Vendola rinviato a giudizio nel processo "Ambiente Svenduto" bis sull'ILVA
Il tribunale di Potenza ha disposto il rinvio a giudizio per 21 imputati, tra cui l'ex governatore della Puglia Nichi Vendola, nel nuovo processo sul disastro ambientale dell'ILVA di Taranto.
Il giudice per le udienze preliminari di Potenza, Francesco Valente, ha accolto le richieste dell'accusa disponendo il rinvio a giudizio di 21 imputati coinvolti nel processo "Ambiente Svenduto", che riguarda il presunto disastro ambientale prodotto tra il 1995 e il 2012 dall'ex acciaieria ILVA di Taranto durante la gestione della famiglia Riva.
La posizione di Nichi Vendola
Vendola si è sempre proclamato innocente. Tuttavia, agli atti del processo risultano registrate conversazioni telefoniche tra l'ex governatore e i fratelli Riva, elementi che hanno alimentato le accuse a suo carico.
Gli altri imputati
Oltre a Vendola, sono stati rinviati a giudizio i fratelli Nicola e Fabio Riva, ex proprietari e amministratori dell'ILVA durante il periodo in questione, insieme a numerose figure del management aziendale. Complessivamente, gli imputati sono 18 persone fisiche e 3 società, tra cui ILVA SpA, Riva Fire e Riva Forni Elettrici.
Le accuse
Le accuse riguardano un arco temporale di 17 anni (1995-2012) e rappresentano uno dei più grandi processi per crimini ambientali industriali nella storia italiana.
I reati contestati sono di particolare gravità e includono:
- associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale;
- avvelenamento di sostanze alimentari;
- omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro.
Un processo ricominciato da zero
Il processo "Ambiente Svenduto" sta ripartendo praticamente da capo dopo che la Corte d'Appello di Taranto (sezione distaccata di Lecce) aveva annullato la sentenza di primo grado del 31 maggio 2021, che aveva condannato 26 imputati a un totale di 270 anni di carcere.
L'annullamento era stato motivato dalla presenza di due giudici onorari tra le parti civili, una situazione che configurava un potenziale conflitto di interesse. Inoltre, la difesa aveva sostenuto che i giudici di Taranto fossero essi stessi "parti offese" del disastro ambientale e quindi non potessero giudicare con la necessaria imparzialità.
Il processo è stato quindi trasferito a Potenza, dove è ricominciato dall'udienza preliminare il 21 marzo 2025.
La prima sentenza (ora annullata)
Nella sentenza di primo grado del 2021, Fabio e Nicola Riva erano stati condannati rispettivamente a 22 e 20 anni di carcere. Vendola era stato condannato a 3 anni e mezzo per concussione.
Il nuovo processo
Il numero degli imputati si è ridotto da 47 a 21, principalmente a causa della prescrizione dei reati e delle lungaggini processuali. Anche le parti civili sono diminuite, passando da un numero significativamente più alto a circa 400. L'Associazione PeaceLink è costituita come parte civile anche in questo nuovo processo.
La prima udienza del processo vero e proprio è stata fissata per il 21 aprile 2026.
Il giudice ha inoltre disposto un primo sequestro conservativo di beni degli imputati per un valore di 500.000 euro.
La mobilitazione sociale
Il sindacato Slai Cobas, che mantiene la costituzione di parte civile dal primo processo di Taranto, ha annunciato che non lascerà svolgere il processo nel silenzio. È prevista una presenza visibile al tribunale per l'apertura del 21 aprile, con il sostegno di lavoratori e cittadini da Potenza e altre zone. Prima dell'inizio del processo si terrà anche un'assemblea a Taranto aperta a lavoratori e cittadini.
Il processo rappresenta un momento cruciale per la giustizia ambientale in Italia, chiamata a pronunciarsi su uno dei casi più gravi di inquinamento industriale e sui rapporti tra potere economico, gestione aziendale e responsabilità politiche nella tutela dell'ambiente e della salute pubblica a Taranto.
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