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Giustizia democratica

Dalle pagine del Riformista, Veltroni illustra la cura democratica per i guasti della giustizia: attenuare “l’obbligatorietà dell’azione penale” con “criteri di priorità” assegnati da “Parlamento, Csm e procuratori della Repubblica”.
4 aprile 2008 - Paolo Dimalio
Fonte: Agorà Magazine - www.agoramagazine.it

Dalle pagine del Riformista, Veltroni illustra la cura democratica per i guasti della giustizia: attenuare “l’obbligatorietà dell’azione penale” con “criteri di priorità” assegnati da “Parlamento, Csm e procuratori della Repubblica”.

Veltrusconi In soldoni, saranno i partiti a dire ai magistrati quali reati perseguire e quali no. Una ricetta nuova di zecca. Negli anni ’70 era il cavallo di battaglia di Gelli e della P2. Poi il Venerabile passò il copyright a Berlusconi, tessera P2 1816. Ora tocca a Walter rilanciare l’idea del Gran Maestro.

In un paese normale, la proposta di Veltroni sarebbe pure sensata. In Francia è il governo a stabilire la gerarchia dei reati. Se l’esecutivo decide che i terroristi vanno puniti prima dei corrotti, il Pm esegue. Oltralpe, dove il Parlamento non è il rifugio di inquisiti e condannati, funziona così. Ma l’Italia non è la Francia.

Secondo Transparency International siamo al 41 posto per tasso di corruzione, dietro Botswana, Qatar e Taiwan. Peggio di noi in Europa solo la Grecia e i paesi ex comunisti. Nel Parlamento uscente siedono 25 condannati definitivi. Se si sommano quelli in primo e secondo grado, si arriva a 85. Più o meno un onorevole su 11 è stato processato. Un tasso di criminalità degno di Scampia. La ricetta veltroniana, col parlamento a dettare l'agenda delle procure, promette bene.

Ve l‘immaginate Berlusconi che ordina ai Pm quali reati punire e quali tralasciare? In fondo, è imputato solo in tre processi: due per corruzione (insieme ad Agostino Saccà e all’avvocato inglese David Mills), l’altro per irregolarità nella compravendita dei diritti Mediaset.

Il responsabile PD alla giustizia Lanfranco Tenaglia ha subito corretto il tiro, spiegando al Sole 24 Ore che le opzione in campo sono due: la gerarchia dei reati o la decide il Parlamento, oppure i magistrati. Tenaglia sceglie le toghe. Veltroni invece dà un colpo al cerchio e uno alla botte: decideranno i magistrati, ma anche il Parlamento (cioè i partiti). Walter lo dice alla chetichella sul Riformista (l’organo ufficiale del partito dell’inciucio), il cui azionista è Domenico Angelucci, editore di Libero e candidato Pdl. Quel che è certo, è che il Pd intende rivedere l’obbligatorietà dell’azione penale.

Un altro caposaldo del programma democratico (paragrafo 4, punto A) è “completare la stagione di riforme '96-'02”. L’era del buongoverno Prodi-D’Alema-Amato, densa di successi in materia di giustizia. Cito Travaglio per una breve ricognizione:

“Nel 1997 destra e sinistra depenalizzarono l’abuso d’ufficio non patrimoniale, legalizzando lottizzazioni, favoritismi, concorsi truccati. Nel ‘99 destra e sinistra tentarono di depenalizzare il finanziamento illecito dei partiti, e dovettero rinunciare solo grazie al no di Di Pietro e di alcuni grandi giornali. Nel 2000 destra e sinistra depenalizzarono l’uso di fatture false con relative frodi fiscali”

Seguirono le “leggi vergogna” del quinquennio berlusconiano: ex Cirielli, falso in bilancio e rogatorie. L’Unione le lascia intatte, sebbene nel programma promettesse di abrogarle. Nel programma di Sant’Anastasia invece non c’è traccia delle “leggi vergogna”. La loro abrogazione non è più in agenda.

E le intercettazioni? Il Pd annuncia “il divieto assoluto di pubblicazione […] fino al termine dell’udienza preliminare”. E promette “sanzioni penali e amministrative molto più severe delle attuali” (paragrafo 4, punto B), naturalmente per tutelare i diritti “alla riservatezza e alla tutela della persona”. Dal Loft, quindi, via libera implicito al Ddl Mastella sulle intercettazioni, che infligge multe fino a 100 mila Euro a chi pubblica atti d’indagine non più segreti. In totale controtendenza rispetto a Bruxelles.

Il 7 giugno 2007, infatti, la Corte di Giustizia Europea ha assolto i giornalisti francesi William Godwin e Robert Roemen, rei di aver pubblicato intercettazioni illegali coperte da segreto investigativo. I due cronisti, condannati in patria, vengono scagionati a Strasburgo. E la Francia rimedia una condanna per violazione della libertà d’espressione. Morale: in Europa il diritto ad essere informati vale più della privacy dei politici e della segretezza delle indagini.

Avviso a Veltroni e Berlusconi: anche l’Italia è in Europa.

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