Europa: che fare ? Intervista a Vittorio Agnoletto, eurodeputato della Sinistra Europea
1) Mercoledì 12 gennaio il Parlamento europeo ha approvato a larga maggioranza la risoluzione in favore della Costituzione europea e con la quale se ne sostiene ''vivamente la ratifica'' nei 25 paesi dell'Unione. Cinquecento si', 137 no e 40 astenuti. Voti contrari e astensioni hanno raccolto trasversalmente, e per motivi opposti, la posizione degli euroscettici e della sinistra europea. Tra questi ultimi il NO di Vittorio Agnoletto. Un NO di un federalista ed europeista convinto. Ci puoi spiegare il significato del tuo NO anche in prospettiva di un ritorno al Trattato di Nizza ?
Il mio non è un NO contro l’Europa. Io sono, addirittura, a favore di un’Europa che comprenda tutti i Balcani. Il rischio attuale è infatti che i Balcani diventino una “zona di scarico” delle tensioni politiche e dei rifiuti dell’Unione europea. Oltrechè il posto dove si recupera la manodopera a basso costo. Sono per un’Europa che comprenda tutto il continente e non solo i paesi più ricchi. Sono per un’Europa a totale sovranità popolare dove a decidere sia il Parlamento europeo con poteri legislativi, votato a suffragio universale, con una legge elettorale uguale per tutti gli stati, altrimenti i singoli parlamentari avranno un mandato di rappresentanza diverso da Paese a Paese. Sono per una legge proporzionale unica che elegga il Parlamento europeo e per un governo europeo che risponda del suo operato direttamente al Parlamento europeo.
Oggi i movimenti possono diventare dei soggetti fondamentali per la costruzione di un’Europa pacifista. Sono certo che le questioni della pace e della cittadinanza europea siano temi che possano unire anche settori diversi. La cittadinanza, ad esempio, i movimenti la vedono non come una cittadinanza di serie B, ma sostengono la possibilità di una cittadinanza europea di primo livello che riguarda tutti coloro che in Europa vivono, lavorano, abitano da un certo numero di anni. Da ciò deriva una diversa impostazione alla problematica immigrazione. E questo movimento che non ha come riferimento l’orizzonte nazionale, ma una dimensione globale, è destinato a diventare un alleato spontaneo ed importante per chi vuole costruire l’Europa. Il passaggio attraverso l’Europa è ineludibile. Ma oggi che si parli del WTO, del Gatt o dei Trips l’UE è una controparte politica dei movimenti per la politica che sta realizzando attualmente; ma guardando al futuro, resta un necessario soggetto politico per realizzare politiche globali, ma con obiettivi e modalità ben differenti e antitetiche al modello liberista. Infatti l’idea di un mondo multipolare può passare solo attraverso la costruzione dell’Europa in termini politici ed economici. Io penso ad un mondo dove attorno alla costruzione di aree economiche come il Mercosur, l’Europa, l’Asean e un’area economica africana, ancora tutta da costruire, si avvii il percorso verso la definizione di regioni politiche continentali capaci di entrare in relazione tra di loro sulla base di rapporti fondati sul mutuo rispetto. Per raggiungere questo obiettivo la costruzione dell’Unione Europea rappresenta una tappa ineludibile. In questo processo vedo due contraddizioni molto accentuate che riguardano i partiti politici e le organizzazioni sindacali. Il problema dei partiti è che il loro consenso deve essere ottenuto a livello nazionale. La loro legittimità deriva dal voto nazionale, ciò li vincola a ”restituire” i risultati ai propri elettori e a vivere la politica in termini di interesse nazionale. E dentro questa logica di competizione nazionale ci sono ancora gran parte delle forze sindacali. E’ possibile superare la competizione nazionale avendo come obiettivo la costruzione europea solo se ragioniamo in termini mondiali. E ragionare in termini mondiali aiuta a costruire l’Europa. Non è sufficiente stabilire che il lavoratore italiano non deve trovarsi in competizione con il lavoratore tedesco; è necessario che il lavoratore italiano non sia in competizione neanche col lavoratore cinese e che, di conseguenza, ci si batta per un aumento dei diritti di tutti i lavoratori.
