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Forum: Libri

7 novembre 2003

NON LAVATE QUESTO SANGUE - I giorni di Genova - di Concita De Gregorio

...ma il sangue poi, è stato lavato; questo libro ci aiuta a ricordare come è successo ciò che è successo, a Genova nel luglio 2001...
Autore: Elisabetta Caravati

Concita De Gregorio, inviata de "la Repubblica", arriva a Genova con il compito di raccontare il G8. Lei non conosce perfettamente né i temi del G8, né le ragioni della contestazione; per questo, forse, è come se entrasse a Genova in punta di piedi. All'inizio si sorprende poi si spaventa ed alla fine si smarrisce... Con questo libro regala a noi il suo ricordo. Alla scuola Diaz, quando tutti sono stati portati via; su un cartone, attaccato con lo scotch su di un mobiletto di metallo, sopra la chiazza più grande di sangue rappreso, vi è una scritta in inglese: Non lavate questo sangue. Ed anche quando sarà sparito, perché lo laveranno un giorno, ricordatevi com'era. La frase tradotta diventa il titolo del libro. Un libro dove i sentimenti si mescolano alla cronaca e ne diventano parte integrante; così come i personaggi entrano nei fatti e, a fatica, tenteranno di uscire dal cuore di chi legge. Le persone, vengono descritte nei minimi particolari. Quell'uomo, a cui hanno da poco ammazzato il figlio (con la polo a righe appena stirata il viso pallido ed i modi gentili) che si scusa con la giornalista sconosciuta per averla fatta attendere troppo tempo davanti al cancello di casa, è come se fosse lì in piedi davanti al lettore... Carlo Giuliani non è più soltanto il ragazzo con la canottiera bianca, il passamontagna e l'estintore in mano; non è più soltanto il ragazzo che giace a terra senza vita dopo che Mario Placanica gli ha sparato in faccia. Ma ritorna ad essere colui che viveva in Via Mondello (non lontano da papà Giuliano e mamma Heidi) con Cristina e Morgana la figlia di lei. Un ragazzo che, lasciata l'università, non aveva ancora deciso cosa fare della propria vita; ma che aveva un lavoro, un telefonino e tanti amici. Amici dei vicoli, ma anche amici che abitano case con i divani di broccato. Ed aveva un cuore grande e grande stima del padre con il quale andava spesso al cinema la sera, aveva una mamma che si preoccupava del fatto se lui mangiasse abbastanza. La mattina del 20 luglio tirava vento lassù in Via Mondello, così Carletto si era alzato per chiudere la finestra per evitare che, sbattendo, svegliasse la bambina. Voleva andare al mare, ma poi ha detto: "no, è la nostra città, ci dobbiamo essere anche noi in piazza"... Concita De Gregorio ci restituisce quindi la quotidianità di Carlo e dei suoi amici dopo la sua morte. È difficile staccarsi da questa quotidianità per proseguire nella lettura del libro. Ma lei è una brava giornalista e sa fare perfettamente il suo lavoro. La narrazione continua. È Daniele, l'amico di Carlo, a telefonarle per avvisarla che sta succedendo qualcosa alla scuola Diaz... La Diaz e poi Bolzaneto, le angosce, le torture le troppe botte. E la non voglia da parte del Comitato d'indagine parlamentare di far luce sulle disumane violenze. La morte di Carlo Giuliani, sottolinea la De Gregorio, nei verbali di polizia è indicata come "incidente" e, facendo uno sforzo sovrumano, si può anche riuscire a considerarla un tragico incidente. Ma la brutalità, la leggerezza, la durata delle violenze collettive; la responsabilità di chi ha commesso gli abusi, di chi li ha ordinati, di chi non li ha fermati, di chi non ne ha chiesto conto, hanno rotto gli argini, stravolto le regole, hanno segnato un confine. Prima di Genova, dopo Genova: comunque vada, adesso, il tempo del confronto civile (conclude Concita De Gregorio) si ricomincia a contare da qui. Io credo che scrivere altro non sia che uno dei mille modi per evitare che quel sangue venga lavato... elisabetta caravati

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