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La larga maggioranza del no, nuova disavventura della crisi politica

1 giugno 2005 - Philippe Chriqui et Pierre Christian
Fonte: www.lemonde.fr - 30 maggio 2005

Per la prima volta nella Quinta repubblica la Francia ha detto NO a un referendum sull’Europa.
Nel 1972, i francesi avevano approvato l’entrata del Regno-Unito nella CEE.
Avevano approvato di stretta misura (51.05%) la ratifica al trattato di Maastrich il 20 Settembre 1992. Ma oggi, il rigetto della costituzione è grande, circa 55% degli elettori si sono pronunciati per il No. Di più, è il referendum che registra la percentuale di NO la più alta nella storia della Quinta repubblica : il record precedente era per il referendum del 27 Aprile 1969, sulla riforma del Senato (52.4%).
I risultati del Referendum del 29 Maggio 2005 corrispondono, del punto di vista elettorale a un contrario del Referendum di Maastrich e a una specie di replica del 21 Aprile 2002.

Trattato di Maastrich, un effetto contrario.

Il SI è maggioritario negli elettorati UMP e UDF (75% e 80% per il SI) invece è minoritario nel elettorato socialista (41& per il SI, 59%per il NO) e verde(ecologisti-40% per il SI)
Le formazioni anti-europea tradizionali(estrema destra, estrema sinistra, partito comunista e Sovranisti) hanno detto a quasi l’unanimità NO.

Nel 1992, la situazione era comparabile ma invertita.
Il SI era anche il voto del governo ma aveva vinto a più di 51% dei suffragi.
Il trattato di Maastrich è stato approvato da 78% dei simpatizzanti socialisti, ( al potere), 61% dei simpatizzanti UDF e 60% degli ecologisti.
Il RPR, a quest’epoca nell’opposizione, si era diviso e aveva votato NO al 59%, al modo del PS oggi.

Al di là del rapporto di forza elettorale, l’assimetria tra i due scrutini si verifica nella sociologia del voto.
Nel 2005, solo i dirigenti e professioni intellettuali hanno votato SI (65% come nel 1992). Le categorie popolari o modeste hanno votato NO, ma aumentando il loro voto rispetto al 1992 : 79% per il NO tra gli operai (aumento di 18 punti), 67% tra gli impiegati (aumento di 14 punti).
Il cambiamento si nota tra le categorie medie che votavano SI (62%) e votano ormai NO al 53%, segno di un malessere sociale profondo che tocca il paese e sottolinea il livello di preoccupazione di fronte a un’Europa accusata di non proteggere abbastanza i salariati di fronte alla mondializzazione.

Una specie di replica del 21 Aprile 2002

La vittoria del NO al Referendum di oggi è il risultato di un’alchimia inedita : il connubio del voto protestarlo e del voto anti-europeo, che sembra prolungare l’espressione della crisi politica del 21 Aprile 2002. Bisogna ricordare che questo referendum si iscrive in una seria elettorale atipica: il primo turno dell’elezione presidenziali nel 2002 aveva mosrato il rigetto del sistema politico.
Le elezioni regionali avevano mostrato un voto-sanzione per il governo, ancora quello di oggi.
Le elezioni di 2004, dominate da una grande astensione (57.3%) erano, però, le prime elezioni europee post-allargamento.

Con il rigetto, oggi, gli elettori ripetono e accentuano la crisi del sistema politico : i partiti del governo, che erano i soli a pronunciarsi in favore della costituzione Europea, avevano riunito il 21 Aprile 2002 solamente 56% dei suffragi esprimiti, sia il risultato il più basso di questi ultimi anni.
I voti estremi (destra e sinistra) che raggiungevano il record di 30% dei suffragi, partecipano oggi a quasi l’unanimità al voto NO.
In generale, le forze protestare (voti estremi, PC, sovranisti di destra e sinistra, cacciatori) rappresentavano più del 40% dei suffragi all’epoca: si sono arruolate tutte per il NO.

Oggi con 55% di voti NO, il referendum trova la sua analogia elettorale nello scrutinio storico del 21 Aprile 2002, quello che aveva mandato il messaggio il più chiaro al sistema e ai dirigenti politici.
Ma , oggi, il messaggio si rafforza dall’espressione di un malessere sociale che tutti partiti politici debbono prendere in conto.
La costruzione europea, lei, sembra essere la vittima collaterale di questo scrutinio : le motivazioni di politica interna degli elettori francesi sembrano avere vinto sulle considerazioni europee
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Note:

www.expression-publique.com
Tradotto da Charlotte Bonin per www.peacelink.it
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