1) Il primo obiettivo è la costruzione di un’Europa pacifista che guardi al Sud del mondo e che ripudi la guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali. Un’ Europa che non abbia come obiettivo il dominio del mondo e la competizione con gli Usa sul loro stesso terreno. La competizione con gli Usa va condotta su un modello alternativo, sostanzialmente diverso e non su un modello simmetrico e speculare. 2) Nell’Unione Europea il rispetto dei diritti universali, dalla salute al lavoro, dal welfare all’istruzione, deve essere garantito a chiunque, compresi gli immigrati. Diritti esigibili legati ad una cittadinanza europea di residenza. 3) La terza questione riguarda un’Europa in grado di costruire, su una base di reciproco rispetto e di giustizia, le proprie relazioni con l’altra parte del mondo. Gli EPA, per fare un esempio, sono gli accordi bilaterali tra l’Ue e i paesi più poveri del mondo che dovrebbero essere realizzati per aiutare la loro evoluzione ma che nei fatti sono costruiti unicamente per consentire la penetrazione delle multinazionali europee in questi Paesi, togliendo loro ogni forma di difesa delle economie locali. L’Europa, che i movimenti hanno in testa, ha un rapporto diverso con i paesi del sud del mondo, e, quindi, un rapporto diverso sui Gatts, cioè sul libero commercio dei servizi dove il WTO chiede la disponibilità a inserire in questo accordo anche i servizi sulla sanità e sull’istruzione. Per ora i servizi sulla sanità e sull’istruzione dipendono dai singoli stati e sono considerati dei diritti. Il WTO chiede di inserire anche questi servizi nel mercato mondiale in modo tale che i servizi vengano gestiti dal migliore offerente ovvero dalle grandi multinazionali. L’attuale Commissione Europea non solo è a favore di questa impostazione ma chiede ai paesi del sud del mondo di fare altrettanto. L’Europa, ad esempio, ha chiesto all’Indonesia di inserire nel Gatts i servizi sanitari perché, ovviamente, c’è qualche lobby europea interessata a gestirli. Questa è una forma di liberismo che prevede la privatizzazione dei grandi servizi. I movimenti, invece, pensano a un’Europa, che non punti alla privatizzazione dei servizi e ad obbligare gli altri Paesi a fare lo stesso, ma che si ponga l’obiettivo della definizione di relazioni paritetiche da costruire con strumenti opportuni. Pensiamo solo alla richiesta, avanzata a Porto Alegre dai Paesi del sud del mondo, all’Europa e agli Usa di sospendere le sovvenzioni alle esportazioni agricole che comportano la distruzione della produzione agricola dei Paesi più poveri attraverso il dumping. L’Europa che vogliamo non è questa. Infine non dimentichiamo che l’articolo 47 rappresenta, sicuramente, un terreno di lavoro per il movimento. La possibilità concreta di utilizzarlo dipende dall’emanazione delle norme attuative. Una volta che questo limitato, ma importante, strumento di partecipazione popolare sarà reso disponibile il movimento non esiterà ad utilizzarlo.
Articoli correlati
Intervista: Dal profitto a una società della cura e della paceVittorio Agnoletto: il costituzionalismo terrestre
La nostra comune umanità e il sentimento e il sentire umano della nostra specie sono chiamate a affrontare e risolvere le gravi sfide globali, l'intreccio tra minaccia nucleare e militare, ecologica e climatica e della disuguaglianza e delle oppressioni sociali6 giugno 2021 - Laura Tussi
Intervista per il lancio del Libro "Senza Respiro"Intervista a Vittorio Agnoletto: la democrazia necessita di umanità
Intervista a Vittorio Agnoletto sul suo ultimo Libro "Senza Respiro" con prefazione del Presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva. Intervista di Laura Tussi a Vittorio Agnoletto. Video di Fabrizio Cracolici26 novembre 2020 - Laura Tussi
Le Amministrazioni rendono pubbliche 4 nuove videotestimonianzeLe Città di Nova Milanese e Bolzano per la Memoria storica delle Deportazioni
Oltre 220 videotestimonianze di ex deportati civili per motivazioni politiche compongono l'importante Archivio Storico26 gennaio 2019 - Laura Tussi
Una lotta di civiltàInps, invalidi: l'interrogazione parlamentare
Attraverso la trasmissione «37e2» di Radio Popolare e un articolo su «ilfattoquotidiano.it», Vittorio Agnoletto, medico e professore universitario, ha posto l'attenzione sulla determinazione presidenziale n. 24 del 13 marzo 2018 dell'Inps30 ottobre 2018 - Laura Tussi
sociale.network