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Forum: Lettere

6 aprile 2006

UNA SEMPLICE CONVERSAZIONE

Autore: Alessia Mendozzi

Ci sarebbero modi migliori per passare il pomeriggio che ritrovarsi a dare volantini alla gente in un triste centro commerciale, dove spesso i dipendenti hanno quell'aria così triste che il più delle volte diventa contagiosa. Ma a volte per arrotondare un già misero reddito (reddito ora per me è una parola enorme, ma concedetemela n.d.a.) ci si ritrova a fare anche un lavoro non proprio gratificante. Così tra il freddo che mi infastidisce le ossa, la pioggia che continua incessante a cadere e la mia amica che riprende a lamentarsi per essersi congelata i piedi, lui arriva e si siede su una panchina proprio vicino a noi. Non ricordo bene con cosa abbia esordito, ma da subito ha attirato la mia attenzione e quella della mia amica. Ha iniziato a parlare del più e del meno, e noi stiamo lì ad ascoltarlo e credo che questo significhi molto per lui, perché ha proprio l'aria di chi vorrebbe tanto ritrovare una specie di dialogo che forse ai più può sembrare banale, ma quando in qualche modo sei relegato ai margini, anche una semplice conversazione diventa un dono prezioso, un piccolo esempio di calore umano nel cinismo e menefreghismo generale in cui la società attuale spesso vive. Resto impressionata dalla sua dignità, dalla rassegnazione a vivere in tenda con questo freddo e a vivere con 2 euro e 50 centesimi al giorno perché il proprietario del terreno in cui lavora lo paga tanto. Ha detto di essere qui in Italia da 10 anni e gli ho chiesto di parlarci del suo Paese, la Romania, e il suo volto si è illuminato d'orgoglio e di amore per il suo Paese lontano. Ha parlato della capitale, dell'università, della Transilvania e delle sue montagne, ha provato anche ad insegnarci qualche parola in rumeno. La sua storia ha catturato la nostra attenzione e, senza accorgercene, abbiamo parlato per una buona mezz'ora mentre fuori continuava a piovere e il freddo continuava a darmi sui nervi. Lui si alza e ci saluta perché deve andare via. Un cenno e un sorriso riconoscente. "Ciao e grazie" ci dice. "Buona fortuna e buon Natale" rispondiamo. La porta scorrevole del centro commerciale si apre, l'ennesima corrente di freddo ci assale, fuori piove molto e lui non ha un ombrello... lo vedo allontanarsi nella sera e riprendere la sua strada...

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