Editoriale

  • Come i cafoni di Fontamara
    Taranto, il governo attuale continua a far funzionare impianti dell'ILVA posti sotto sequestro penale prospettando per di più un aumento della produzione e promettendo un impossibile taglio delle emissioni complessive

    Come i cafoni di Fontamara

    Il ministro Costa mi appare come il don Circostanza di Ignazio Silone, detto «l'amico del popolo», che riesce a convincere i cafoni che si lasciavano al podestà i tre quarti dell'acqua del ruscello (che serviva ai contadini per irrigare) e ai fontamaresi i tre quarti dell'acqua rimanente: «Così gli uni e gli altri avranno tre quarti, cioè, un po' di più della metà», concluse don Circostanza, dando poi a intendere che la sua proposta danneggiava enormemente il podestà. Nel nostro caso Arcelor Mittal.
    18 settembre 2018 - Alessandro Marescotti

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I Dossier di PeaceLink

  • Modello Gand a Taranto? Gli indiani di Arcelor Mittal inquinano anche in Belgio
    L'impatto sui bambini

    Modello Gand a Taranto? Gli indiani di Arcelor Mittal inquinano anche in Belgio

    Oltre il 60% di PM emesso nell’area di Gand è originato dall’acciaieria di Arcelor Mittal
    15 febbraio 2017 - Stefano Valentino
  • Il disastro ambientale dell’ILVA di Taranto e la violazione dei Diritti Umani
    Report a cura di FIDH (Federazione Internazionale dei Diritti Umani), Unione forense per la tutela dei diritti umani, HRIC (Human Rights International Corner) e PeaceLink

    Il disastro ambientale dell’ILVA di Taranto e la violazione dei Diritti Umani

    Il testo integrale del rapporto presentato a Roma il 13 aprile 2018 nella sede della Federazione Nazionale Stampa Italiana
    14 aprile 2018 - Alessandro Marescotti
  • Gandhi: "Sii tu il cambiamento che vuoi vedere nel mondo"
    A 70 anni dalla morte di Gandhi

    Gandhi: "Sii tu il cambiamento che vuoi vedere nel mondo"

    Con lui gli sconfitti vinsero e anche noi oggi possiamo fare lo stesso, tutti insieme
    31 gennaio 2018 - Alessandro Marescotti
  • Elenco delle maggiori campagne pacifiste e nonviolente

    Elenco delle maggiori campagne pacifiste e nonviolente

    15 marzo 2018 - Laura Tussi
  • La truffa (on-line) corre sulla rete

    La truffa (on-line) corre sulla rete

    Furti d'account, finte partite IVA, siti di e-commerce fantasma: acquistare oggi su internet può essere una operaziona ad alto rischio se non ci si attiene scrupolosamente ad alcune rigorose ma semplici buone pratiche. Perché se poi la truffa arriva, allora inizia un vero e proprio calvario che nella maggior parte dei casi si conclude con la perdita del proprio danaro ed un inevitabile stress psicologico.
    6 gennaio 2013 - Vittorio Moccia
  • Per un nuovo Paradigma Rifiuti: cosa fare
    A chi conviene accumulare ancora rifiuti nelle strade? Sicuramente a coloro che sui rifiuti vogliono speculare sia in termini economici che politici.

    Per un nuovo Paradigma Rifiuti: cosa fare

    Dopo anni di discussioni, elaborazioni e lotte la Campania rischia di essere di nuovo coinvolta in un periodo di emergenza rifiuti. Tutto ciò mentre le lobby della combustione, con studiata strategia, stanno invadendo il Paese di inceneritori e di impianti inquinanti. Questo dossier vuole invece dimostrare che un altro mondo è possibile.
    22 luglio 2010 - Coordinamento Regionale Rifiuti della Campania
  • Dossier Uranio Impoverito

    Inviato da PeaceLink al Parlamento Europeo
    16 gennaio 2001 - Carlo Gubitosa e Francesco Iannuzzelli
  • Non toccate quelle polveri!
    Il dossier presentato nella conferenza stampa e spiegato a Radio PeaceLink

    Non toccate quelle polveri!

