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Primavera, tempo di Bilanci e nuove Sfide per le Organizzazioni Europee del Peacebuilding.

In un contesto in cui la sicurezza di noi tutti è legata sempre più a variabili che trascendono la dimensione nazionale, in cui gli strumenti istituzionali e politici per affrontarla, pur restando ahinoi essenzialmente tradizionali (militari e di polizia), assumono una dimensione internazionale ed europea crescente, lo sviluppo di una dimensione transnazionale della sicurezza civile e dei suoi strumenti diviene una scelta obbligata.
Matteo Menin (Responsabile Politiche Europee, Advocay e Fund raising del CSDC; Membro del CC del MFE)
Fonte: CSDC - Centro Studi Difesa Civile - newsletter pacedifesa -www.pacedifesa.org

Marzo ed aprile sono stati mesi di intensa attività per l'azione internazionale delle organizzazioni europee che si occupano di peacebuilding. Dal 26 al 30 marzo, si sono tenute a Dunblane (Scozia) le assemblee annuali di EN.CPS [1] e delle Organizzazioni europee membre di NonviolentPeaceforce [2] . Dal 31 marzo al 2 aprile, invece, si è tenuta a Dublino la conferenza sul ruolo della società civile nella prevenzione dei conflitti, organizzata dalla European Platform for Conflict Prevention and Transformation (EPCPT [3] ) – in collaborazione con l'ufficio europeo di collegamento per il peacebuilding (EPLO [4] ) – e dal Governo irlandese [5] . Il 22 aprile, inoltre, si è tenuta a Bruxelles l'assemblea generale di EPLO.
Questi incontri, ci hanno permesso, di fare un primo bilancio delle attività europee ed internazionali e di individuare le priorità dell'azione di rete per i prossimi anni.

In un contesto in cui la sicurezza di noi tutti è legata sempre più a variabili che trascendono la dimensione nazionale, in cui gli strumenti istituzionali e politici per affrontarla, pur restando ahinoi essenzialmente tradizionali (militari e di polizia), assumono una dimensione internazionale ed europea crescente, lo sviluppo di una dimensione transnazionale della sicurezza civile e dei suoi strumenti (le iniziative della società civile nella prevenzione dei conflitti violenti e loro trasformazione, la difesa civile, la sicurezza umana, l'approccio costruttivo alla conflittualità ecc…) diviene una scelta obbligata.
Il riconoscimento di questa esigenza, insieme alla coscienza delle assai ridotte risorse delle OSC [6] italiane che operano nell'ambito della trasformazione nonviolenta dei conflitti e della ricerca di soluzioni alternative alla violenza bellica ad accettare la sfida di costruire una rete con le altre piccole realtà europee che si occupano di tradurre in realtà operativa e in priorità politica i corpi civili di pace (sono così nate la rete EN.CPS e NonviolentPeaceforce).
Attraverso questi network si è realizzato il primo progetto mondiale di impiego dei corpi civili di pace (il progetto di NP in Sri-Lanka) e continua la ricerca di fondi per la realizzazione del primo progetto europeo.
La partecipazione a queste reti, permette al CSDC di proporsi come partner per le grandi organizzazioni europee, per lo più del nord Europa, che si occupano di prevenzione dei conflitti e costruzione della pace, e di contribuire così più attivamente alla promozione politica della sicurezza civile e di strumenti alternativi a quelli militari in Europa - a contribuire ad esempio allo studio di fattibilità del Parlamento Europeo sui Corpi civili di pace europei [7] , o alla proposta di una generale riforma degli strumenti e strutture dell'UE per la gestione delle crisi e la costruzione della pace e, conseguentemente, alla possibile creazione di un'agenzia europea per il peacebuilding [8] .

