Si intensifica l'azione europea delle ONG del Peacebuilding

Continua il lavoro delle reti europee per la diffusione di una cultura della prevenzione e trasformazione non violenta dei conflitti fra i decision makers europei e per il suo radicamento nelle nuove istituzioni continentali.
Matteo Menin (Responsabile politiche europee del CSDC; Membro CC del MFE)
Fonte: CSDC - www.pacedifesa.org - 20 dicembre 2003

Si intensifica l'azione europea delle ONG del Peacebuilding

Continua il lavoro delle reti europee per la diffusione di una cultura della prevenzione e trasformazione non violenta dei conflitti fra i decision makers europei e per il suo radicamento nelle nuove istituzioni continentali.
La rete europea per i corpi civili di pace (EN.CPS: http://www.en-cps.org/start.htm [1]) e l'Ufficio Europeo per il Peacebuilding (EPLO: http://www.eplo.org)[2] mirano a creare un'alternativa credibile e concreta alle politiche di sicurezza e di difesa fondate esclusivamente su strumenti militari.

Attraverso la partecipazione a questi due organismi, stiamo promovendo due azioni specifiche:

- Il riconoscimento dei corpi civili di pace (ECPC) nel futuro trattato costituzionale europeo, così da permettere alle diverse organizzazioni che da anni operano concretamente sul campo (spesso in contesti a forte rischio per la vita del loro stesso personale volontario) nella prevenzione, gestione e trasformazione nonviolenta e costruttiva dei conflitti e nella ricerca di soluzioni alle crisi internazionali, di vedere finalmente riconosciuto il loro lavoro. Primo passo verso una appropriazione anche a livello politico-istituzionale della cultura e degli strumenti della nonviolenza.

- La creazione di un'Agenzia Europea per il Peacebuilding (EPA), che dovrebbe fornire il supporto scientifico e tecnico alle azioni civili dell'Unione Europea e all'azione degli stessi ECPC.

Il primo riconoscimento concreto di questo lavoro è venuto dal Parlamento Europeo che, qualche settimana fa, ha deciso di commissionare uno studio di fattibilità sugli ECPC alla cui realizzazione partecipa anche il CSDC in partnership con altre organizzazioni.
Lo studio dovrebbe essere completato e consegnato al Parlamento europeo entro la prima metà di gennaio.

L'Assemblea Generale di EPLO del 7 novembre scorso, ha inoltre confermato la necessità di proseguire nell'azione di sensibilizzazione e pressione nei confronti delle istituzioni europee e dei governi nazionali al fine di far includere nella futura Costituzione europea anche un'Agenzia per il peacebuilding. L'EPA dovrebbe fungere da utile e necessario contrappeso all'Agenzia
Europea per gli armamenti a permettere così di riequilibrare una politica europea di sicurezza che, altrimenti, rischierebbe di essere eccessivamente e tragicamente appiattita su una ormai superata concezione della sicurezza esclusivamente militare ed unidimensionale.
Se, infatti, l'Agenzia per gli Armamenti, la ricerca e le capacità militari dovrebbe, secondo quanto previsto nel progetto di Trattato Costituzionale, “individuare le esigenze operative, promuovere misure per rispondere a queste, contribuire a individuare e, se del caso, mettere in atto qualsiasi misura utile a rafforzare la base industriale e tecnologica del settore della difesa, partecipare alla definizione di una politica europea delle capacità e degli armamenti, e… assistere il Consiglio dei ministri nella valutazione del miglioramento delle capacità militari.” E quindi “…contribuire ad individuare gli obiettivi di capacità militari…promuovere…l'adozione di metodi di acquisizione efficienti e compatibili…proporre progetti multilaterali…e assicurare il coordinamento… sostenere la ricerca nel settore della tecnologia di difesa…contribuire ad individuare e, se del caso, attuare qualsiasi misura utile per potenziare la base industriale e tecnologica del settore della difesa…” [3] .

