se le centrali presenti nel mondo diventeranno di più rispetto alle attuali 439, questo processo sarà ancora più veloce. Proprio per ovviare all'esiguità delle scorte, e prolungare l'utilizzabilità dell'uranio, le grandi potenze stanno costruendo le cosiddette «centrali veloci», o «fast breeder reactor». Non sono ancora pienamente avviate: in Francia ne è stata bloccata una dopo pochi mesi perché non era abbastanza funzionale. E soprattutto sono assai più pericolose delle centrali normali, perché dalla loro fissione si produce molto più plutonio, materiale dannosissimo.

    Dunque un sì convinto al solare?

    Assolutamente convinto. Anche perché siamo all'altro corno del «doppio trucco»: ho spiegato come non sia vero che il nucleare sia un pozzo senza fondo, ma bisogna aggiungere che mente chi afferma che le fonti rinnovabili non sono sufficienti. C'è uno studio europeo di 5 anni fa che lo dimostra, gli Usa hanno dati sul tema dagli anni Settanta. La Germania lo sostiene con le ricerche e l'applicazione sul campo: siamo l'unico paese della Ue che ha raggiunto i target richiesti per la produzione di energia da fonti rinnovabili e l'abbattimento dell'inquinamento; nel 2050, come ho già detto, se si proseguirà con le politiche attuali, saremo 100% energia pulita. Voi italiani non dovreste abbracciare la causa del nucleare: in parti della penisola l'acqua scarseggia, e le centrali nucleari ne consumano tantissima per il raffreddamento. Potete usare in modo più pulito ed economico il vostro splendido sole.

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