Processo Ilva

"Grave disastro ambientale"

Un nuovo procedimento penale relativo alle discariche ILVA

PeaceLink è parte offesa e si costituisce parte civile. La magistratura ha indagato su 5 milioni di tonnellate di rifiuti finiti nella Gravina Leucaspide, vicina alla discarica Mater Gratiae dell'ILVA, situata fra Taranto e Statte.
27 gennaio 2019
Associazione PeaceLink
L'accusa è di particolare rilevanza: "grave disastro ambientale" che avrebbe creato un "grave pericolo per la pubblica incolumità".  
Gli imputati sono nove e il faro acceso dalla magistratura punta su quanto è avvenuto dal 1995 a oggi vicino alla discarica Mater Gratiae dell'ILVA, situata fra Taranto e Statte.
PeaceLink è stata individuata dalla magistratura come "parte offesa" e come tale è stata ufficialmente avvisata dal GUP (giudice udienza preliminare) Pompeo Carriere dell'udienza preliminare che si terrà alle ore 9 del 28 gennaio 2019 nell'aula d'udienza GUP, a Taranto in via Marche al piano terra.
 
PeaceLink il 28 gennaio si costituirà anche parte civile nel nuovo procedimento penale in quanto, come parte offesa, è riconosciuta dalla magistratura quale associazione da anni attenta e attiva sulla questione delle discariche e della contaminazione del territorio, avendo presentato vari esposti in Procura.
 
Con l'udienza preliminare del 28 gennaio è prevedibile l'apertura di un nuovo fronte giudiziario su questioni di grande rilevanza in quanto la magistratura accusa gli imputati di aver contaminato acque e terreni destinati ad attività agricola mediante cumuli di rifiuti, con il relativo dilavamento di sostanze velenose che sarebbero finite anche nella falda.
E' stato il pubblico ministero Mariano Evangelista Buccoliero a richiedere l'emissione del decreto che dispone il giudizio nei confronti dei nove imputati che hanno lavorato nell'ILVA con incarichi di particolare responsabilità.
La zona dove è avvenuto lo sversamento dei rifiuti
Gli imputati sono accusati di un "medesimo disegno criminoso" in concorso fra loro relativo allo sversamento di circa 5 milioni di tonnellate di cumuli di rifiuti pericolosi e non pericolosi di origine industriale situati sull’argine sinistro della Gravina Leucaspide (tra Taranto e Statte) e della mancata messa in sicurezza di diverse discariche abusive a cielo aperto relative agli stessi rifiuti. Si tratta di un enorme quantitativo di rifiuti, corrispondente al peso di circa 5 milioni di automobili.
 
Secondo l'accusa questo sarebbe avvenuto senza alcuna documentazione, senza coperture per evitare la dispersione di polveri pericolose per la salute e senza le dovute precauzioni per evitare la dispersione nella falda del percolato. Ciò avrebbe causato un grave disastro ambientale provocando l’inquinamento dell’ambiente circostante e delle acque pubbliche torrentizie, oltre a quelle meteoriche che dilavavano i cumuli dei rifiuti, trasportando le sostanze nocive, inquinando in tal modo sia i terreni che la falda e causando un "grave pericolo per la pubblica incolumità".
Va da sé che gli imputati godono della presunzione d'innocenza, ossia del principio giuridico secondo il quale un imputato è considerato non colpevole sino a che non sia provato il contrario.
 
Quello che tuttavia oggettivamente tutti possono vedere con i propri occhi percorrendo la Gravina Leucaspide è la distruzione di una zona di grande pregio paesaggistico e naturalistico che doveva essere sottoposta a vincoli e alla relativa tutela. Il Pubblico Ministero traccia un quadro impressionante descrivendo cumuli di rifuti di oltre trenta metri sul piano campagna che sono franati, precipitando nella gravina e deviando il corso d'acqua che l'attraversava, deturpando l'ambiente e inquinando sia i terreni che la falda.
 
Questa vicenda non è solo una questione giudiziaria ma descrive in modo spietato e crudo l'incuria per beni comuni millenari e preziosi. Tutto questo è stato fatto senza alcuna considerazione per le generazioni future. E' una storia terribile che ha visto tante persone voltarsi dall'altra parte. Noi no. PeaceLink ha tenuto gli occhi aperti e sarà la sentinella di quella parte della comunità che non accetta più simili atteggiamenti incivili.
La recente sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo di Straburgo - che ha dato ragione ai cittadini - ci incoraggia ad andare avanti perché a Taranto nessuno goda più dell'impunità.

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