    Le precauzioni sanitarie che dovrebbero essere conosciute a Taranto e adottate dai cittadini.
    14 settembre 2016 - Alessandro Marescotti
  • F-35
    La Relazione speciale della Corte dei Conti e la cupa posizione dei sindacati confederali

    F-35

    Verranno finanziati con 150 milioni di dollari i laboratori software degli Stati Uniti occupati quasi per il 50% da personale statunitense
    1 settembre 2017 - Rossana De Simone
  • Dossier benzo(a)pirene

    Tratta della natura cancerogena e genotossica del benzo(a)pirene e della salute dei bambini. A cui si aggiunge la parte su come è cambiata la normativa con il dlgs 155/2010
    2 febbraio 2011 - PeaceLink
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14 marzo 2005

Abusi sui detenuti nelle prigioni afgane

Due prigionieri afgani sotto la custodia americana, deceduti nel dicembre 2002, erano stati incatenati al soffitto, presi a calci e picchiati dai soldati fino alla morte
Autore: Noemi di Leonardo
Fonte: Douglas Jehl - 22.03.2005 - The New York Times

Due prigionieri afgani sotto la custodia americana, deceduti nel dicembre 2002, erano stati incatenati al soffitto, presi a calci e picchiati dai soldati fino alla morte, secondo un rapporto degli investigatori militari non ancora reso pubblico. Un soldato semplice Willie V. Brand è stato accusato di omicidio colposo durante un’udienza a porte chiuse tenutasi il mese scorso in Texas. Il soldato Brand che ha ammesso di aver picchiato il detenuto Dilawar 37 volte è stato accusato di averlo reso invalido ed ucciso in 5 giorni “danneggiando a ginocchiate il tessuto muscolare delle gambe”. L’aggressione è stata tanto violenta che “se anche fosse sopravvissuto, entrambe le gambe sarebbero state amputate”, riferisce il rapporto dell’esercito, a seguito di un’ispezione medica. Il rapporto di Human Rights Watch fornisce un primo esame degli eventi che hanno portato alla morte i detenuti Mullah Habibullah e Dilawar al Bagram Control Point, 40 miglia a nord di Kabul. I fatti si sono verificati 1 anno prima dei fatti di Abu Ghraib. Tra gli accusati degli omicidi a Bagram anche i membri della Compagnia A del 519° Military Intelligence Battalion di Fort Bragg N.C. Il battaglione è stato poi inviato in Iraq ed alcuni soldati, impiegati negli interrogatori ad Abu Ghraib, sono stati accusati di alcuni abusi. Il rapporto dell’esercito ha chiarito che gli abusi di Bagram sono andati oltre le due morti. Un inquirente incaricato di accertamenti sul 519° Battaglione riferisce di “aver messo il suo pene sul volto” di un detenuto afgano e poi di aver “finto di sodomizzarlo (attraverso i vestiti)”. L’esercito parla di “informazioni attendibili”, secondo le quali 4 militari avrebbero aggredito Dilawar ed un altro prigioniero con “calci all’inguine ed alle gambe, sbattendolo contro il muro o su un tavolo, nonostante il dolore delle percosse, e versando acqua nella sua bocca fino a non farlo più respirare”. Gli ufficiali americani in Afghanistan inizialmente riferirono che la morte nella cella di isolamento del detenuto Habibullah nel dicembre 2002 e quella di Dilawar in un’altra cella 6 giorni dopo, erano da ricondursi a cause naturali. Il tenente colonnello Daniel K. McNeill, al commando delle forze in Afghanistan in quel periodo, negò che i prigionieri fossero stati incatenati al soffitto o che le condizioni a Bagram rappresentassero un rischio per la vita dei detenuti.
Ma a seguito di un’indagine del New York Times, l’esercito ha riconosciuto le morti come omicidi. Lo scorso autunno, 28 soldati e riservisti sono stati accusati di atti criminosi, compreso l’omicidio colposo.
