Il comunicato di PeaceLink

Ilva, muore un altro operaio

L'associazione PeaceLink sostiene convintamente l'azione della Procura della Repubblica di Taranto che ha disposto il sequestro senza facoltà d’uso dell’area del convertitore 3 ed esprime esprime la propria vicinanza alla famiglia di Claudio Salamida.
14 gennaio 2026
Associazione PeaceLink
COMUNICATO STAMPA DELL'ASSOCIAZIONE PEACELINK Logo per il comunicato di PeaceLink
Di fronte alla morte tragica ed evitabile di Claudio Salamida nello stabilimento Ilva, l'associazione PeaceLink esprime la propria solidarietà e vicinanza a Maria Teresa Salamida, al piccolo Elia e a tutti gli amici e familiari di questa ennesima vittima.
L'associazione PeaceLink sostiene convintamente l'azione della Procura della Repubblica di Taranto che ha disposto il sequestro senza facoltà d’uso dell’area del convertitore 3 dell’acciaieria 2 dello stabilimento Ilva, luogo dell’incidente costato la vita a Claudio Salamida.
- Siamo convinti che questa morte sia tragica, perchè si consuma nella tragedia di un territorio condannato dal "razzismo ambientale" che ha trasformato tante zone d'Italia come Taranto, in luoghi sacrificati sull'altare di un modello di sviluppo che ha esercitato violenza verso le persone e l'ambiente, luoghi dove la salute e la vita di fronte alla prova dei fatti hanno un valore e una tutela minore che in altre parti d'Italia, in spregio al dettato costituzionale.
- Siamo convinti che questa morte fosse evitabile. Le evidenze storiche, scientifiche e sociali, e i riusciti esempi di riconversione in contesti sociali e nazionali più civili di quello Italiano, dimostrano che non è una scelta obbligata condannare i cittadini e i lavoratori di Taranto ad un modello di sviluppo economico, industriale e sociale politicamente fallimentare ed economicamente fallito, tenuto in vita soltanto dall'irresponsabilità e dall'inadeguatezza della classe politica di ogni colore, e dall'accanimento terapeutico su una azienda già morta, tenuta forzatamente in un coma perenne con aiuti di stato contrari alla normativa europea, che negano il principio del libero mercato e sottaggono imponenti risorse ad altre forme di sviluppo economico e ambientale che andrebbero invece tutelate più della obsoleta economia dell'acciaio e del carbone.
Con buona pace di chi vede ancora nell'esistenza di  tale industria siderurgica un "interesse strategico nazionale", noi continuiamo a vedere in questo insostenibile stabilimento industriale una miope visione politica e anche militare, alimentata con l'ostinazione a negare ogni possibile visione alternativa per un futuro del territorio di Taranto, che ha diritto a non vivere più con un perenne bollettino di guerra dove le morti oncologiche si alternano a quelle traumatiche.
Di fronte a questa morte  non possiamo fare altro che stringerci attorno a tutte le vittime della storia di uno stabilimento pericoloso per i lavoratori e per i cittadini. 
Rinnoviamo il nostro impegno fatto di speranza e militanza per un futuro diverso, dove ci lasceremo alle spalle questa era dell'acciaio e del carbone così come abbiamo superato l'età della pietra. 
Il Direttivo di PeaceLink

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