Se la partecipazione alle reti e uffici di coordinamento è essenziale, non c'è alcun dubbio che sia anche questa una sfida in sé, per il CSDC come per tutte le organizzazioni italiane con mission analoga. Se in EN.CPS vi è un'ampia convergenza dovuta al comune approccio al tema della sicurezza e alla chiarezza dell'obiettivo dei servizi civili di pace ed in NP una completa identificazione delle organizzazioni membre con la mission della creazione di un primo Corpo civile di pace internazionale, le difficoltà non mancano, ma sono per lo più legate ad aspetti di tipo organizzativo e comunque superabili. Quando si passa ad analizzare l'attività all'interno di coordinamenti più ampi come EPLO, invece, appare prevalere una difficoltà che va oltre le diverse visioni ed approcci alla costruzione della pace, ed investe i rapporti di forza legati alle dimensioni e alla diversità di struttura delle organizzazioni del nord Europa rispetto a quelle del Sud; a questo si aggiungono naturalmente le difficoltà intrinseche che il rapporto fra OSC e istituzioni europee comporta, che costituisce il lavoro quotidiano di EPLO. Per capire quali sono i vantaggi ed i limiti della partecipazione a queste iniziative è importante fare due esempi.

Grazie alla partecipazione ad EN.CPS ed EPLO, il Centro Studi, dicevamo, è stato coinvolto nella preparazione dello studio di fattibilità sui Corpi Civili di Pace Europei. Lo studio è però un compromesso fra le diverse idee raccolte e riflette soprattutto la visione degli autori, ed in particolare di Catriona Gourlay di ISIS. I contributi del CSDC, sebbene accolti solo in parte, hanno tuttavia permesso di sottolineare l'importanza del coinvolgimento – in alcune situazioni - di personale volontario, seppur professionalmente preparato, ed il non esclusivo ricorso a professionisti superpagati o funzionari; o l'importanza dell'apporto formativo che molte Osc che si occupano di conflitti possono fornire allo stesso personale governativo o ancora la necessità di fornire adeguati finanziamenti alla realizzazione di questo progetto. E' stato senz'altro importante il coinvolgimento di almeno una organizzazione italiana in una ricerca che, al di là dell'impatto politico che potrebbe avere nei prossimi mesi, accresce l'influenza della società civile italiana in un settore dove le nostre ONG sono praticamente assenti.

La proposta di un'Agenzia Europea per il Peacebuilding (EPA) è frutto di un lavoro molto intenso di un working group interno ad EPLO e i risultati finali, sebbene non ancora pienamente soddisfacenti, sono incoraggianti.
Un primo confronto sulla proposta con i rappresentanti istituzionali e di altre Ong, tenutasi in un incontro al PE, ci ha convinto a rivedere la prima versione del documento per renderla più comprensibile anche ai non specialisti del peacebuilding – anche in vista della Conferenza di Dublino - e potere allargare così la potenziale cerchia dei sostenitori (la nuova formulazione “Getting hard about soft security: european structural reform for peacebuilding” [9] propone, infatti, una revisione strutturale della politica di prevenzione dei conflitti e gestione delle crisi, aprendo così la strada anche a contributi di specialisti in altre aree, pur lasciando inalterato il contenuto delle nostre richieste).

La successiva Conferenza di Dublino, che ha visto la partecipazione di più di 200 organizzazioni nongovernative, ognuna interessata a confrontarsi ma anche a presentare le proprie idee e proposte, si è conclusa con la discussione e l'adozione di un' action agenda (un documento comune che sintetizza le diverse proposte) che, una volta sottoscritto dai partecipanti, sarà presentato al Governo Irlandese affinché ne faccia il cuore del prossimo programma UE sulla prevenzione dei conflitti [10] . I Servizi Civili di Pace e la proposta di una Riforma strutturale degli strumenti europei di peacebuilding (inclusi i Servizi Civili di Pace [11] ) è stata inserita nel documento finale fra le raccomandazioni a Governi, UE e ONU; fra i principi guida, inoltre, è stato indicata la necessità di rafforzare le capacità istituzionali a fornire una risposta civile nonviolenta e più volte è stata ricordata la necessità di un coinvolgimento delle OSC nei processi di definizione delle politiche e degli strumenti per affrontare i conflitti.
Se, quindi, non è stata adottata formalmente la proposta contenuta nel nostro documento finale, bisogna riconoscere che i contenuti delle nostre richieste sono stati complessivamente accettati ed inclusi nel documento. Resta da vedere quale sarà lo spazio dato a queste proposte dal Consiglio Europeo (che il prossimo giugno dovrà adottare il programma sulla prevenzione dei conflitti).
La Conferenza è stata anche un primo test importante e indicativo della capacità delle OSC europee che si occupano di prevenzione dei conflitti, di dialogare, confrontarsi e arrivare a posizioni comuni su ampia scala.
Data la dimensione dell'evento, il giudizio è quindi nel complesso positivo, anche se le metodologie adottate per raggiungere il consenso hanno sollevato alcuni dubbi di trasparenza e verticalizzazione del processo decisionale, non va però dimenticato che è il primo esperimento di questo genere su una scala così ampia.

