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Affollata assemblea preparativa a Roma

Il 20 maggio i lavoratori e le realtà sociali di tutta l’Italia scioperano per dire NO alla guerra

“Il padronato vuole comprarci col bonus governativo di €200? Se li metta in quel posto”, ha tuonato un rappresentante sindacale. “Noi, il 20, scioperiamo contro la sua guerra che causa inflazione, aumento di prezzi, cassa integrazione nelle industrie vulnerabili, tagli alla sanità e ai servizi".
8 maggio 2022
Patrick Boylan

Assemblea delle sigle sindacali di base, Roma, 8 maggio 2022, ex sede Inpdai di viale delle Provincie, per preparare lo sciopero del 20 maggio contro la guerra.

La guerra in Ucraina, alla quale l’Italia partecipa ormai da cobelligerante, è riuscita a fare ciò che anni di appelli all’unità non hanno realizzato, ovvero far scendere in piazza, tutte insieme, le varie sigle sindacali di base e buona parte delle realtà sociali pacifiste, in un movimento compatto contro governo e padronato.

Queste diverse realtà si sono date appuntamento a Roma oggi (8 maggio 2022) presso l'ex sede Inpdai di viale delle Provincie, per mettere a punto uno sciopero generale contro la guerra indetto per il 20 di questo mese in tutta l’Italia. Sono previste grosse manifestazioni a Roma, Milano e Palermo nonché comizi e presidi a Torino, Bologna, Firenze, Pisa, Caserta, Cagliari, Reggio Emilia, Trieste e altre città ancora.

Cinque sono le parole d’ordine: Contro la guerra, l’economia di guerra e il governo della guerra; contro l’invio delle armi in Ucraina e l’aumento delle spese militari; per l’aumento delle spese sociali e dei salari; per il ripristino della scala mobile; per un reddito di base per tutte e tutti.

Ad aderire alla piattaforma rivendicativa sono i sindacati di base (ad esempio CUB, SGB, USI-CIT, i vari COBAS, USB) insieme a rappresentanti della società civile (come il vignettista Vauro Senesi e la filosofa Donatella Di Cesare, i Giuristi democratici, i Disarmisti esigenti, gli Obbiettori di Coscienza, gli Umanisti) e associazioni pacifiste come Abbasso la Guerra, l’Assemblea Antimilitarista e la stessa Rete PeaceLink.

Walter Montagnoli, della Segreteria Nazionale CUB, ha illustrato come la guerra in corso, oltre a causare morti e devastazioni in Ucraina, colpisce le popolazioni di tutto il mondo per via dell’interruzione delle catene alimentari, energetiche e di approvvigionamento di materiali. La mancanza di pezzi di ricambio, per esempio, ha fermato o rallentato molte fabbriche, causando numerosi ricorsi alla cassa integrazione. E mentre il governo taglia i fondi destinati alla sanità e ai servizi sociali per pagare i costi della guerra, contestualmente toglie l’IVA sulla commercializzazione delle armi, così da permettere ai grossi azionisti di Leonardo, di Fincantieri, di Breda… di incassare di più.

“Si spendono due mila miliardi annualmente nel mondo per produrre armamenti, ovvero per produrre strumenti di morte e di distruzione,” ha concluso Montagnoli. “Noi diciamo basta, bisogna produrre meno spade e più aratri – per sfamare le popolazioni del mondo, invece di ucciderle.”

Contro l’economia di guerra si è pronunciato anche Angelo Mulè della USI-CIT. “Il padronato vuole comprarci col bonus governativo di €200? Se li metta in quel posto”, ha tuonato. “Noi, il 20, scioperiamo contro la sua guerra, che è una catastrofe non solo per gli ucraini, ma anche per i lavoratori in tutto il mondo.”

“Inoltre – ha concluso, rivolgendosi ai giovani – non va dimenticato che il servizio di leva non è stato abolito in Italia, ma solo sospeso. Con l’entrata in guerra contro la Russia, il governo potrebbe ripristinarlo.”

Un rappresentante dell’Ufficio Informazione del Kurdistan ha sottolineato che la guerra in Ucraina – tra due imperialismi che usano cinicamente gli ucraini come pedine nei loro giochi di potere – non è l’unica oggi scatenata per scopi imperialisti. “La Turchia, ad esempio, sogna sempre il suo impero ottomano perso e ha invaso pezzi della Siria e dell’Iraq per estendere le sue frontiere, sterminando gli abitanti curdi che, di quel impero, non vogliono far parte; vogliono invece la propria autonomia.”

Il rappresentante curdo ha poi chiesto alla platea: “Perché l’Europa, così pronta ad applicare sanzioni contro l’invasore Putin, non le applica contro l’invasore Erdogan?”, suscitando un applauso scrosciante.

Ma non è soltanto la Turchia che fa guerre imperialiste ignorate dall’Occidente. La Francia di Macron sogna sempre l’impero francese in Africa di una volta; per realizzarlo, ha invaso il Mali otto anni fa, facendo bruciare villaggi interi per estirpare i resistenti; ma nessuno in Italia sembra aver sentito l’odore del fumo. L’Arabia Saudita sogna un vasto impero sunnita nel medio oriente e in Africa del nord; per realizzarlo, bombarda selvaggiamente lo Yemen da 7 anni e nessuno in Occidente applica sanzioni per fermare il genocidio in corso. Ma, si sa, la Turchia, la Francia e l’Arabia Saudita – per non parlare di Israele che occupa il territorio palestinese da mezzo secolo o degli Stati Uniti che hanno invaso e occupato molteplici paesi terzi in questi anni – sono paesi alleati e quindi possono fare quello che sta facendo Putin, liberamente e impunemente, senza destare scandalo tra i benpensanti occidentali.

La stessa guerra in Ucraina, che sembra dovuta esclusivamente alle brame imperialiste di Vladimir Putin, è in realtà il proseguimento di una guerra imperialista iniziata dall’Occidente.

Infatti, è l’Occidente che ha invaso l’Ucraina otto anni fa e che continua ad occuparla... solo che non si vede (o quasi).

Nel 2014, la NATO ha infatti addestrato segretamente, nelle sue basi in Polonia, milizie ucraine filo naziste che hanno poi dirottato la rivolta popolare degli ucraini contro il loro governo, imponendo come Presidente del paese l’uomo designato da Washington, Arseniy Yatsenyuk. “Yats” ha usato poi quelle stesse milizie per fare guerra, sempre per conto della NATO, contro gli ucraini russofoni dell’Est, una guerra strisciante durata otto anni, con 14.000 morti, e che poi è sfociata in guerra aperta quando la Russia ha incautamente voluto porre fine al genocidio invadendo l’Ucraina.

L’invasione di Putin è indubbiamente un crimine di guerra – anche se non si capisce perché non lo siano le invasioni imperialiste di Erdogan, di Macron, del Principe bin Salman e di tutti i presidenti statunitensi. Un crimine che non si può condannare, tuttavia, senza condannare, contestualmente, chi l’ha provocato deliberatamente.

“Scioperiamo e scendiamo in piazza il 20 maggio per dire NO a TUTTE le guerre e a TUTTI gli imperialismi,” ha concluso l’assemblea di viale delle Provincie, invitando chi vuole aderire alla giornata del 20 a scrivere a: scioperogenerale20maggio@gmail.com

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