I compiti dell'Agenzia Europea per il peacebuilding, la ricerca e le capacità civili [4] dovrebbero essere, secondo le proposte fatte da EPLO alla Conferenza Intergovernativa che doveva adottare il trattato costituzionale europeo: l'identificazione delle requisiti operativi e degli obiettivi in termini di capacità civili per l'intervento nei conflitti e nelle crisi, lo sviluppo e la definizione di standard per la selezione ed il reclutamento del personale civile da inviare in missione; il monitoraggio, la revisione e la promozione delle migliori pratiche nell'implementazione delle missioni e programmi dell'UE, al fine di promuovere una cooperazione coerente tra UE, Nazioni Unite e l'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE); sostenere la ricerca per sviluppo di ulteriori strumenti e capacità di prevenzione e gestione civile delle crisi.
Più concretamente, l'EPA dovrebbe: contribuire all'identificazione degli obiettivi e requisiti operativi delle capacità civili e valutare l'adempimento degli stati membri agli impegni presi; promuovere misure, e meccanismi di coordinamento per assicurare standard comuni nel reclutamento, nella formazione e nelle pratiche; contribuire alla valutazione tecnica delle missioni e programmi UE; sostenere e promuovere la cooperazione con le organizzazioni non governative impegnate nelle azioni complementari di gestione delle crisi e di prevenzione dei conflitti; promuovere una cooperazione coerente con le Nazioni Unite e l'OSCE ma anche le altre organizzazioni regionali nelle azioni civili; sostenere la ricerca sulle ulteriori capacità e strumenti civili di gestione delle crisi e prevenzione dei conflitti.
L'Agenzia dovrebbe essere aperta a tutti gli stati membri, istituita dal Consiglio dei Ministri dell'UE con un voto a maggioranza qualificata ma dovrebbe essere anche pienamente responsabile di fronte agli stati membri ed ai loro parlamenti. Dovrebbe, in fine, presentare ai parlamenti nazionali e al Parlamento europeo un rapporto annuale delle sue attività [5] .

Il recente fallimento della Conferenza Intergovernativa dei capi di stato e di governo europei, che non hanno approvato la nuova costituzione, ha però, almeno in parte, “riaperto i giochi” e creato forse nuovi spazi di azione. La palla passa ora alle due nuove presidenze di turno dell'UE che si succederanno nel 2004, quella Irlandese e quella Olandese.
Le attività di EN.CPS, EPLO e CSDC per i prossimi mesi si concentreranno quindi su diverse azioni affinché queste proposte vengano accolte ed incluse nella futura costituzione europea.
Il primo appuntamento è la Conferenza di Dublino di marzo 2004 organizzata dalla European Platform for Conflict Prevention and Transformation sul tema “Il ruolo delle Ong e della Società Civile nella prevenzione dei conflitti armati”. In quest'occasione il progetto definitivo sull'EPA elaborato dal gruppo di lavoro di EPLO sarà presentato alle organizzazioni della società civile ed ai rappresentanti delle istituzioni.

Dicembre 2003

per informazioni, commenti, consigli, critiche e proposte, potete scrivere a Matteo Menin: m.meninòpacedifesa.org

Note: [1] L'EN.CPS (European Network for Civil Peace Services), riunisce diverse organizzazioni europee “sorelle” del CSDC attive a livello nazionale ed europeo nella promozione e diffusione, della cultura e delle pratiche di trasformazione costruttiva e nonviolenta dei conflitti. Negli ultimi mesi, il network ha concentrato la sua azione verso l'obiettivo di dare forma e contenuto al progetto ECPC.

[2] EPLO (European Peacebuilding Liaison Office), è un ufficio di coordinamento di diverse organizzazioni europee attive nel promuovere una politica di sicurezza europea fondata sulla dimensione civile di intervento nei conflitti e nelle crisi internazionali.
[3] Per un elenco completo dei compiti di questa Agenzia per gli armamenti, si vedano gli articoli I-40 e III-212 del “Progetto di trattato che istituisce una Costituzione per l'Europa”, reperibile alla pagina web nel sito dell'UE, all'indirizzo: http://europa.eu.int/futurum/constitution/index_it.htm
[4] Indicazioni contenute nella proposta di integrazione all'art I-40 e di inserimento di un nuovo articolo III-213 fatte da EPLO alla Conferenza Intergovernativa.
[5] Da notare come tali norme che dovrebbero garantire una maggior trasparenza, democrazia e partecipazione alle politiche di sicurezza, non sono previste dagli articoli sull'Agenzia degli armamenti, L'articolo III-212, infatti, prevede solamente che “l'Agenzia svolge le sue missioni in collegamento con la Commissione se necessario”.

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