Il decreto del Tribunale di Milano impone il fermo degli impianti inquinanti

ILVA, una lotta durata 18 anni

La dichiarazione dell'avvocato Maurizio Rizzo Striano, protagonista dell'azione inibitoria accolta dal Tribunale civile di Milano.
27 febbraio 2026
Redazione PeaceLink

C'è una storia personale che scorre parallela alla grande vicenda giudiziaria dell'ILVA di Taranto. È quella di Maurizio Rizzo Striano, uno degli avvocati che hanno promosso l'azione inibitoria accolta dal Tribunale, e che all'indomani della decisione non nasconde l'emozione di chi ha lottato per quasi due decenni sapendo di avere ragione. L'avvocato Maurizio Rizzo Striano

Il decreto con cui il Tribunale civile di Milano ha imposto una svolta nel caso ILVA ha provocato un sussulto.

"Il primo pensiero che mi è balenato in mente quando ho appreso la notizia è stato: diavolo, ce l'ho fatta a conoscerlo" scrive Rizzo Striano, riferendosi a un grave problema di salute affrontato lo scorso novembre, con un alto tasso di mortalità. Una sopravvivenza che assume, nelle sue parole, il sapore di un privilegio non scontato.

Il suo coinvolgimento nella vicenda risale a 18 anni fa, quando ricopriva l'incarico di Presidente della Commissione IPPC-AIA. Fu allora che si consumò quello che lui definisce un atto politico diretto contro di lui: il Governo Berlusconi — "nel quale ci stava anche la Meloni", precisa — adottò un decreto legge ad personam per farlo decadere dall'incarico. La sua colpa? Aver messo nero su bianco che gli impianti erano già allora obsoleti e fatiscenti, e che erano necessarie valutazioni sanitarie.

La vittoria di oggi porta con sé anche il peso delle assenze. Il pensiero dell'avvocato va al padre, che seguiva con passione il suo lavoro e che è scomparso pochi giorni prima della pubblicazione della sentenza della Corte di Giustizia Europea, e alla "cara Emilia" - Emilia Albano - a cui il destino non ha concesso qualche mese in più di vita per vedere questo giorno. "Questa incredibile storia dell'ILVA si intreccia di continuo con morte e vita", scrive, "e molti di noi non ci saranno più a combattere nel futuro".

Ma il tono non è rassegnato. Maurizio Rizzo Striano guarda avanti, e lancia un avvertimento preciso al governo — che gestisce sia ILVA che ADI in regime commissariale — qualora decidesse di impugnare la decisione per guadagnare tempo in attesa della Corte d'Appello: "Conseguirà anche un altro effetto: quello di esporsi a una decisione della Corte d'Appello ancora più devastante di quella del Tribunale. Promesso".

Certo ci sono luci e ombre in questo decreto.

"Tuttavia - chiarisce Maurizio Rizzo Striano - con la disapplicazione dell'AIA propagandata in modo ingannevole come salvezza della continuità produttiva ed in grado di tutelare ambiente e salute, questo è un giorno di vittoria, al contrario di quello che pensano i disfattisti e gli sfiduciati. E' arduo abbattere un muro eretto da tutti i partiti e sindacati maggiormente rappresentativi, con la partecipazione di istituzioni quale la presidenza della Repubblica ed il Consiglio di Stato. La decisione del Tribunale di Milano è un'altra picconata a quel muro ed è stata ottenuta grazie a chi non si è arreso mai, sia pure a fronte di enormi sacrifici e vessazioni".

Un appello finale è rivolto alle nuove generazioni: lo scempio causato a Taranto richiederà decenni di impegno per essere sanato, e servono giovani disposti a raccogliere il testimone. Quanto a lui: "Sono stato fortunato ad arrivare ad oggi, ma non vuol dire che mi fermo qui."

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