Lo studio di fattibilità, la proposta sull'EPA - poi diventata proposta per una riforma strutturale della politica di costruzione della pace dell'UE – ci soddisfano quindi solo in parte. I risultati pur positivi rispecchiano, però, le dinamiche interne ai network e ci permettono di individuare delle necessità per il futuro.
La prima è senz'altro quella di un potenziamento di EN.CPS quale organizzazione di riferimento per chi si occupa di corpi civili di pace e risoluzione nonviolenta dei conflitti in Europa (anche in vista dell'allargamento) e la necessità di ampliare la partecipazione del sud Europa.
La seconda sta nel far crescere anche in Italia l'attenzione ed il sostegno, sia da parte delle OSC sia delle istituzioni ai diversi livelli (dal locale al nazionale), per le politiche e gli strumenti della prevenzione dei conflitti violenti, la loro trasformazione e, in generale, per la gestione civile delle crisi. Manca ancora, infatti, una sensibilità diffusa che è invece presente in altri paesi, specialmente nel nord Europa, e questo finisce per ripercuotersi nella capacità della società civile italiana di influire sui processi decisionali europei e quindi di contribuire ad un approccio che rispecchi anche le differenze culturali fra le diverse società civili europee.

Aprile 2004

per informazioni: m.menin@pacedifesa.org

Note:

[1] La Rete Europea per i Servizi Civili di Pace (www.en-cps.org) vedasi anche la sezione link in questa stessa area tematica.
[2]Tutte le informazioni su NP in inglese, francese e spagnolo sono reperibili nel sito di NonviolentPeaceforce www.nonviolentpeacefoce.org vedasi anche l'area link in questa stessa area tematica.
[3]EPCPT è un'organizzazione olandese partner in EPLO. Il suo sito web è www.conflict-prevention.net
[4] Lo European Peacebuilding Liason Office rappresenta a Bruxelles le diverse organizazioni che si occupano di prevenzione dei conflitti e costruzione della pace. I suoi compiti sono: informare i membri sulle attività, politiche, sviluppi istituzionali, risorse finanziarie ecc…dell'UE; accrescere la consapevolezza dell'UE dell'importanza del contributo che le Ong possono apportare nella prevenzione dei conflitti e nel peacebuilding; favorire la cooperazione fra le organizzazioni membre. Il sito è www.eplo.org vedasi anche la pagina link in questa stessa area tematica.
[5]Vedi il sito della presidenza irlandese dell'UE alla pagina web seguente: www.eu2004.ie/templates/meeting.asp?sNavlocator=5,418,13&list_id=350
[6]Organizzazioni di Società Civile
[7] Reperibile alla pagina web: www.isis-europe.org
[8] per maggiori informazioni: m.menin@pacedifesa.org
[9] Il documento sarà disponibile a breve.
[10] documento reperibile alla pagina web: http://www.pacedifesa.org/documenti/Programma_azione_Dublino.pdf
[11] Il termine Servizi Civili di Pace è spesso preferito a quello Corpi civili di pace nei documenti internazionali delle ONG, ma il concetto è analogo.

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