Tuttavia solo il soldato Brand, della polizia militare della 377° compagnia di Cincinnati, ed il sergente James P. Boland, della stessa unità, sono stati incriminati. L’ imputazione di Boland è stata resa nota la scorsa estate, mentre quella di Brand è stata riportata sugli atti delle udienze di Fort Bliss, Texas, del 3 gennaio e del 4 febbraio.
I nomi di altri ufficiali e soldati accusati non sono stati resi noti. Ma nei nuovi rapporti è scritto il nome del Capitano Carolyn A. Wood, a capo dell’intelligence militare a Bagram. I rapporti concludono che il Capitano Wood ordinava di interrogare i prigionieri incatenati ed in piedi per evitare problemi agli inquirenti. In verità, le tecniche utilizzate erano infliggere dolore e privare del sonno.
Un rapporto dell’esercito del 1° Giugno, relativo alla morte di Habibullah, ha identificato il capitano Christopher Beiring della 377° Compagnia di Polizia Militare quale “colpevole di inefficienza nello svolgimento del proprio dovere, permettendo a molti soldati di maltrattare i detenuti fino alla morte di Habibullah, trattasi pertanto di omicidio colposo”.
Il Capitano Wood della Compagnia A ha partecipato anche agli interrogatori ad Abu Ghraib. Due rapporti del Dipartimento per la Difesa riferiscono che una serie di interrogatori da lei condotti, andati oltre quando impartito dai comandanti, possono aver portato agli abusi ad Abu Ghraib. Gli sforzi per contattare il Capitano Wood, il Capitano Beiring ed il Sergente Boland e per conoscere l’identità degli avvocati sono stati vani. Tutti sono stati citati nei rapporti del Pentagono e sui nuovi casi sull’Afghanistan; nessun commento pubblico. Il nome dell’avvocato di Brand non appare sugli atti del processo e gli ufficiali hanno riferito che né il soldato né l’avocato hanno intenzione di rilasciare dichiarazioni. John Sifton che si occupa di Afghanistan per Human Rights Watch afferma che la documentazione prodotta dimostra che le percosse e le posizioni logoranti erano largamente utilizzate e che “non erano casi isolati in Afghanistan nel 2003, non si tratta di eccezioni”.
“Human Rights Watch ha precedentemente documentato con interviste ai detenuti che molti altri prigionieri sono stati picchiati a Bagram e Kandahar dal 2002 in poi” scrive Stifton su una e-mail.
Nel suo rapporto, pubblicato in questa settimana, il Vice Ammiraglio Albert T. Church III ha citato le morti di Habibullah e Dilawar come esempi di abusi avvenuti durante gli interrogatori. Church conferma che gli investigatori dell’esercito dichiarano che gli abusi “non hanno niente a che vedere con le tecniche di interrogatorio consentite”. Ma l’ammiraglio Church ha riportato che in entrambi i casi “il personale medico potrebbe aver mal riferito le circostanze della morte, forse per nascondere gli abusi” e che il generale medico stava rivedendo il “trattamento medico” dei due casi e di un altro. La descrizione specifica della causa delle morti dei due uomini è arrivata dal Pentagono che ha riferito che entrambi hanno riportato “traumi alle gambe” e che gli investigatori hanno stabilito che essi sono stati picchiati da “più soldati” usando soprattutto ginocchia. Gli ufficiali del Pentagono informano inoltre che sono state colpite maggiormente le gambe perché le percosse fossero meno visibili. Entrambi sono stati legati al soffitto, uno per la vita e l’altro per i polsi, sebbene i piedi toccassero al suolo. Entrambi sono stati catturati dalle forze afgane e deferite all’esercito americano per l’interrogatorio. Habibullah, fratello di un ex-capo talebano, è morto per embolia polmonare probabilmente causata da un coagulo formatosi sulle gambe a causa delle percosse, questo quanto riportato nel rapporto del 1° Giungo 2004. La morte di Dilawar, cardiopatico, nel rapporto del 6 giugno, è stata causata da “un trauma alle estremità inferiori che ha aggravato la patologia coronarica”.

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